Il sentiero del Monte Rosso

Il Monte Rosso è un enorme scoglio di trachite, ricoperto come per un miracolo di fitta vegetazione, che si erge improvviso sulla piatta pianura come amano fare le rocce intrusive che anelano alla luce. Appena superato Feriole, ben prima di raggiungere Treponti, si gira a sinistra abbandonando la Strada provinciale 79 e imboccando la 60. Si procede fino a Villa Bembiana e qui si può lasciare la macchina in un comodo parcheggio.

Si segue a piedi il muro perimetrale nord della Villa quasi nascosto da un filare di carpini bianchi (Carpinus betulus) e finalmente si sale dal versante nord prendendo il sentiero sulla sinistra.
Fra le prime specie che si incontrano c’è il Carpino nero (Ostria carpinifolia), a ricordo degli antichi fasti dei querco-carpineti che ricoprivano la pianura prima di ogni possibile antropizzazione.
Poco più su incontreremo la Rovere (Quercus petrea) che con il carpino nero si spartiva quella pianura.
Il primo tratto del sentiero è piuttosto ripido, si sale fra distese di Pungitopo.

Si incontra una certa varietà di specie quali biancospini, nespoli, sambuchi e in prossimità della cima formazioni della preannunciata Rovere.

Biancospino (Crataegus monogyna) con fiori appena fecondati.
Frutto di nespolo (Mespulus germanica) in novembre
…e il bellissimo fiore in maggio.
Sambuco sulla destra e a sinistra una macchia di nespolo.
Improvvisamente il sentiero si immerge in un boschetto di rovere.
Poi al rovere si va mescolando il castagno e si giunge in cima.
La guida cartacea promette la vista sulla vicina Abbazia di Praglia… forse in inverno sarà così, ma in Novembre le piante hanno ancora tutte le loro foglie. Ci accontentiamo di un incontro ravvicinato con la corteccia di un rispettabile castagno.
Una grande quercia si divide la sommità con altre specie.
Superata la cima, si fa tutto castagno (Castanea sativa), una specie da sempre coltivata; ed è facile capire perché. Numerosissime le sagre paesane organizzate dalle varie Pro loco attorno al frutto di questo albero.
Il castagneto che stiamo attraversando è ceduo, lo si capisce dai numerosi ceppi sparsi qui e là.
Ma non solo frutti e legno… anche bellezza.
Ruscus aculeatus (Pungitopo). Si avvicina Natale…
Il bosco ceduo di castagni da tempo non è più sfruttato, e le robinie (Robinia pseudoacacia), a loro volta introdotte nell’area nord del Monte, cominciano a guadagnare terreno sostituendo a poco a poco i castagni.
Il sentiero scende ora molto meno ripido.
La caratteristica corteccia della robinia.
L’ampia tavolozza di colori autunnali della Robinia. Pianta importata dal Nordamerica ai primi del Seicento e presto naturalizzatasi. Gli ecologisti lamentano in casi come questi la perdita di biodiversità.
Biancospino comune (Crataegus monogyna)
In maggio fiorito.
Le gemme affastellate le une sulle altre di Quercus petrea
Acer campestre
Affioramenti di trachite, la pietra con cui han costruito Padova.
Si ritorna all’imbocco del sentiero sotto un tetto di robinie.
Una deviazione verso nord ci conduce ad una pozza circondata su un lato da una macchia di improbabili bambù (Phyllostachys viridis)
La pozza pullula di girini
E incontriamo un gruppo di quelli che si auto definiscono: Bambini del bosco; visibilmente eccitati.
E in fine un po’ più in là una cava di trachite dismessa.

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