25 Aprile – I luoghi della Resistenza a Padova

Festeggiamo il giorno della Liberazione dall’occupazione nazifascista col ricordo dei luoghi della città legati a quel periodo. Com’è abitudine del blog parleremo soprattutto di alberi, usando chiese e palazzi come pretesto per segnalare le specie che vi abitano.

Un misero post non può pretendere l’esaustività, ci limiteremo solo ad alcuni dei tanti luoghi. Per chi volesse approfondire, rimando a un prezioso lavoro di un gruppo di studenti del Liceo Tito Livio. A chi, poi, fosse interessato ad un approfondimento sui documenti storici, solo sfiorati nel post, consiglio una visita virtuale al CASREC (Archivio fotografico del Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea).

Il Carcere dei Paolotti, all’incrocio fra Via Belzoni e Via Paolotti, proprio dove ora sorge uno dei tanti edifici dell’Università. (Fonte della foto)
Il complesso attuale occupa l’area del vecchio Convento dei frati di San Francesco di Paola. La chiesa, dopo il sequestro nel periodo napoleonico, era stata trasformata in carcere. Da qui passarono tanti martiri della resistenza padovana: Luigi Pierobon, Francesco Sabatucci, Flavio Busonera, Mario Todesco, Silvio Trentin. (Foto GoogleMaps)
L’entrata da Via Paolotti ospita un grande Alloro e un Tiglio della Mongolia, quest’ultimo una vera rarità per Padova
La foglia doppiamente dentata, quasi dei lobi, è unica nel genere Tilia.
I fiori sono molto simili per aspetto e profumo a quelli delle specie platyphyllos e cordata.
Il vecchio Istituto di Pena, divenuto poi carcere femminile, fu protagonista di un episodio di resistenza cittadina quando il 18 Ottobre 1944 un assalto dei GAP (Gruppi di Azione Partigiana) liberò le partigiane detenute. Il volantino che rivendica l’azione è custodito nell’Archivio CASREC.

Praticamente tutta la stampa clandestina era confezionata in una tipografia nascosta nella cripta della Chiesa di San Prosdocimo a Pontecorvo. Il tipografo si chiamava Giovanni Zanocco e il prete che dava ospitalità Don Antonio Varotto.

Frassini maggiori lungo il marciapiede che delimita il piccolo sagrato. Questi alberi sono piuttosto giovani, non credo abbiano visto l’epoca dei fatti. Zanocco fu catturato dagli aguzzini della banda di Mario Carità nel Gennaio ’45, ma in qualche modo scampò all’uccisione poiché nel dopoguerra operava ancora come tipografo e editore.
In inverno. A destra cedri dell’Atlante orribilmente mutilati.
Nelle tipografia fu stampato, per iniziativa di Paola Zancan ed Egidio Meneghetti, il libro di H. Rauschning Le confidenze di Hitler, l’autore era un nazista che raccontava le conversazioni avute con lo stesso Führer. Il libro portava in copertina il titolo Le avventure di Pinocchio al fine, ovvio, di nasconderne il vero contenuto.
Sul Piazzale si affaccia uno splendido Cedro dell’Himalaya.

Anche al Santo c’era una tipografia. Ovviamente, poiché era qui che si stampava Il messaggero di Sant’Antonio. Ma non serviva solo per quello. Un prete di origini istriane, Padre Placido Cortese, falsificava passaporti e carte d’identità per ebrei, ex prigionieri liberati dopo l’armistizio dell’8 Settembre ’43, e altri ricercati, salvando centinaia di vite dalla follia nazifascista.

La grande Magnolia bianca dell’omonimo chiostro, in giugno fiorita. Lei c’era, e chissa quante cose ha visto…
Cedrus deodara Pendula visto da Vicolo Santonini.
Pietra d’Inciampo alla memoria di quest’uomo giusto. Attirato all’esterno della Basilica da due infiltrati fu catturato e portato immediatamente in auto a Trieste, e qui interrogato alla maniere dei tedeschi occupanti, cioè torturato e vessato fino alla morte. Nulla si sa delle sue spoglie; pare cremato nella Risiera di San Saba.
Forse i due cedri dell’Atlante che dall’abside della Basilica si affacciano su Via Cesarotti hanno assistito impotenti al rapimento, l’auto dovette dirigersi verso il Portello per uscire dalla città.

Il Palazzo Papafava in Via Marsala ospitava il Ministero dell’Educazione Nazionale della Repubblica di Salò. Era anche, dal 7 Settembre ’43, la sede del rettorato e l’abitazione del nuovo Rettore Concetto Marchesi. Il quale si affrettò a istituire nello stesso palazzo la sede clandestina del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) della Regione Veneto. La promiscua convivenza era ovviamente destinata a durare poco.

