Clerodendrum trichotomum

Grazioso alberello dalla fioritura lunga e articolata e dagli incredibili frutti.

Quando comincia a fare veramente caldo, in luglio, le verdegialle brattee si schiudono e lasciano comparire i calici, dal colore più tenue.
L’infiorescenza è terminale (in cima ai rametti) a corimbo. Ma c’è una sorpresa, che verrà rivelata a suo tempo…
Dopo un mesetto, sbocciano i fiori con cinque sottili petali bianchi; ricordano il Gelsomino, anche nel profumo: una fragranza dolce e al contempo fresca.
Gli stami sono molto allungati e similmente lo stilo.
Nella parte terminale i petali sono saldati in un lungo tubo che emerge dritto e deciso dal calice. La fioritura si protrae per più di un mese: questa foto è di settembre; i calici cominciano a scurirsi.
Col cadere delle corolle, all’interno del calice si è già formato un frutto sferico, dapprima giallognolo e poi…
… di un violablù metallico intenso.
La metamorfosi si completa all’inizio dell’autunno, quando il calice si spiega, assume consistenza carnosa e si colora di fucsia carico, in perfetto accostamento cromatico con il frutto. Forse la Natura è un gioielliere…

Ci resta ancora qualcosa da aggiungere sulla struttura del corimbo che porta i fiori e poi i frutti. Esso procede a diramazioni di tre in tre, da qui il nome della specie.

A destra ho sovrapposto segmenti neri ai rametti del corimbo. Le diramazioni crescono con le potenze del 3: tre al primo passo; nove, 3 al quadrato, al secondo; ventisette, 3 al cubo, al terzo, e così via. Insomma, una crescita esponenziale di base tre.
Le foglie sono grandi, ruvide e intensamente verdi nella pagina superiore, con lungo picciolo – quasi quanto la lamina fogliare.
La pagina inferiore è più chiara, e vistosamente solcata da venature coperte di peluria. Bordo liscio.
La corteccia è marrone rossastra e si fessura in piccole scaglie negli anni.

L’albero è rarissimo in città, forse perché teme molto le gelate e quindi, alle nostre latitudini, necessita di cure assidue.

Da sempre, a mia memoria, questo bellissimo esemplare ha abitato una piccola aiuola dell’entrata principale dell’ex Collegio Antoniano, oggi trasformato in residence di lusso.
Il complesso ospitava, sul lato di Via Briosco, il Teatro Antoniano, per anni un importante luogo di attività culturali. La ristrutturazione lo ha smembrato in tanti posti auto. Questa città a volte sembra rinnegare se stessa.
Di recente uno dei tanti violenti temporali, che sempre più spesso si abbattono sul territorio, ha spezzato il tronco. Ma l’albero sembra sopravvissuto; speriamo trovi la forza e il modo di superare questo inverno e molti altri.
Via Duca degli Abruzzi, un raro esemplare in un giardino privato.
Qui siamo al Lido di Venezia, una elegante villetta prossima alle riviere sul lato Laguna.
Orto, Porta Est, in una luminosa giornata di luglio.
Novembre 2018, un inverno particolarmente caldo, ma il Nostro è sempre fra i primi a ingiallire.

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