Riflessioni epistemologiche sull’opera di Sprengel

Il post è il terzo di quattro (1, 2, 3, 4) dedicati alla figura scientifica di Christian Conrad Sprengel. Dopo i primi due rivolti al racconto delle sue scoperte(*), così come si sono succedute fra gli anni 1787-91, è giunto il momento di esplicitare alcune riflessioni di filosofia della scienza rimaste sullo sfondo.

La Teoria sessuale

Sprengel era convinto seguace della Teoria sessuale e come tale cercava argomenti che la corroborassero. Il suo oggetto di studio erano i nettari, ma l’interesse per queste strutture non riguardava l’anatomia o la sistematica, bensì la loro funzione biologica. Quanto fosse arretrata la ricerca in questo settore (trascurando i contributi di Koelreuter) lo testimonia (involontariamente?) lo stesso Sprengel illustrando, e criticando, le due ipotesi dell’epoca sulla funzione del nettare.

Diversi botanici hanno creduto che questo nettare vada a beneficio immediato e diretto dei fiori stessi, sia favorendo la fecondazione dell’ovario, in quanto lo mantiene umido e flessibile, sia mantenendo idratato il seme che esso ingravida al fine di farlo germinare. Secondo questa rappresentazione, la circostanza che gli insetti vadano in cerca di questo nettare dovrebbe essere considerata non soltanto come qualcosa di accidentale e come una questione secondaria, ma perfino come qualcosa di dannoso per i fiori. (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 5 – BHL)

Questo punto di vista lo abbiamo già incontrato col severo Prefetto dell’Orto Botanico di Padova.

L’altra ipotesi è stata esposta da Krünitz nella sua Oekonomische Encyklopädie (volume 4, pag. 771). Egli dice che le api arrecano alle piante un triplice beneficio. Primo: «Il nettare che i fiori secernono diventa loro nocivo se non viene asportato dalle api. Poiché esso all’inizio è fluido, ma poi si modifica senza evaporare, si accumula ben presto, si addensa infine del tutto, intasa e ricopre, laddove rimane depositato, le uscite più sottili, e impedisce e riduce la successiva formazione e crescita dei frutti estremamente delicati». (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 6 – BHL).
Ho deciso di non infliggervi gli altri due motivi, non aggiungono molto a quanto diremo.

Le due ipotesi sono troppo simili a certe formulazioni della Teoria del nutrimento perché non venga il sospetto che i loro seguaci non avessero del tutto rinunciato al punto di vista di Tournefort. In ogni caso la confutazione di entrambe è agevole e simultanea, poiché nelle piante a sessi separati (ad esempio monoiche) il nettare è presente anche nei fiori maschili. Forse fu proprio questa obiezione che ispirò a Sprengel la convinzione del ruolo pronubo degli insetti.

Il Principio teleologico

Sprengel oltre ad essere un sessualista era anche finalista, credeva in un Principio teleologico (nulla esiste in Natura che Dio non abbia creato con uno scopo), e quale teleologo si chiedeva primariamente quale fosse lo scopo dei nettari. Lunghe osservazioni sul campo gli suggerivano che i nettari esistevano per attirare gli insetti. E alla successiva domanda – perché le piante attirano gli insetti? – le medesime lunghe osservazioni rispondevano: come aiuto alla fecondazione. Dunque lo scopo dei nettari era aiutare a fecondare le piante. Ma la fecondazione è l’essenza della teoria sessuale, così il cerchio si chiude.

L’accoglienza alle idee di Sprengel

Molti degli scienziati di fine Settecento erano sessualisti, anche se esistevano sacche di resistenza nei confronti della Teoria sessuale. Non tutti erano finalisti dichiarati, ma la grande maggioranza era fissista (tutte le specie sono state create da un unico atto di un demiurgo e restano immutate da allora), e naturalmente anche Sprengel lo era. Ma allora per quale motivo non accolsero con entusiasmo i suoi risultati? Proviamo a metterci nei loro panni. Primariamente, la scoperta che i fiori venissero impollinati dagli insetti doveva apparire un risultato molto strano alla comunità scientifica del tempo, il ruolo del vento nel caso delle piante dioiche era ben documentato e per quanto riguarda le piante a fiori bisessuali l’autoimpollinazione era del tutto naturale. Così la scoperta che i fiori fanno di tutto per non impollinarsi da sé, deve essere stata una specie di trauma. Insomma, quanto alla prima ipotesi, androceo e gineceo sono racchiusi in uno spazio strettissimo e le antere nella stragrande maggioranza dei casi quasi toccano i pistilli, allora per quale motivo le piante non dovrebbero compiere da sé il processo della fecondazione? Perché si inventano un ‘meccanismo’ che le costringe a cercare aiuto tra gli animali (gli insetti) e per di più così grande dispendio di risorse? Quanto poi all’impollinazione incrociata: ognuno capisce da sé che si tratta di una inutile complicazione. In altre parole, il Principio teleologico, divenuto nelle mani di Sprengel un formidabile strumento euristico, ora gli si ritorceva contro. Sarà anche vero che le piante facciano così, ma lungi dal portare argomenti a sostegno della teoria sessuale, producono dei veri e propri rompicapi. E in una comunità scientifica forte di saldi principi filosofici e di teorie ampiamente condivise, le stravaganze di Sprengel possono essere accantonate. Dunque non è di ostracismo che muoiono le sue tesi, ma si consumano lentamente nell’indifferenza. Come si è detto nei post precedenti, l’opera del maestro di scuola di Spandau dovette attendere più di cinquant’anni per riemergere dall’oblio.

