L’albero e la pensilina – Perché per sconfiggere il caldo non basta fare ombra

Capita spesso di leggere in rete o ascoltare nelle conferenze che fra i molti vantaggi che gli alberi offrono a noi umani bisogna computare l’ombra delle loro chiome. Questo è senz’altro vero, addirittura ovvio, poiché l’ombreggiamento impedisce l’aumento di temperatura delle pareti delle case o dei marciapiede.

Tuttavia se l’effetto si riducesse a questo, tanto varrebbe erigere pensiline piuttosto che piantare alberi. Magari mettendoci sopra celle fotovoltaiche con guadagno di energia elettrica.

In realtà il contributo determinante degli alberi a contrastare il fenomeno dell’isola di calore in città consiste nell’evaporazione dell’acqua – che avviene prevalentemente dalle foglie – secondo un ragionamento sottile che vale la pena seguire e che, per comodità di esposizione, ho separato in punti.

1. Tutti sanno che per far aumentare la temperatura dell’acqua bisogna fornire energia, in particolare per far salire di un grado la temperatura di un grammo di acqua occorre 1 caloria. Se ho 400 litri d’acqua, di calorie ce ne vogliono 400 mila. Non ho scelto questa quantità a caso poiché corrisponde in media all’acqua che evapora da un albero adulto in un giorno. Ora per far evaporare un grammo d’acqua occorrono ben 580 calorie, ciò significa che nel corso di una giornata l’evaporazione dal nostro albero assorbe dall’esterno la bellezza di 580 x 400.000 = 232 milioni di calorie.

2. Questa quantità di energia è paragonabile a quella che l’albero assorbe dal sole in una giornata, vale a dire è il contributo dell’ombra alla refrigerazione, la quale ombra impedisce che questa energia vada a scaldate l’asfalto o i muri.

3. Ma c’è una grande differenza con una pensilina, poiché questa assorbendo l’energia del sole sotto forma di luce visibile, si scalderebbe e la riemetterebbe come radiazione infrarossa. Chi sta sotto una pensilina è come se avesse un stufetta sulla testa. Ciò non succede sotto un albero poiché lui non si limita a subire il sole come fa una lamiera; usa quell’energia per permettere all’acqua di evaporare. La fotosintesi è la centralina che gestisce il sistema, ma è l’evaporazione il vero dissipatore di energia.

Se volessimo restare nell’analogia della pensilina, bisognerebbe costruirle con in testa un serbatoio di 400 litri. Ma l’analogia non sarebbe ancora adeguata poiché tutte le foglie assieme danno una superficie totale di evaporazione di diverse centinaia di metri quadri, è questo che rende l’evaporazione così efficiente. Insomma, a fine giornata ci troveremmo col serbatoio sopra la pensilina ancora quasi pieno.

Non vi venga in mente di obiettare che per far evaporare l’acqua bisogna prima portarla necessariamente all’ebollizione. Il fenomeno avviene naturalmente anche a temperatura ambiente: pensate ad una pozzanghera dopo una pioggia mattutina, a fine giornata la si ritrova completamente asciutta.

Ben conoscevano i benefici dell’evaporazione a temperatura ambiente le culture fiorite attorno al Mediterraneo. Nella foto, Patio dei Leoni, Alhambra, Granada, 1362-91. Qui, il mormorio dell’acqua non è solo musica: ogni goccia che evapora sottrae calore all’aria, trasformando il patio in un formidabile refrigeratore.