Sistematica dei meli – Miller vs Linneo

Nel 1753 Linneo impone il nome al genere Pyrus e ci mette dentro peri, meli e cotogni, un anno dopo Miller fa diventare meli e cotogni due generi autonomi, così la paternità del genere Pyrus spetta a Linneo e quella dei generi Malus e Cydonia a Miller. Detta così la cosa sembra inspiegabile, in realtà è tutta una questione di convenzioni, bisogna sapere che le date delle attribuzioni dei nomi scientifici delle piante partono (per convenzione appunto) dal 1753 anno di pubblicazione di Species Plantarum.
La storia di questi nomi è molto più complicata. Nel post cercheremo di ricostruirla non solo per il piacere di conoscerla, ma anche perché ci offre l’opportunità di parlare dei caratteri di queste specie. A riprova che la storia della scienza non è un mero racconto, ma uno strumento didattico la cui efficacia è difficile da sottovalutare.

A pagina 189 di Hortus Cliffortianus, Leida, 1736, Linneo unifica i generi. Alla specie 1. pone il vecchio Malus, che ora è chiamato ‘Pyrus foliis serratis, pomis basi cancavis’ (Pero a foglie seghettate e frutti incavati alla base – presso il picciolo). Si ricordi che non aveva ancora introdotto i nomi binomiali.

Sezione longitudinale. Incavo sia dalla parte del calice sia da quella del picciolo. Semi marrone scuro e facili da aprire (due per loggia). Nella foto, Malus domestica

Alla specie 2. annovera il vecchio Pyrus, che ora è detto ‘Pyrus foliis serratis, pomis basi productis’ (Pero con foglie seghettate e frutti allungati alla base).

Sezione trasversale. Pomo dalla forma allungata e incavo dalla parte del calice. Al centro il torsolo, cioè tutto quello che proviene dall’ovario, e all’intorno la gustosa polpa frutto della trasformazione del ricettacolo. Nella foto, Pyrus communis
Come specie 3. pone il vecchio Cydonia, cui pone nome ‘Pyrus foliis integerrimis’ (Pero con foglie intere).
Il grosso frutto peloso. Nella foto Cydonia oblonga.

Siamo interessati alle motivazioni, che nel caso di melo e pero sono simili (la prima delle tre foto precedenti): ‘quelle che vengono definite come specie non sono che varietà, differenti per certi caratteri accidentali come grandezza, figura, colore, sapore e tempo di maturazione’. Insomma, caratteri contingenti, mentre i caratteri necessari sono quelli che sono descritti nei nomi che il Professore di Uppsala ha saputo dare, e esplicita: ‘queste varietà non differiscano per specie, poiché devono la loro origine alla semina e sono infinite; esse non hanno alcun numero certo o determinato, poiché dai semi seminati nascono ogni giorno nuove varietà.’

Più tardi, nel 1742, in Genera plantarum, Leida, pagina 218, Linneo riprende l’argomento ed esprime la propria soddisfazione affermando: ‘È da meravigliarsi che tutti, da secoli, abbiano diviso questo unico genere in tre, benché sia il più noto di tutti, chiamando generi le specie, e specie le varietà.’ Dopo il nome di genere ci sono i riferimenti d’obbligo (Malpighi, Anatome Plantrum, 1675, p. 64, e Tournefort, Institutiones Rei Herbariae, 1700, tavole: 404, 406, 405)

Linneo è felice di poter accorpare i generi (e quale sistematico non lo sarebbe?) e si abbandona, con evidente soddisfazione, al commento precedente (comportamento rarissimo). Nel libro citato troviamo: il numero di stami e pistilli (ovviamente); l’ovario infero, il frutto che è un pomo carnoso con logge membranose a cinque celle all’interno (il torsolo).

Malus domestica, sezione longitudinale del fiore, in alto la base dello stilo, al centro gli ovuli e le logge che li ospitano. Perfetto esempio di ovario infero.
Pyrus communis, sezione longitudinale del fiore, in alto la base degli stili, al centro gli ovuli e le logge che li ospitano. Ovario infero.

Nella quarta edizione (1754) di Gardeners Dictionary, Londra, pagina MA, Philip Miller stabilisce come caratteri propri del genere Malus: frutto incavato in corrispondenza del peduncolo, un solo seme per ogni loggia del torsolo.

