Trachelospermum jasminoide – Falso gelsomino

Del portamento e altri caratteri tassonomici – Identificare il Falso gelsomino

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametti; fenologia; areale di origine; sistematica e etimo; dove trovarli


Trachelospermum jasminoides (Lindl.) Lem.

Nome imposto dal botanico francese Charles Lemaire nel primo volume di Le Jardin Fleuriste, Parigi, Tavola 61, 1851 (ne ha scritti altri undici; nella foto il frontespizio del primo volume). Dove, se ho ben capito, raccolse gli articoli dell’omonima rivista di cui fu redattore per molti anni a partire dal 1835. Doveroso ricordare che Lemaire era un’autorità in fatto di Cactaceae.

Tavola 61. Tra i caratteri della specie rilevanti sono: ‘foglie opposte ovali del tutto glabre e acute, stipole minime squamiformi, fiori bianchi soavemente profumati sub-corimbosi, calice diviso in 5 sepali stretti convessi e rivoluti all’indietro, con un anello dentellato che circonda la base del tubo della corolla, il quale è molto più lungo; detto tubo è gonfio a forma di orcio nella parte superiore, con 5 lobi cuneati obliqui e troncati; scale [squame] dell’ovario in numero di 5, oblonghe, dentate e parzialmente fuse tra loro.’ L’ultima parola in fondo è ‘nostra’, è qui che Lemaire rivendica la paternità del nome.

Etimologia
tràchelos, collo; spèrma, seme; in allusione alla forma dei semi, allungati, ristretti alla sommità e terminanti con un pappo.


Fenologia minima

Areale di origine (Native range)

Portamento

Il falso gelsomino è un rampicante (tecnicamente una liana) forte e poco soggetto a malattie, anche per questo grandemente amato dai giardinieri. Ma, naturalmente, è pure apprezzato per la splendida e profumatissima fioritura che inizia in maggio e si protrae per tutto giugno.

In questo periodo la città è invasa dal suo profumo, e non è raro imbattersi in suggestivi scorci complici giardinieri provetti. Nella foto, Via San Pietro.
Via del Padovanino. Sullo sfondo un ‘occhio’ del Teatro Ruzante, sede di un glorioso cineforum oggi aula universitaria.
Via San Martino e Solferino. Riflesso nella vetrina…
un suo collega.
Composizione verticale in Via Tirana.
Orto Botanico di Padova, più verticale di così è difficile…
Una folta siepe ai Giardini della Biennale a Venezia, non è fiorito, siamo in ottobre, ma le foglie lucide e corpose lo rendono ugualmente attraente.
Castello di Cassano d’Adda, non è un’unica pianta, ma il colpo d’occhio è ugualmente notevole.

Foglia

Foglia allungata, base e vertice acuti, consistenza coriacea, picciolo breve.
Fillotassi opposta. Colore verde smeraldo.
Le foglie sono persistenti. Prima di cadere diventano rosso smagliante.
Nella foto, ai Giardini della Biennale, una intera parte della siepe si è arrossata, forse la pianta sta soffrendo. Al centro, in corrispondenza della cesura cromatica a mo’ di involontario richiamo alla storia della musica, busto di Wagner.

Fiore

Infiorescenze a mazzolino in cima ai rametti; fiore bianco con cinque petali alquanto distanziati.
Simmetria pentagonale, ma solo per rotazione rispetto al centro non essendoci piani di simmetria, cosa rara in natura (un matematico direbbe un gruppo ciclico di ordine cinque; di ordine quattro è invece la tristemente famosa svastica. In realtà un antico e bellissimo simbolo di molte culture).
Insomma, sembra un’elica a cinque pale.
Petali saldati in basso; lo stesso per i sepali (calice gamosepalo) con le cinque punte ripiegate all’indietro. Peduncolo lungo e robusto.

Il fiore del Falso gelsomino al microscopio

Cinque petali saldati
Il centro della corolla è un piccolo mistero…
Cinque antere appressate allo stigma, che appena si intravvede nella foto.
Gli stami sono attaccati alle pareti interne della corolla. Rimossi completamente appare il pistillo per intero, coll’ovario supero.

Frutto

Il frutto è una capsula allungata dapprima verde poi rossa.
Nella forma ricorda quella dell’oleandro, e come questo custodisce semi allungati e muniti di un folto pappo. Ma tutto l’apparato riproduttivo, anche il fiore, ha molto in comune coll’oleandro, non è un caso che le due specie appartengano alla stessa famiglia (Apocynaceae).
Rametti marrone e con lenticelle.
Semi con pappo.

Corteccia

Corteccia grigia con residui di lenticelle, ma fondamentalmente liscia. Difficile da documentare poiché sempre nascosta da muretti perimetrali.