
A modo di introduzione
Continuiamo il racconto dell’opera di Sprengel, Das entdeckte Geheimnis der Natur im Bau und in der Befruchtung der Blumen, ossia Il segreto della Natura svelato nella struttura e nella fecondazione dei fiori, affrontando, come promesso, la scoperta della fecondazione incrociata.
Dall’estate 1790 all’estate 1791
Di questo si è parlato nell’articolo precedente:
| periodo | scoperta | pianta osservata |
|---|---|---|
| Estate 1787 | Il nettare è ben protetto dalle intemperie | Geranium palustre |
| Estate 1788 | La corolla ha figure colorate per guidare gli insetti | Myosotis palustris |
| Estate 1789 | Alcuni fiori con nettario possono essere fecondati solo dagli insetti (nell’estate del 1790 generalizza a tutti i fiori con nettario) | Iris |
| Primavera 1790 | Alcuni fiori senza nettario sono fecondati da insetti, ognuno (estate 1790) ha meccanismi specifici | Orchis latifolia, Aristolachia clematitis |
L’argomento dell’articolo attuale:
| periodo | scoperta | pianta osservata |
|---|---|---|
| Estate 1790 | Gli insetti portano il polline dei fiori più giovani sullo stigma dei fiori più vecchi | Epilobium angustifolium, Nigella arvensis |
| Estate 1791 | Gli insetti portano il polline dei fiori più vecchi sullo stigma dei fiori più giovani | Euphorbia cyparissias |
Estate 1790 – I fiori giovani fecondano i fiori vecchi

Nell’estate dell’anno [1790] scoprii in Epilobium angustifolium qualcosa a cui non sarei mai arrivato da solo, ossia che questo fiore ermafrodito viene sì visitato da bombi e api, ma non viene fecondato ciascun individuo per mezzo del suo proprio polline, bensì i fiori più vecchi per mezzo di quel polline che questi insetti trasportano in essi dai fiori più giovani. Questa scoperta gettò una grande luce su molte delle mie scoperte successive. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 4 – BHL)

Tavola XXII – BHL. 39 Il fiore ingrandito in posizione naturale, visto di fronte. 40 Lo stesso, visto di lato. È un fiore più giovane, il cui stilo è ancora curvato, ma le cui antere, tranne due (in verità ne vedo soltanto una) hanno già perduto il polline. 45 Un fiore più vecchio, visto di lato. Gli stami sono appassiti e le antere non hanno più polline; lo stilo invece si è raddrizzato e lo stigma si è aperto nei suoi lobi. 47 Un fiore ancora più giovane del primo, poiché possiede ancora cinque antere provviste di polline. Il calice e la corolla sono stati asportati. 49 Lo stesso, dopo che i tre filamenti anteriori sono stati strappati. 51 Lo stesso, dopo che sono stati strappati anche i cinque filamenti posteriori. 52 La base del fiore, di cui la ghiandola del nettare (punteggiata) costituisce una parte. 48 Lo stigma del fiore più giovane, visto dal basso. 50 Lo stigma del fiore più vecchio, visto di fronte.

Non appena scorsi questo piccolo boschetto, che già da lontano si distingueva per il suo cospicuo colore purpureo, mi vi avvicinai e trovai due piccoli bombi neri con l’addome giallo sulle corolle in pieno lavoro. Osservai un fiore e vi trovai subito il nettare e la ghiandola nettarifera. Poco dopo notai una circostanza che mi parve incomprensibile. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 223 – BHL)

Vale a dire: i fiori superiori, più giovani, avevano antere provviste di polline verde; lo stilo era invece curvato verso il basso e lo stigma non si era ancora aperto nei suoi lobi, ma le sue quattro parti giacevano fittamente serrate l’una all’altra e sembravano un unico pezzo. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 223 – BHL).
Nella foto fiore giovane con stigma immaturo. (Foto: Magns Maske)