Il grande Platano monumentale del Giardino Papafava del quale si può ammirare solo la cima dalla Via omonima. (Foto GoogleMaps)
La vista dalla strada non è molto felice. Un alto muro di cinta e un bagolaro, che si fa di anno in anno sempre più grande, nascondono gran parte dell’albero.
Il Campanile della Chiesa dei Servi visto dall’ultimo piano della torre jappelliana del Giardino Storico Romiati (Via del Santo). A destra del campanile si distingue la cima del Platano dei Papafava.
Concetto Marchesi inaugurò l’anno accademico il 9 Novembre. Subito dopo fu costretto a darsi alla macchia e infine riparare in Svizzera. Suo è l’Appello agli Studenti che, seppur diffuso con enormi difficoltà, infiammò gli animi dei giovani padovani. Qui una illuminante riflessione del Professor Fumian che bene coglie lo spirito di quegli ultimi mesi del ’43, quando in molti scelsero la clandestinità.

Nel Palazzo Papafava di Via Marsala ho avuto il privilegio di seguire un corso di Cosmologia del Professor Nicolò Dallaporta. Una persona che subito riconobbi come straordinaria sia professionalmente che umanamente. Così non mi stupii affatto quando qualche anno dopo scoprii che era proprio lui ‘il giovane assistente di fisica’ del racconto Potassio di Primo Levi (P. Levi, Il sistema periodico, Einaudi, 1975, pag. 48). Egli narra di un professore, che ‘veniva da Trieste’, che non solo lo aveva preso in tesi, ma in barba alle fascistissime leggi razziali gli aveva consentito di laurearsi addirittura con un lavoro sperimentale. Una di quelle tante forme di resistenza capillarmente diffuse nel paese.

E un covo di fuorilegge era il Collegio Universitario Antonianum, gestito dai gesuiti. Oggi trasformato in residenza di ‘lusso’ (parola che piace molto ai nostri amministratori). Un tempo era uno dei più significativi centri culturali della città, con un teatro e un cineforum, ma tant’è.
Da sempre, a mia memoria, ha abitato questa piccola aiuola, che adorna l’entrata da Via Donatello, un raro, per Padova, Clerodendro. La scorsa estate un temporale ne ha staccato un pezzo, ma lui ha continuato a vivere. Di recente ho scoperto che non c’è più, non posso dire se è stato abbattuto perché ammalato o perché ormai troppo sgraziato per meritare di ornare una residenza di lusso.
Gli incredibili frutti di Clerodendrum trichotomum
Proprio difronte, una lapide ricorda il sacrificio del Comandante partigiano Corrado Lubian, ucciso ad un solo mese dalla Liberazione.
Il corpo centrale del fabbricato sulla destra, osservato dalla torre del Jappelli del Giardino Storico Romiati. Si riconoscono il Santo e Santa Giustina.
Infine Palazzo Giusti in Via San Francesco, oggi difronte agli uffici dell’ESU. L’edificio fu messo a disposizione di un reparto speciale di polizia… in realtà una accolita di torturatori al soldo dei tedeschi con al comando il Maggiore Mario Carità, da qui ‘Banda Carità’, che solo a nominarla faceva rabbrividire la schiena ai padovani. (Foto GoogleMaps)
Verso la fine del ’44 vi furono imprigionati gli esponenti del CLN del Veneto. E in questo posto oscuro furono oggetto di torture e sevizie. Lo spazio era poco e il Maggiore fece costruire apposite celle, che nella forma e dimensione (1,80m per 1,10m per tre prigionieri) ricordavano le cabine di una nave.
Egidio Meneghetti, medagli d’oro per la Resistenza, ebbe l’intuizione di comporre una poesia, che divenne presto l’inno dei detenuti, in spregio dei loro aguzzini. Quattro strofe di altrettanti settenari da intonare sul tema del ‘Ponte di Bassano’.
Via San Francesco è stretta, poco illuminata e priva di alberi. Così a meno di non rivolgersi al chiostro della vicina Chiesa, non ci sono alberature da mostrare. Sembra che il caso abbia deciso di non ingentilire questa orrenda storia con immagini delle nobili creature.

4 pensieri su “25 Aprile – I luoghi della Resistenza a Padova

  1. Grazie a lei. Sono felice che l’abbia colpita. Mi fa piacere che abbia fatto un così bel proposito, un po’ sarà come camminare insieme.

  2. Grazie per questo percorso storico botanico. Davvero interessante e toccante. Ripercorrerò strade e luoghi con occhi diversi.

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