Pinus sylvestris – Pino silvestre o Pino di Scozia, una conifera dai rami rosso arancio.

Il colore dei rami più alti e il forte profumo di resina ne fanno uno dei pini più belli e degli alberi più affascinanti. A Padova è poco comune, forse il fatto che sia un albero di alta montagna scoraggia i giardinieri, ma lì dove è presente riempie di sé l’ambiente.

Questo è quello che uno si aspetta sollevando lo sguardo quando si trova all’interno di un pino silvestre: branche di un bel colore rosso aranciato che guizzano ortogonali al fusto.
Da un punto di vista particolarmente favorevole: un sentiero che corre lungo un rilievo così da poter avere la cima dell’albero ad altezza d’occhi. La corteccia che alla base resta grigia, al massimo con qualche striatura bruna, cambia improvvisamente colore da un certo punto in poi. (Merano, Castello Trauttmansdorff).

Purtroppo spesso la corteccia resta ostinatamente grigia e i rami vanno per loro conto, così il Cacciatore di alberi è assalito da mille dubbi.

Gli aghi sono raccolti in fascetti di due, e hanno caratteristiche peculiari rispetto agli altri pini che vivono in città: 1) sono lievemente ritorti, e in questo il silvestre è unico; 2) sono lunghi fra tre e sette centimetri, mentre tutti gli altri, a parte il Mugo, li hanno decisamente più lunghi.
File variamente interrotte di stomi; è il colore di questi ultimi che rende leggermente glauche le foglie.
Rametto con giovani aghi. Non sempre è possibile una visione così ravvicinata, spesso i rami bassi mancano e allora bisogna cercare in terra…
I fascetti sono protetti da una breve guaina semitrasparente. Nella foto file bianchicce di stomi seguono le evoluzioni degli aghi. In alto a sinistra la gemma in ottobre, il silvestre l’ha stretta e appuntita.
La pianta fiorisce in aprile. Le infiorescenze maschili sono strane strutture rivolte all’insù in cima ai rami composte da coni ovoidali e allungati; la struttura è tipica del genere pinus.
Ogni cono, rosa arancio a maturità, porta numerosissimi stami pollinici.
Anche i fiori femminili (coni) sono disposti in cima ai rametti, ma sono molto più discreti.
Inizialmente il colore è rosso amaranto, poi maturando diventa verde. Il cono è attaccato ad un lungo, per essere un pino, peduncolo. Si notino gli aghi interamente protetti dalla guaina; in secondo piano una gemma maggiolina.
Piccolissimi coni da poco fecondati.
Le pigne ci metteranno due anni per arrivare a maturazione.
Le squame nella parte interna (unghia) sono nero violaceo, mentre la parte superiore esposta (apofisi o scudo) è marroncino. La pigna è peduncolata e ciò la distingue da quella del cugino Pino nero, che l’ha praticamente sessile.
Due semi alati per scaglia.
Corteccia tendenzialmente grigia, con tracce rossicce lì dove si sollevano piccole placche.
A volte rosso aranciata anche in basso.
Come si diceva non ce ne sono tanti in città. Due esemplari vivono nel Giardino Sarpi, una striscia di terra tra il Bastione della Gatta e Via Fra’ Paolo Sarpi. Attualmente in ristrutturazione. L’esemplare nella foto, ubicato verso la strada, ha portamento alquanto contorto…
Mentre quello più vicino alle mura ha portamento più familiare: fusto dritto e slanciato con rami bassi mancanti.
Portamento analogo al precedente ha questo silvestre che vive presso l’aula Morgagni in un’area adibita a pausa pranzo per studenti lunch box muniti.
Un esemplare che cresce un po’ sbarazzino è questo in un giardino privato su Via Tirana. Lui è giovane e ha ancora i rami bassi, cosa molto utile all’osservazione.
Altri due individui vivono in un’aiuola ricavata nel Baluardo Savonarola. Per la verità la loro identificazione mi è costata parecchi appostamenti, dopo che per lungo tempo li avevo ritenuti pini neri (e così li classifica tuttora la Mappa del Comune).
Vista da Via Orsini. Le chiome piatte sono state un grosso ostacolo al riconoscimento.
Un esemplare al quale Unalberoalgiorno era particolarmente affezionato viveva, forse con qualche problema di stabilità, al Giardino Sgaravatti (Parco dei Faggi).
Viveva… poiché come si è detto in un altro post è stato ucciso, senza i riguardi dovuti ad un esemplare storico, di una specie rara per la città e abitante in un giardino storico. Quasi a mo’ di beffa (che si aggiunge al danno): nel verbale redatto in occasione dell’abbattimento è stato scambiato per un pino nero…

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