Giardino Romana Aponense

Il giardino costeggia Via Romana Aponense, da cui prende il nome (quartiere 5 Sud-Ovest, zona Mandria). La via è la prosecuzione di Via Armistizio e ci ricorda l’esistenza di una via di comunicazione importante già in epoca romana in direzione di Abano (Aponus).

In primo piano il tronco del platano che campeggia sul lato ovest del giardino (lato via Valdobbiadene).

Questo post nasce come altri per raccontare aspetti di un angolo di città che ai più probabilmente passano inosservati. Il giardino in questione appare a chi passa per Via Romana più come un prato a uso comune che un giardino – è sprovvisto di recinzione e di cancello di entrata e nonostante questo non è molto frequentato dai residenti, forse per l’assenza di particolari attrattive come tavolini all’ombra o giochi per bambini, oppure perché – e parlo soprattutto d’estate – gli sfalci non riescono a stare dietro alla rapida crescita delle erbe e il prato diventa presto una selva. Ciò è un peccato perché all’osservatore attento il parco potrà regalare qualche incontro significativo.

Il giardino appare come una striscia che costeggia la strada conferendole in questo tratto l’aspetto arioso di un viale residenziale, per poi allargarsi in corrispondenza della laterale Via Valdobbiadene.

La prima visita che feci fu in occasione di un articolo su Rhus typhina : nel parco è presente un esemplare di R. typhina dissecta e lì vicino si trovano anche tre catalpe nane. Era la prima volta che vedevo la cultivar ‘nana’ di Catalpa bignonioides e a parte la foglia inconfondibile non riuscivo a trovare altri segni tipici, come la presenza dei legumi lunghi penzolanti dai rami. Più tardi un manuale mi avrebbe chiarito perché: la varietà si ottiene per innesto sul fusto di catalpa comune e non produce fiori (J.Simon – Mursia, 1966).

I tre esemplari di catalpa nana dalle chiome tondeggianti a luglio. Non deve stupire il fatto di non trovare i caratteristici legumi penzolanti perché la cultivar spesso non produce fiori. Questa foto mi diede modo di conoscere due “custodi di alberi” che altrimenti sarebbero rimasti ignoti. Sullo sfondo, Cedrus deodara (centro) e un Platano (a sinistra). Sull’estrema sinistra si intravedono i rami e le infruttescenze rosse del sommaco.
Foglie di una catalpa del giardino: base cordata, margine intero o leggermente lobato, apice acuto. Il reticolo delle nervature risalta sulla pagina superiore di colore verde chiaro.

Le catalpe sono legate a un incontro che feci con due residenti, una coppia che abita nel palazzo di fronte al parco. Mi raccontarono che i tre alberi che stavo fotografando avevano rischiato di seccarsi nelle torride estati cittadine appena dopo essere stati messi a dimora: marito e moglie avevano allora preso ad annaffiare le giovani piante nella speranza di salvarle.

Poco discosto dalle catalpe e dal sommaco abita anche un giovane acero. Durante la prima visita non ci avevo fatto caso, perché da una certa distanza sembrava un acero campestre, ma in una visita successiva mi avvicinai all’albero e qualcosa non quadrava. Dapprima, la forma trilobata delle foglie mi fece pensare ad Acer monspessulanum (acero di Montpellier), ma poi il Cacciatore di alberi mi ha mostrato la maggiore somiglianza con Acer buergerianum e Acer rubrum, e allora l’attenzione si è spostata su questi due.

Il giovane acero il cui riconoscimento ha destato qualche perplessità: alla fine ho optato per Acer buergerianum.
La forma delle foglie a tre punte è caratteristica e ad esse si deve il nome comune (acero tridentato). Tre nervature principali disposte a raggiera (palmate), margine intero o leggermente dentellato, apici più o meno arrotondati. Le foglie sono tenere, verde scuro nella pagina superiore e più chiaro nella pagina inferiore.
La fillotassi è opposta, tipica degli aceri. In queste foglie gli apici dei lobi sono particolarmente pronunciati. Il picciolo è lungo quanto la foglia.
Colpisce di questo acero la dimensione ridotta delle foglie (lunghezza 5-8 cm) che conferisce all’albero un aspetto gradevole e regolare. Altra stranezza è l’assenza di frutti (samare).
Corteccia sottile e grigio chiaro, che si suddivide in foglietti rettangolari che nel tempo vengono persi mostrando lo strato sottostante color nocciola.

Altra presenza non convenzionale è quella che si trova sul lato orientale del giardino: qui abita un melo (Malus sp) che a tempo debito offre ai passanti i suoi frutti commestibili.

La pianta di melo che abita il giardino, ripresa da via Concordia. L’assenza di recinzione è una tentazione per i passanti che hanno a portata di mano i suoi frutti maturi in ottobre, anche se si impone prima un lavaggio per rimuovere il velo di polveri dovute all’intenso traffico della strada.
Aprile, fioritura del melo che mette in evidenza la presenza di un innesto. I fiori bianchi produrranno delle succose mele con la buccia giallo oro, i fiori rosa invece diventeranno piccoli pomi violacei non commestibili (vedi immagini seguenti). Il melo è sovrastato dalla chioma di un poderoso pino domestico. Sullo sfondo, uno dei due deodara che abitano il giardino.

Nel parco sono presenti diversi tigli (Tilia americana) e gli alti pini domestici che costeggiano via Romana Aponense. Degni di nota sono alberi di una certa altezza e grandezza: un platano (Platanus x acerifolia) e due cedri dell’Himalaya (Cedrus deodara).

Foglia di tiglio americano a luglio. Sono visibili i vigorosi polloni che rivestono il terreno attorno all’albero.
Platano a foglie d’acero (P. x acerifolia), particolare di una foglia con tre lobi e margine con grossi denti.
Il tronco del platano visto dal basso. La rugosità della corteccia potrebbe indicare un’età ragguardevole. Si tratta forse del più anziano del giardino.
Uno dei due cedri dell’Himalaya (Cedrus deodara) che svettano sulle altre piante del giardino.
Il giardino visto da via Romana Aponense. In prima linea, da destra a sinistra: platano a foglie d’acero, pino domestico, cipresso dell’Arizona e altri pini domestici.

Un pensiero su “Giardino Romana Aponense

  1. Bel giardinetto, non lo conoscevo. E non conoscevo neanche la cultivar della catalpa. Grazie.

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