Juniperus sabina – Ginepro sabino

Fra i ginepri il sabino è certamente il più diffuso in città soprattutto nei piccoli giardini privati, di certo a causa delle dimensioni contenutissime, e del portamento prostrato che ben si presta a riempire la parte bassa dell’ambiente permettendo al contempo la vista delle piante più alte. Tuttavia anche se il portamento è strisciante, la pianta coi numerosi rami che si ergono obliqui e quasi svettanti ha un aspetto spettinato e un fare scapestrato.

La silhouette inconfondibile del sabino. Questo maschio (la pianta è dioica) abita il Ponte dell’Osservatorio.
Passeggiata conciapelli, due giovani maschi lungo il Tronco Maestro.
Una femmina in un giardino privato di Via Palestro. Dietro nell’ordine: Trachycarpus fortunei, Abies sp, Acer negundo.
L’esemplare è notevole e vale la pena osservarlo da altra angolazione.
Uno dei sabini dei Giardini Santa Rita. In mezzo ci han lasciato crescere un Euonymus japonicus. Segno che quest’ultima pianta si è completamente naturalizzata; della serie: ‘la Natura in città’.
Alcuni giardinieri amano fare la sfumatura a queste piante, snaturandone completamente il portamento.
Un gruppo di sabini in un condominio fra Via Giotto e Via Matteotti.

L’arbusto porta nel nome la sua zona di origine: la Sabina, una regione dell’Appennino compresa fra Umbria, Abruzzo e Lazio. Suscita sempre una certa emozione osservare le piante nel loro habitat, ma per il sabino c’è un motivo in più per turbarsi, poiché esso vive allo stato spontaneo solo in quel posto. Vi propongo una gita virtuale lungo una carrareccia ai piedi della Majella; percorretela per un po’, lasciandovi guidare dell’Omino Street View.

I ginepri hanno per lo più foglie aghiformi, ma sono presenti anche foglie squamiformi. Nel sabina, unico fra i generi, succede che il secondo tipo di foglie è prevalente sul primo, tanto che le foglie ad ago bisogna andarsele a scovare addentrandosi fra i rami.
Particolare
Non così in primavera quando compaiono sui giovani rametti. Gli aghi sottili e appuntiti non sono tuttavia pungenti.
Di norma però lo spettacolo è più o meno questo.
Le foglie, entrambi i tipi ovviamente, hanno disposizione opposta, con le coppie sfasate di 90 gradi fra loro (decussate). Perlopiù verdi all’esterno sono glauche sulla pagina inferiore.
Nella foto si vedono bene sia la consueta disposizione su quattro file delle squamiformi, sia la fillotassi opposta. Ogni fogliolina porta una ghiandola che se strofinata emana un aroma resinoso.

Un altro carattere distintivo è il frutto, una sferetta azzurrognola a maturazione e verde acqua da giovane. Anche se in verità sarebbe più corretto parlare di cono o meglio di galbulo.

I galbuli sono ricoperti da una pellicola cerosa protettiva.
Frutti recenti assieme a quelli dell’anno precedente.
Frutti appena formati, in aprile.
Protuberanze spiniformi irregolarmente disposte.
La pianta fiorisce in febbraio, nella foto coni maschili maturi.
Dopo aver leggermente scosso un rametto: nugoli di polline simili a nubi di polvere interstellare.
I fiori femminili è sempre difficile trovarli in questo genere di piante; anche se loro se ne stanno in cima ai nuovi rametti.
Il polline entra dai buchi. Questo cono ha una forte somiglianza con quello di Thuja orientalis (stessa famiglia: cupressacee).
Corteccia rossastra o mattone che si stacca a strisce. Il tronco ha andamento prostrato e si divide presto in rami più o meno sottili.
Rametti dello stesso colore della corteccia, verdi quelli dell’anno.

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