I fiori inferiori, più vecchi, avevano invece antere appassite e prive di polline; il loro stilo era però diritto e lo stigma si era aperto nei suoi lobi. Poiché dunque lo stigma dei fiori più giovani non poteva essere impollinato, non essendo ancora sviluppato, e lo stigma dei fiori più vecchi non poteva ricevere polline dalle antere dello stesso fiore, poiché queste non ne avevano più, e tuttavia trovai che esso era impollinato (ciò era facilissimo da riconoscere, poiché lo stigma è bianco, mentre il polline è verde), giunsi alla conclusione che i bombi dovessero trasportare il polline dalle antere dei fiori più alti sullo stigma di quelli più bassi. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 223 -BHL).
Nella foto l’infiorescenza è un fiore ‘vecchio’. (Foto: Dcrjsr)

Provai un piacere particolarmente grande quando scoprii questa medesima modalità di fecondazione nella damigella dei campi (Nigella arvensis). Nell’estate del 1788 avevo scoperto la bella conformazione dei congegni del nettare di questo fiore. Nell’estate successiva (1789) l’esperienza mi insegnò che esso viene fecondato dalle api. Credevo allora anche di comprendere perfettamente come ciò avvenisse. Ora però trovai che mi ero ingannato riguardo a quest’ultimo punto, poiché all’epoca credevo ancora che tutti i fiori ermafroditi dovessero essere fecondati dal proprio polline. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 4 -BHL)
Estate 1791 – I fiori vecchi fecondano i fiori giovani

Quando infine nell’estate appena trascorsa [1791] esaminai l’euforbia cipressina (Euphorbia cyparissias), trovai che in essa ha luogo un congegno che rappresenta proprio il contrario di quello appena indicato, ossia che questo fiore viene fecondato dagli insetti, ma in modo tale che essi portano il polline dei fiori più vecchi sullo stigma dei fiori più giovani. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 4 – BHL)

Illustrazione del frontespizio – BHL. Fig. IX Il fiore ermafrodito più giovane. Fig. XVII Il fiore ermafrodito più vecchio. Quello ha soltanto stigmi in fioritura, questo soltanto antere in fioritura. Quello è per ora di sesso femminile, questo di sesso maschile. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 264 – BHL)

I petali carnosi e gialli, che in entrambe le figure sono punteggiati, sono al contempo le ghiandole del nettare e i ricetti del nettare. Ma poiché sono molto piccoli, non possono secernere così tanto nettare da far sì che esso assuma la forma di una goccia, bensì sono come coperti da un velo di sudore e brillano se tenuti contro la luce del sole. Se tuttavia sono stati leccati da un insetto, non brillano più. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 264 – BHL)
Contrariamente al suo solito Sprengel si limita a riferirsi alle sole due piccole figure che compaiono nel frontespizio (vi invito a cercarle, come utile esercizio) non essendoci alcun disegno nelle tavole a corredo del volume.

La cosa colpisce poiché egli è sempre prodigo di illustrazioni, trattate come parte integrante dei testi. Nel caso di Epilobium angustifolium, ad esempio, la tavola contiene ben nove figure, e il fiore è colto in ogni minimo dettaglio. Perché con l’euforbia è così avaro di illustrazioni? Credo che la spiegazione risieda nella difficile identificazioni delle parti di questo fiore. Che poi fiore non è: si tratta infatti di una infiorescenza (tecnicamente ciazio). Un involucro di brattee saldate al modo di un calice (gialline in figura)…

…con in cima protuberanze arancione madide di nettare.

All’interno una decina di fioretti maschili e al centro un unico fiore femminile

Questi fiori sono privi di calice e corolla, i maschili costituiti da un unico stame e il femminile dal solo pistillo. Nella foto fiore maschile, l’ingrossamento è lo snodo tra peduncolo e filamento. (Questa e le immagini precedenti ritraggono Euphorbia segueriana)
L’infiorescenza dell’euforbia fu svelata da Robert Brown nella prima metà dell’Ottocento. Né Sprengel e neppure Linneo prima di lui (e nemmeno de Jussieu) erano in grado di descriverla correttamente. La prudenza di Sprengel deriva dai molti dubbi che questa struttura deve avergli suscitato. Aveva scambiato brattee per calice, sporgenze di queste per petali e interi fiori per stami e pistilli. Nulla di scandaloso, la storia della conoscenza è piena di casi simili.
