Larix decidua – Larice

Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogni mattino e con loro seguo le stagioni.
M. Rigoni Stern, Arboreto salvatico, Einaudi, 1991, pag. 4

Il larice è uno degli alberi più amati e fra i più cantati da poeti e scrittori. Pianta dal fogliame leggero, portamento elegante nella sua perfetta conicità, colori cangianti con le stagioni. Rara conifera a perdere le foglie, assume svariate tonalità di giallo in autunno rinnovando i colori del bosco. Non si trova in città – se non, che io sappia, in un unico individuo in quel di Salboro. Forse si ritiene soffrirebbe troppo il clima torrido delle estati padovane.

Il larice di Salboro, in aprile. Vive in un giardinetto in fondo a Via Ferrabino. Lungo uno dei vialetti qualcuno ha piantato un considerevole numero di specie diverse, munendole di cartellino identificativo.
In maggio. (Foto, cortesia di Mario B.)
Inverclyde (Scozia, foce del Clyde). Una improbabile apparizione, anche in questo caso l’esemplare non è spontaneo.
Foglie aghiformi dal colore verde tenero, disposte in fitte e ricche (fino a quaranta aghi) rosette.
Marzo
Giugno. (Foto, cortesia di Mario B.)
Autunno, quando assumono tutte le tonalità di giallo, fino all’ocra.
Sui giovani rametti invece gli aghi crescono solitari.
Poi cadono lasciando cicatrici discrete, mentre i rametti assumono un colore marroncino e rossastro.
Anche la corteccia, nelle piante giovani, conserva questo colore, mano a mano che si sfalda in placche longitudinali fatte di falde sovrapposte. (Foto, cortesia di Mario B.)
Con l’età diventa decisamente grigia lasciando solo intravvedere il rosso in fondo alle fessure più profonde.
L’albero fiorisce fra marzo e aprile, con fiori maschili e femminili sulla stessa pianta e spesso sullo stesso ramo. Quelli femminili sono rosso corallo. Di una bellezza struggente.
I fiori maschili sono portati da infiorescenze gonfiotte, dal colore giallognolo e screziate dal rosso delle antere.
Strobili piccoli con squame tondeggianti e cedevoli al tatto; dentro portano due semi alati. Pigna rivolta all’insù.

Ed ora andiamo a cercarli nel loro ambiente naturale. Ne risulterà una collezione di foto da lustrare gli occhi e rinfrancare lo spirito.

Lariceto alle falde del Faloria (Comune di Cortina d’Ampezzo)
Terminata la salita appare il bosco di mughi, ma i larici più temerari contendono lo spazio ai pini.
Rifugio Cinque Torri (Comune di Cortina d’Ampezzo), larici che crescono stenti ma caparbiamente attaccati alla roccia. Quelli più cari a Mario Rigoni Stern.
Panorama su lariceto dal Rifugio.
Sul sentiero per Forcella Lerosa (Comune di Cortina d’Ampezzo)
Forcella Lerosa (2020m slm), incontro con sua maestà il cimbro, solo queste due specie, oltre naturalmente ai mughi, si spingono così in alto.
Lago di Misurina (Comune di Auronzo), larici e pecci.
Obbligatoria la foto alle Tre Cime di Lavaredo.

A questo punto avrei voluto parlare dei larici millenari di Val Marenco, ma troppo lungo è diventato questo post. Dovremo aspettare un articolo altro.

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