Castanea sativa – Castagno

Ma i frutti di quest’albero benedetto erano ‘pane quotidiano’ in molte valli delle montagne dal Caucaso alla Spagna; cibo rituale alla Sera dei Morti e nel giorno dedicato a San Martino, abbinandole al vino nuovo. E sogno dei nostri soldati affamati di cibo e di casa sui fronti lontani di guerra e di prigionia […]
Mario Rigoni Stern, Arboreto salvatico, Einaudi, 1991, pag. 58

Il castagno è un albero grande, forte e longevo. Bello nel portamento: chioma ampia, rami svelti che si espandono quasi orizzontalmente, cima che si chiude a cupola. Ha segnato da sempre il paesaggio europeo, originariamente a sud e poi fino alle Isole Britanniche, e il regime alimentare nelle zone collinari e premontane.
In città, che io sappia, esiste un unico esemplare in Orto e così giovane da non fare ancora frutti. Ma in compenso i Colli ne sono pieni.

Fenologia minima. I ricci cadono quasi subito in novembre.
Areale di origine. Secondo alcuni autori furono i romani a portarlo nel Mediterraneo dal Vicino Oriente e a diffonderlo poi in tutta Europa.
Kew Garden, Londra. I rami si staccano molto presto dal tronco.
Dall’interno
Il sentiero che da San Gottardo porta alla Cascina Margherita (segnavia 7), Brescia.
Cupola perfetta e superba.
La sua bellezza o forse la forza simbolica della sua immagine gli fanno meritare le copertine di libri e riviste. Approfitto di questa circostanza per segnalare il manuale nella foto: sobria e puntuale la descrizione dei caratteri. Ogni libro che abbia un’anima, illumina la conoscenza da angolatura diversa.
Vetusti castagni lungo il sentiero del Venda, segnavia 9, Colli Euganei. La foto è in febbraio, ma l’albero resta spoglio fino ai primi di aprile. Circostanza che non sfugge al poeta (Pascoli, Il castagno, Myricae, 1903).

Quando sfioriva e rinverdiva il melo,
quando s’apriva il fiore del cotogno,
il greppo, azzurro, somigliava un cielo
visto nel sogno;


brullo io te vidi; e già per ogni ripa
erano colte tutte le vïole,
e tu lasciavi ai cesti ed alla stipa
tutto il tuo sole
Fiore di cotogno. Primi di aprile.
Violette in marzo, azzurrano il fianco del sentiero (greppo) sul Monte Grande (Colli Euganei).
Foglie novelle in aprile
Fillotassi alterna. Foglia allungata, vertice acuto e base arrotondata; venature dritte, fitte, parallele; bordo seghettato.
Denti osservati da vicino: terminano con un morbido aghetto.
Pagina inferiore più chiara e con venature in rilievo.
Tardi rinverdisce e tardi (giugno) fiorisce. Ma lo spettacolo è suggestivo, le enormi piante si ricoprono di pennacchi dorati.
Infiorescenze, molto spesso bisessuali, in lunghi e robusti amenti che portano nella parte superiore gruppi (glomeruli) di fioretti ‘nudi’ dalle gialle antere. (Foto: cortesia di Andrea C.)
E nella parte inferiore gruppi di due o tre fiori femminili. La fenologia è complessa. I segmenti bianchi che escono radialmente sono stigmi, ogni centro di irradiazione è un singolo fiore (nella foto ognuno dei tre gruppi di fiori ne porte tre). Le strutture verdi, alla base dei gruppi di fiori, si trasformeranno in ricci spinosi. (Foto: cortesia di Andrea C.)
Infiorescenze in maggio
Castagne nel loro riccio. Ma tutti le conosciamo.
Completano la maturazione in ottobre, e nel frattempo stemperano il verde scuro della chioma
Primi di settembre.
Castagneto sul Monte Rosso (Colli Euganei, segnavia 16). Non è in buono stato, nessuno raccoglie i frutti e lo stanno trasformando in ceduo.
Catasta di tronchi di castagno. Monte Grande, segnavia 14, Colli Euganei.
Queste piante sono invece curatissime e economicamente preziose. Piantagione di castagni nel comune di Soriano nel Cimino (VT).
Bosco di castagni lungo il sentiero della Valle del Sambuco, Ravello (SA). Anche queste piante danno ottimi frutti.
Negli esemplari giovani e nei rami nuovi la corteccia è liscia e sottile. Poi si fessura in lunghi solchi longitudinali sufficientemente distanziati fra loro da lasciare pressoché intatta la corteccia interposta
La foto mostra il fenomeno su una stessa pianta: in basso l’espandersi del fusto provoca le screpolature assenti nella parte superiore. La zona di transizione è involontariamente segnalata dal nastro rosso e bianco.

E per finire, qualche posto che vale una visita.

Vetusto esemplare, potato a ceduo, lungo il sentiero (già incontrato) per la Cascina Margherita. Ce n’è un filare intero.
Castagno monumentale di Cerva, Sila Piccola.
Gli Ent esistono!
Castagno dei Cento Cavalli, Sant’Alfio (CT). (Foto: Omino Street View; una comoda visita virtuale)
Kew Garden, Londra. Una passerella fra i castagni. Sospesi ad una ventina di metri dal suolo:
che dà per gli occhi una dolcezza al core,
che intender non la può chi non la prova.

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