
Il post nasce dalla recente partecipazione al corso ‘Storia della musica moderna’ tenuto presso l’Università di Padova dalla Professoressa Chiara Casarin, cui vanno doverosi ringraziamenti.
A modo di introduzione
Ci si può innamorare di un albero? Succede a Serse nell’opera omonima di Handel. I sentimenti del figlio di Dario sono mirabilmente raccontati in una delle più belle arie di tutti i tempi.
Punto di vista editoriale


La prima pagina (su due colonne). La scena si apre sullo stretto dei Dardanelli, l’esercito (quello delle Termopili…) sta per attraversare il braccio di mare che separa l’Asia dall’Europa, e Serse si dedica del tempo per parlare al suo albero.
Punto di vista poetico

Il testo pare scritto da Silvio Stampiglia. Il recitativo si apre con una dichiarazione d’affetto e un augurio. Poi l’augurio si fa più esplicitato: ‘procelle’ sta per tempeste; mentre ‘austro’ vale ‘vento del sud’. Serse è giustamente preoccupato poiché, come ogni Cacciatore di alberi sa, un vento caldo e asciutto accelera l’evaporazione disidratando le foglie con grande danno per la pianta. (Nella foto il Platano del 1680 dell’Orto)

L’aria è in un’unica strofa di quattro versi. Un piccolo capolavoro metrico: una struttura costruita sul ritmo del quinario – almeno a cantarla. Il primo e l’ultimo verso chiudono con una parola tronca (se ‘fu’ tale la consideriamo), gli altri due hanno una parola sdrucciola in chiusura. (Nella foto il platano di Curinga)

Il recitativo invece, come ogni recitativo che si rispetti, è in versi di sette e undici sillabe. Ha rima baciata ai versi cinque e sei, i primi quattro han rima incrociata. Anche l’aria ha rima incrociata – troppo facile la rima in fu e più, ma tant’è. (Nella foto platano al Parc de Bagatelle, Parigi)
Punto di vista musicale – l’ascolto

Punto di vista musicale – segmentazione

Il tema dell’aria è formato da quattro segmenti, colorati rispettivamente in verde (a), giallo (b), aranciato (c), blu (d). Le lettere maiuscole indicano le parti strumentali (compreso il segmento E di cui diremo), le minuscole quelle vocali; gli apici, invece, mostrano quante volte quel segmento è stato variato rispetto alla esposizione che ne fa la voce (seconda riga). Giova qualche esempio: alla riga 1 colonna 1 è eseguito dai soli strumenti la prima variazione del primo segmento (A’); riga 2, colonna 3 la voce espone il segmento b; riga 4, colonna 1 la voce canta la terza variazione del terzo segmento del tema (c”’).

L’aria inizia con una parte strumentale (riga 1), tra il secondo segmento B’ e il terzo C’ compare un segmento E (fucsia) diverso dal tema, in posizione simmetrica rispetto ai quattro segmenti. Alla riga 2 la voce esegue il primo segmento a, poi gli strumenti (i primi violini in verità) la imitano A”, quindi la voce riprende l’esposizione del tema. Il resto dovrebbe essere chiaro. Il brano si chiude (quinta riga) con una parte strumentale.
Troppo tecnica l’analisi della partitura. Succedono tante belle cose, ma raccontarle richiederebbe davvero troppo tempo.
Punto di vista musicale – scene

Il libretto, come del resto tutti i libretti, ha disposizioni ben precise per la messa in scena. Inutile la parafrasi, ognuno può leggere da sé. Personalmente non condivido le scelte dei registi di inventare messe in scene stravaganti, come per esempio ambientare la Norma in Africa – e allora, direte voi, le querce sacre vengono sostituite dai baobab? Sì, proprio così (sic!) – o far diventare soldati e gendarmi della Carmen sgherri franchisti.

Nel video la scenografia è ridotta ai soli elementi essenziali (minimalista): un grande albero al centro e per il resto spazi vuoti. La scelta di vestire Serse con abiti settecenteschi è coerente con l’epoca di composizione dell’opera. Sempre meglio che ambientare il capolavoro di Handel in un bar di periferia…
Punto di vista botanico

Che platano è? semplice: siamo nel V secolo avanti Cristo e deve essere necessariamente orientalis (foto a sinistra). Il platano americano (Platanus occidentalis, foto al centro) fu portato in Europa nella prima metà del Seicento e subito diede luogo all’ibrido fertile Platanus x acerifolia (foto a destra). Impressionante la forma dei lobi dell’ibrido, a metà strada fra i lobi molto accentuati dell’orientalis e quelli appena accennati dell’occidentalis.
Punto di vista scenico e botanico a confronto


