Buone pratiche – Il Platano scavato di Piazza Eremitani

Capita girando per la città di imbattersi in squadre di uomini indaffarati attorno ad uno o più alberi, e allora il cuore si stringe al pensiero di un abbattimento o di una potatura pesante. Qualche giorno fa in Piazza Eremitani ho fatto un simile incontro. Ma devo ricominciare daccapo, altrimenti non mi faccio capire. Il giorno 5 di questo mese ero passato per la Piazza ed avevo notato le transenne attorno ad un platano a me ben noto per una cavità alla base del tronco.

Il buco fotografato un paio di mesi fa. Ma torniamo al racconto.
Così appariva il luogo transennato venendo da Via Mantegna.
Una allarmante quantità di foglie atterrate.
Mi precipito a controllare il buco e noto per terra residui di tronco, oppure corteccia non si capisce bene.
Lo sguardo va su, temendo il peggio. E puntuale ecco una carie in alto.
Due giorni dopo l’albero è ancora lì. Realizzo che non lo abbatteranno, pare che vogliano solo potarlo. Un gruppo di persone segue l’operato di un collega sulla gru. Non indugio, e mi avvicino a chiedere informazioni. Sono tecnici del Comune che, mi spiegano, stanno attuando una potatura di rimonda (ossia eliminazione del secco). L’albero ha una carie lungo tutto il fusto: il buco in basso è collegato con la carie in alto senza soluzioni di continuità. Tutto questo mi è illustrato da una giovane donna (tutti loro sono almeno laureati) di cui non faccio il nome.
L’uomo in alto controlla la pianta ramo per ramo. E quelli di sotto mi spiegano che sta monitorando la resistenza allo sforzo delle branche più grosse. Sono felice e commosso, sembra di assistere a un consulto di medici al capezzale di un malato.
Spesso nei post segnalo eventi tristi e talvolta in aperta polemica con le scelte operate; in questa circostanza è diverso. L’augurio è che in futuro si prenda esempio da questo episodio per procedere in modo altrettanto edificante con tutti gli alberi della città, o perlomeno per quelli che abitano i luoghi più significativi. Siamo abituati a legare i luoghi agli edifici o alle opere d’arte, perché non accomunarli agli alberi che li abitano?
Infine un pensiero al Santo, presente in effige e in scultura, che ha assistito benevolmente ai lavori. Quel San Nicola da Tolentino protettore degli oppressi. Troppo facile invocarlo per gli alberi troppo spesso vessati, e perciò eviterò di farlo per non cadere nel patetico…

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