Il Sentiero dei Limoni

Famoso percorso della Costiera amalfitana che collega la cittadina di Maiori alla vicinissima Minori, non più di dieci minuti di cammino lungo la statale 163, ma se ci si arrampica per il costone che separa i due valloni al fondo dei quali sorgono le cittadine, allora cambia tutto…

A destra Maiori alla foce del Torrente Reginna, a sinistra Minori adagiata all’estremità del vallone del Torrente Sambuco.
Il sentiero prende le mosse dal Santuario di Santa Maria a Mare e si inerpica deciso.
La cupola maiolicata del Santuario e la volta dell’abside (un quarto di sfera anch’essa ricoperto di maioliche dagli stessi colori).
Ottima la vista sul giardino all’italiana della sede del Comune (Palazzo Mezzacapo). Una notevole Feijoa sellowiana (l’albero più chiaro, quasi glauco).
Seminascosta da un leccio, l’avevamo notata da Corso Reginna nell’avvicinarci all’attacco del sentiero.
Il fiore esageratamente bello.
Il protagonista del post: Fusaro Amalfitano (cultivar di Citrus limon), rigorosamente innestato sull’arancio amaro: nessun contadino correrebbe il rischio di piantarlo da seme: ogni pianta sarebbe diversa dall’altra e il mercato non gradirebbe…
Il terreno ripidissimo impone la sapiente e faticosa tecnica del terrazzamento, così i ‘giardini di limoni’ (è questo il nome degli orti) sono disposti a gradini, traboccanti delle chiome degli alberi.
Un reticolo di pali, in castagno, scandisce i terrazzi; i contadini li usano per stendere reti a protezione dalle intemperie. Un tempo erano stuoie dal pittoresco nome di ‘pagliarelle’: un gustosissimo articolo ne racconta la storia, troppo lunga per poterla riassumere nel post.
Vigila sulla prima parte del percorso il Monte Falerzio sulla cui sommità è incastonato il Santuario dell’Avvocata (epiteto della Madre, e Figlia, di Dio che fa tornare alla mente l’antifona ‘Salve Regina’).
Ceratonia siliqua (carrubo), molti esemplari sono disseminati qui e là per gli orti.
In maggio esibiscono benevoli le loro bacche (silique) in lenta maturazione.
Hopuntia ficus-indica (fico d’India)
Il bellissimo fiore dai molti pistilli che sprofondano nel ricettacolo, quest’ultimo sembra già il frutto bell’e fatto.
A destra un Lentisco caparbiamente aggrappato alla parete rocciosa (calcarea dolomitica), a sinistra Alaterno. Entrambe piante tipiche della Macchia mediterranea.
Foglie e frutti (aprile) di alaterno (Rhamnus alaternus)
Periodicamente compaiono segnavia d’incoraggiamento
E visioni rinfrancanti: Campanula napoletana (Campanula fragilis)
Chiesa di San Michele Arcangelo, nel borgo di Torre. La si incontra poco dopo l’inizio della discesa che terminerà a Minori. Si distingue il tronco di un platano (forse Platanus orientalis) con vistoso, e pericoloso, rigonfiamento alla base.
Il mulo è ancora il miglior mezzo di trasporto fra queste mulattiere gradinimunite. Sarà questo il motivo della presenza dei tanti carrubi?
Lo spettacolo dalla Piazzetta è superbo: il Santuario si trova sul promontorio che separa i due valloni. Verso ovest: in alto lo sperone roccioso di Ravello, e lungo la costa, oltre l’insenatura di Minori, Atrani e la Torre Saracena di Amalfi.
La vista dal mare è, se possibile, ancora più bella. A sinistra Santa Maria Maddalena Penitente di Atrani, in alto lo sperone di Ravello.
Poco ha da spartire con la Macchia mediterranea questa specie africana, Ricinus communis. Ormai peraltro coltivata in tutto il mondo.
Pianta velenosa in tutte le sue parti, con foglie e fiori dalla morfologia non comune.
Fiori maschili, gialli, e femminili rossi. Impossibile non ricordare l’olio estratto dai semi, strumento prediletto dalle squadre fasciste per umiliare e punire gli oppositori della dittatura.
L’interno della chioma di una Roverella, albero che abbellisce l’Italia da nord a sud.
Anche se la specie ha sovente aspetto dimesso, non mancano certo esemplari alti e robusti.
L’uomo amalfitano ha sottratto alla vegetazione spontanea ampi tratti di terreno relegando i boschi e la macchia alle zone più elevate o impervie, e tuttavia creando un equilibrio di rado osservabile. Lì, sulle cime e nelle fratte, vivono lecci, roverelle, ontani napoletani, carpinelle e anche castagni e faggi. Ma altri sono i sentieri che incontrano queste piante, e di certo di loro si parlerà in differenti post.
Proseguiamo. Improvviso uno scorcio sull’imponente Basilica di Santa Trofimena,…
martire giovinetta di Patti (Messina) le cui spoglie approdarono miracolosamente sul lido di Minori.
La facciata è rivolta esattamente a sud, come denuncia la linea del mezzodì, perfettamente verticale, dell’orologio solare. E neanche a farlo apposta, la foto è presa proprio a quest’ora.

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