Poi prosegue: ‘Il Dr. Linnaeus ha unito il Pero, il Melo e il Cotogno, rendendoli tutti dello stesso Genere; e ha ridotto tutte le varietà di ciascuno a un’unica specie.’ E ribadisce che la forma del frutto dovrebbe essere accettata come carattere dirimente. Quindi produce un nuovo argomento: quando si cerca di innestarli gli uni sugli altri, rigettano l’innesto. Pertanto: ‘chiedo il permesso di continuare la separazione del Melo dal Pero, come è sempre stato praticato dai Botanici.’ Miller chiede il permesso? Non si dovrebbe farlo in questioni scientifiche, ma enorme doveva essere l’autorità del Botanico svedese. A meno che il Giardiniere di Chelsea, non stia sbeffeggiando il suo rivale.

In ogni caso Linneo non abbandonerà il suo punto di vista. Ancora nel 1767 imponeva il nome Pyrus baccata a una specie proveniente dall’Estremo Oriente; nella foto la pagina 75 de Mantissa Plantarum, Stoccolma, 1767.

Ritengo l’argomento di Miller, oltre che di grande buon senso, di straordinaria modernità. A questo proposito penso alla definizione biologica di specie (Ernst Mayr, 1942), certo ottenere un ibrido fecondo non è lo stesso che avere successo in un innesto, ma mi piace pensare che c’è un filo sottile che lega il coltello da innesto di un giardiniere del 1754 alla definizione di specie di Mayr del 1942: l’idea che la vita abbia dei confini che non possiamo ignorare solo per amore di simmetria nei nostri cataloghi.

Non so quando i botanici si convinsero che i due generi (o tre, se includiamo anche i cotogni) dovevano essere distinti, ma ritengo fondamentale il contributo di Jussieu del 1789 (Genera Plantarum) a mettere d’accordo un po’ tutti creando una sotto famiglia, le Pomaceae, all’interno della famiglia della Rosaceae.

Vale la pena, però, procedere con ordine, onde approfittare del genio del Jardin du Roi per addentrarci ulteriormente tra i caratteri dei due generi. Nella foto la pagina 343 di Genera Plantarum, Parigi, 1789, con la descrizione dei caratteri della famiglia. Raggruppamento ampio di cui le Pomaceae sono solo una piccola parte.

Le Pomaceae compaiono al primo sotto gruppo (sottofamiglia): ovario infero a più stili; frutto concavo dalla parte del calice; interno a più loculi.

Urge una tabella comparativa, che limitiamo a melo e pero come promesso nel titolo del post.

CarattereMelo (Malus)Pero (Pyrus)
stilicinque uniti alla base, villosi alla basecinque del tutto distinti, villosi alla base
forma del pomosferoidaleturbinato (a forma di trottola)
base del fruttoConcava e ombelicata attorno al peduncoloallungata verso il peduncolo
loculi (celle semi)cartilaginei a due semicartilaginei a due semi
semicartilagineicartilaginei
fogliesemplici, perlopiù pelose sottosemplici, perlopiù glabre
infiorescenzemazzolini (ombrelle sessili)mazzolini a forma di corimbi
Pyrus communis, cinque stili separati, leggera peluria alla base
Malus domestica, stili saldati alla base, peluria lì dove si separano.

Furono i primi tre caratteri, credo, a convincere tutti. È come se Jussieu dicesse: ha ragione Miller nel dividere i generi, ma ha ragione anche Linneo poiché le affinità sono tali da giustificare l’introduzione di una sottofamiglia. Qualche anno dopo Borkhausen in tutta tranquillità potrà battezzare i diversi meli (nel blog compaiono due fulgidi esempi: M. domestica, e M. baccata, 1803) senza che alcuno più si stupisca.

A dire il vero la disputa ebbe anche momenti di una certa asprezza verbale con Friederic K. Medikus (Geschichte der Botanik unserer Zeiten, 1793, pagine 64 e 67) ma, per fortuna, possiamo fare a meno di occuparcene, per ora, poiché nulla aggiunge allo scopo che ci eravamo prefissi.

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