Pistacia lentiscus L. Nome imposto da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum, Stoccolma, 1753
La pagina 1026. La descrizione recita: foglie paripennate e foglioline lanceolate. Poi seguono altri nomi precedenti. Infine un riferimento alla produzione di una particolare secrezione della pianta, mastice di Chio.Fenologia minimaAreale di origine – native range. Mediterraneo e Asia minore
Pianta dal portamento in prevalenza arbustivo solo raramente si veste da alberello. La chioma è espansa e arrotondata per molti rami che si dirigono orizzontalmente; le foglie composte e numerose la rendono piuttosto fitta. Avvicinandosi si sente odore di macchia mediterranea.
Due grossi lentischi (proprio come uno se li immagina), località Quercia del Monaco, Lenola, LatinaFormazione di lentischi lungo un tratto della Via Appia presso Fondi (Latina). In secondo piano sul colle ginestre in fiore.Vista sulla strada. Il sito è impreziosito da una incredibile gamma di specie della macchia mediterranea. Intrico di rami e foglie, fitto ma non così impenetrabile da impedire ad una rosa canina di viverci dentro.Foglia composta, come si è detto; paripennata, al contrario del fratello terebinto; rachide alato; singole foglioline leggermente allungate, vertice ottuso, base acuta, bordo intero, prive di piccioletto.Coriacee, ben visibile solo la venatura centrale, caratteristico mucrone al vertice (una vera e propria spina)Tracce rossastre un po’ dappertutto: all’attaccatura del picciolo, lungo il rachide, e al risveglio vegetativo (aprile e maggio) l’intera foglia.Giovani rametti ricoperti di lenticelleTalvolta la fogliolina terminale è unica, e ciò è causa di grande confusione per il Cacciatore di Alberi, che però non dovrebbe dimenticare il rachide alato e il mucrone, caratteri dirimenti.Pianta dioica. Infiorescenze sia maschili sia femminili in spighe (raro caso tra alberi e arbusti). Dei fiori maschili si vedono solo le antere, poiché mancano filamenti, sepali e petali.
Le quali antere sono rossissime a maturazione e verde erba alla nascita. Non è facile individuare i singoli fioretti; nella foto ne ho cerchiati alcuni.
In una foto di luglio, persi i fiori, si distingue meglio la struttura dell’infiorescenza: un grappolo con asse rigido e fiori sessili.Quando si schiudono le sacche polliniche il tutto si scolora.L’infiorescenza femminile è più intelligibile: l’asse si distingue più chiaramente e la collocazione dei singoli fioretti appare più decifrabile.Anche in questo caso il fiore è nudo, ma si mostra una stipola protettiva. Un brevissimo peduncolo sorregge il pistillo dall’ovario pressoché sferico e lo stigma trifido.Lo stilo manca. A volte i colori sono più accesi e lo stigma è scarlatto. Una sola cavità per un solo ovulo.Il frutto è una piccola drupa rossa a fine estate, poi diventa nero violacea a maturazione in inverno.Da giovane la corteccia è liscia e di uno strano colore violaceo misto al grigio; numerose lenticelle.L’albero è longevo, da vecchio la corteccia diventa decisamente grigia e si fessura in placche irregolari aderenti ai tessuti sottostanti. Nella foto vecchio lentisco dell’Orto Botanico di Napoli.Real Giardin Botanico di Cordova, un altro vegliardoSentiero per Erchie (Maiori – Salerno), in secondo piano un carrubo.
A Padova, che io sappia, non ci sono lentischi, se non in Orto, dove vivono un paio di individui uno dei quali nell’aiuola della macchia mediterranea.
Da sinistra a destra: 1 Pistacia terebinthus, 2 Phillyrea latifolia, 3 Rhamnus alaternus, 4 Juniperus communis, 5 Viburnum tinus, 6 Arbutus unedo, 7 Myrtus communis, 8 Olea europaea, 9 Pistacia lentiscus.Un posto dove ne vivono tanti e facilmente osservabili è ai Giardini Reali di Venezia.Lussinpiccolo, Arcipelago del Quarnero. Sullo sfondo lecci. Il che ci rimanda ad un episodio biblico oggetto di molte attenzioni tra gli artisti rinascimentali.
Susanna (Libro di Daniele, 13) insidiata, e poi calunniata, da due vecchi laidi, è condotta a giudizio. Ma l’inganno è smascherato dal profeta Daniele che fa emergere una contraddizione interrogando separatamente gli spergiuri: uno testimonia di aver visto Susanna commettere adulterio sotto un lentisco, l’altro sotto un leccio.
Lorenzo Lotto, Susanna e i vecchioni (particolare), 1517, Uffizi, File-Wiki. Al centro, riconoscibile, un boschetto di lecci. La donna, in questa parte del quadro, è raffigurata in un hortus conclusus. Bellissima e molto più ‘carnale’ l’interpretazione del soggetto da parte di Veronese; l’opera risale a quasi un secolo dopo (1580). National Gallery, Londra. Entrambi gli artisti pare abbiano deciso che dovevano essere lecci.
Del Museo di Chio si è già parlato, ma una visita virtuale alle coltivazioni di lentisco attorno all’edificio (con l’aiuto dell’omino GoogleMaps) può essere piacevole.