
Come affermato nel post ‘Breve storia del termine Crittogame‘ il sistema di Brongniart, con la presa di coscenza che in certi gruppi di piante i fiori non compiono, mette alla strette la Teoria sessuale di Linneo. Restava tuttavia da trovare la prova osservativa che la confutasse (falsificasse) definitivamente, cosa che fece Wilhelm Hofmeister.
Hofmeister scopre il ciclo delle felci
e mostra al mondo che non tutto nasce dall’ovulo

La prova dell’esistenza di piante prive di fiori arrivò in modo indiretto, come spesso capita, quando il botanico tedesco Willelm Hofmeister (1824-77) mostrò al mondo il ciclo riproduttivo delle crittogame. Le vicende bibliografiche sono alterne e complicate, ma noi faremo riferimento al suo: Vergleichende Untersuchungen der Keimung, Entfaltung und Fruchtbildung höherer Kryptogamen und der Samenbildung der Coniferen, Lipsia,1851 (nella foto il frontespizio). Del trattato esiste una traduzione in inglese ad opera di F. Currey: On the germination, development and fructification of the higher Cryptogamia and on the fructification of the Coniferae, Londra, 1862. Il fenomeno (ciclo vitale) è così incredibile e profondamente diverso da quello delle fanerogame che tutti dovettero convincersi che si trattava di due mondi diversi.
Tanto per fissare le idee rifacciamoci al ciclo delle felci. La pianta di felce (sporofito) produce, come tutti sanno, le spore (dotate di metà corredo cromosomico), queste una volta disperse germinano in una piantina (molto strana) che ha nome protallo (o gametofito) la quale origina anterozoi flagellati e ovuli. I primi navigheranno come provetti marinai fino a fecondare (in un diverso protallo) i secondi, rimasti nel frattempo fermi quali porti accoglienti e sicuri ad aspettarli. Dallo zigote (la cellula portato della fecondazione a corredo cromosomico completo) nascerà la pianta di felce ben nota.
Intermezzo – Il ciclo delle felci declinato alla Capelvenere
Soffermiamoci sulla descrizione di capelvenere per goderci un po’ di foto. Chi vuole riprendere il racconto può saltare l’inciso.








Hofmeister – Ripresa

La tavola XXIV del libro di Hofmeister. Figura 1: fase iniziale della germinazione di una spora di Platycerium alcicorne, in basso la spora dalla quale emergono le prime tre cellule del protallo (gametofito), la cellula in basso ha già sviluppato una radichetta (ingrandimento x400). Nelle figure 2 e 3 diverse fasi dello sviluppo di protalli di altre due specie di felci (x25). La figura 5 mostra un protallo, a forma cordata, ormai sviluppato (x2), mentre la 4 riproduce un germoglio di gametofito in cui si distinguono quattro anteridi (da lì usciranno gli anterozoi flagellati) (x150).

Le tavole che stiamo ammirando sono su disegno dello stesso Hofmeister; incisore per l’edizione inglese è Tuffen West; cura della stampa affidata alla ditta W. West. Hofmeister era tipografo e la notte lavorava al microscopio. La storia della sua vita è degna di un romanzo.


Tavola XXV. Ingrandimento di bordo di protallo di Petris serrulata che mostra due archegonia (strutture che portano le uova) una con l’apice già aperto, pronto a ricevere gli anterozoi, l’altra ancora chiuso (x400).

Protallo e piantina di capelvenere. Il fattaccio è già avvenuto, si distingue la piantina della felce (giovane sporofito) ovvero il prodotto della moltiplicazione cellulare (mitosi) dello zigote. Mentre quella che sembra una foglia cordata al centro della figura è il vecchio protallo.

Ho inseguito per settimane un protallo da fotografare e proprio ieri ne ho trovato uno di capelvenere. Nella foto si distingue la forma cordata. Le due strutture circolari sono gemme dalle quali germineranno altrettante piantine. Purtroppo posso mostrare solo una propagazione per via vegetativa, ma prometto che ne cercherò caparbiamente una par via sessuata.


Il libro di Hofmeister è complesso e dettagliato (l’autore è minuzioso nelle sue descrizioni) inoltre essendo il suo approccio puramente fenomenico (il volume non ha neppure uno straccio d’introduzione né metodologica né, figuriamoci, teorica) si dilunga su aspetti dell’osservazione che, col senno di poi, risultano poco interessanti. Così l’opera è di difficile lettura. Per farsi un’idea della mole di osservazioni descritte basta scorrere l’indice. Nella foto ho sottolineato i paragrafi, per noi, più interessanti del capitolo dedicato alle felci.

Data la vastità dell’indice, è facile immaginare l’ampiezza e il grado di dettaglio del testo. Nella foto, per dare un’idea dello stile di scrittura, ho riportato l’inizio del capitolo, limitatamente alle frasi, per noi, più interessanti.
Mi piace ricordare che nonostante tutte le possibili difficoltà, leggere le opere originali è sempre fonte di grande emozione e la fatica dell’impresa è grandemente ripagata dalla crescita delle conoscenze sia scientifiche sia, più in generale, culturali.
A modo di conclusione
Il termine crittogame risultò ancora utile e appropriato per almeno un altro secolo, dopotutto anche se in assenza di fiori i matrimoni si consumavano ugualmente. Dagli anni novanta del Novecento con la rivoluzione cladistica corroborata da dati sui genomi il termine è caduto irrimediabilmente in disuso poiché ha finito per indicare un gruppo di piante non interessante per il nuovo paradigma (perché privo di un antenato comune esclusivo). Ma questa è tutta un’altra storia.