Il ruolo delle teorie scientifiche

Abbiamo analizzato le cause della pessima accoglienza delle scoperte di Sprengel, tuttavia la questione è suscettibile di approfondimenti epistemologici che Unalberoalgiorno non può farsi sfuggire.

Quello che mi pare stia alla radice del comportamento della comunità scientifica del tempo è il ruolo giocato dalle teorie scientifiche nella grande avventura della conoscenza: esse sono occhiali con i quali osserviamo il mondo; inforcandoli lo vediamo non per come è fatto, ma come lo strumento ci dice sia fatto. Gli occhiali fissisti e creazionisti ci fanno sembrare i risultati di Sprengel inutili orpelli o sterili rompicapi. Ma provate a inforcare gli occhiali evoluzionistici. Tutto cambia: le piante affinano le loro strategie e cambiano anatomicamente in ragione dell’interazione con gli insetti; e anche gli insetti si modificano parallelamente. Persino prima che Darwin formulasse la Selezione naturale, qualsiasi ipotesi trasformista avrebbe visto in queste strutture non un bizzarro capriccio, ma il risultato di un adattamento reciproco. Figuriamoci poi cosa sarebbero potute diventare le osservazioni di Sprengel nelle mani di Darwin. E la riproduzione incrociata? Per un evoluzionista una vera ‘manna’: era ben noto cosa succedeva negli allevamenti e quanto utile fosse il rimescolamento biologico tra individui diversi.
Non sembra che Lamarck abbia conosciuto l’opera di Sprengel, possiamo solo immaginare quanto avrebbe giovato alla sua causa. In questo caso gli storici della scienza parlano di un appuntamento mancato.

Note a margine su certe incongruenze di Sprengel

Soltanto dopo aver riflettuto sulle ragioni degli uni e degli altri, abbiamo gli strumenti per affrontare due argomenti anticipati nei primi due post.

Alla fine del primo post abbiamo notato che Sprengel non riconosce in Nerium oleander un fiore con ‘finto nettare’.

Linneo si è sbagliato riguardo a questo genere, così come riguardo alla Silene, avendo ritenuto per il nettario le appendici dei petali che formano una corona attorno all’apertura del tubo della corolla. Esse servono soltanto a tenere lontane le gocce di pioggia dal ricetto del nettare, come mostrerò per la Silene. Allo stesso fine ultimo servono anche i prolungamenti delle antere, filiformi e densamente ricoperti di peli, come pure i peli di cui il tubo della corolla è ricoperto al di sotto delle antere, essendo la sua base calva e liscia. Da ciò segue che i fiori sono fiori a nettare, e deve essere l’ovario, o piuttosto soltanto la parte più inferiore del medesimo (poiché la parte più alta è alquanto pelosa), la ghiandola del nettare, mentre la base del tubo della corolla deve essere il ricetto del nettare; sebbene nei pochi fiori che ho avuto occasione di esaminare io non vi abbia trovato alcun nettare […] (Das entdeckte Geheimnis der Natur, pagina 138 – BHL).

Anche qui è una questione di ‘occhiali’: c’è tutto: peli alle fauci della corolla, peli sul prolungamento degli stami, peli all’interno del tubo corollino sotto l’apertura della corolla. Essi servono a non fare entrare l’acqua: ‘da ciò segue’ che ci deve essere sia nettario sia nettare. Tanto è forte il pregiudizio da costringerlo a giustificare la mancata osservazione di entrambi colla scarsità delle osservazioni.

Sezione longitudinale del fondo del fiore di oleandro: nessun nettare sulle pareti della corolla né attorno alla base dell’ovario, dove si distinguono soltanto peli asciuttissimi.


I lettori più attenti si saranno accorti, e qualcuno me lo ha fatto notare personalmente, che nel caso dell’Epilobium (secondo post) non si tratta affatto di impollinazione incrociata come attualmente intesa: il fenomeno lì descritto avviene tra fiori della stessa infiorescenza: non c’è alcun rimescolamento genetico. Ma Sprengel aveva un altro paio di occhiali e per lui si trattava di ‘impollinazione incrociata’ a tutti gli effetti, i fiori erano diversi e tanto bastava. Oggi, con i nostri nuovi occhiali, non sapremmo che farcene di un esempio del genere: il processo descritto è equivalente a un’autoimpollinazione.

Infiorescenza e fiore di Epilobium. (Foto: a sinistra Delphine Ménard, a destra Dcrjsr)

(*) In vero sono solo alcune, anche se di primaria importanza. Ci vorrebbero altri articoli per narrare delle altre disseminate ne Il segreto della Natura svelato; un lavoro che prima o poi dovremo fare.

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