Quercus cerris – Cerro

Fenologia minima: ciclo vegetativo, fioritura, fruttificazione
Areale di origine (native range)

Albero alto e elegante dai rami svettanti e dalla chioma raccolta, molto spesso piramidale. Originario di Italia, Balcani, Asia Minore. In città è piuttosto raro e spesso nei giardini privati è tagliuzzato, o addirittura cimato, per il timore che cresca troppo. Ma se avete un giardino piccolo, perché non piantate alberi di dimensioni adatte?

Un bell’esemplare, piuttosto giovane, cresce a Pontecorvo in una aiuola delimitata a est dal muretto che ricalca il tracciato delle Mura rinascimentali. Furono demolite per costruire la parte nuova dell’Ospedale.

In marrone le parti sopravvissute: in basso a sinistra Porta Pontecorvo e in alto a destra il Baluardo Cornaro.
La targa posta presso il Pronto soccorso recita: ‘Muro della cinta cinquecentesca costruito dalla Repubblica Veneta al tempo della Lega di Cambrai negli anni seguenti l’assedio di Padova. 1509′. Il resto è illeggibile. Fa sorridere la denominazione errata della Repubblica, che era ‘di Venezia’ ed è diventata, non è difficile capire perché, ‘Veneta’…
Qui e là rimangono ancora povere tracce.

Dietro il Nostro si intravvede la mole di Porta Pontecorvo
Giardino privato in Via Montello
Foglia lunga e stretta, seni profondi e tendenti a porsi perpendicolarmente alla nervatura centrale. Base da arrotondata ad acuta, picciolo proporzionato.
La nervatura del lobo si prolunga in un piccolo sperone; più o meno evidente, ma sicuro aiuto all’identificazione.
Come succede spesso nelle querce, le giovani foglie si dispongono sulla cima dei nuovi rametti a mo’ di ciuffo, ben presto però il rametto di distende e le foglie appaiono distanziate.
La fioritura avviene in aprile. I fiori maschili sono disposti in amenti penduli di colore gialloverde.
Non hanno né petali né sepali, solo una squama li ricopre. Quando si apre compaiono antere verdoline quasi senza filamento. L’asse dell’infruttescenza è pelosetto.
Il fiore femminile è schivo, solitario e quasi sessile. In cima porta stigmi filiformi scarlatti ed è ricoperto da miriadi di morbidi aghetti disposti disordinatamente e arrossati in punta. (Non avendo ancora la disponibilità di una foto, ci affidiamo ad un disegno)
Così appare subito dopo la fecondazione con gli stigmi ormai secchi (foto in maggio). Gli aghetti si allungano e ingrossano preparandosi a comporre una folta criniera che rivestirà la cupola della ghianda.
Settembre, manca poco alla maturazione. Pochissime altre querce hanno questa caratteristica e ciò aiuta molto l’identificazione.
Luglio, cupole raccolte in terra mesi dopo la maturazione del frutto.
La corteccia si fessura in lunghe placche a loro volta solcate da strette fratturate trasversali. Le placche distanziandosi lasciano intravvedere il rosso dei tessuti sottostanti, carattere, quest’ultimo, peculiare della specie.
Anche per gli esemplari più vecchi continua a valere la stessa descrizione (corteccia di un magnifico Cerro della Foresta del Monte Cimino, VT).
Questo bell’esemplare dell’Orto vive addossato al muro di cinta.
Improvvisa apparizione dall’interno del recinto, come in un’opera del Veronese…
Paolo Veronese, uno degli affreschi di Villa Barbaro, Maser, TV.

Cerri e cerreti

Il paesaggio italiano è da sempre segnato dalle formazioni a cerreto, lo testimonia l’incredibile numero di toponimi.

Un magnifico esemplare lungo il sentiero del torrente Trella (Lenola, LT). La specie può raggiungere senza sforzo i quaranta metri d’altezza.
Più spesso vive in formazioni compatte. Qui lungo lo stesso sentiero giovani cerri abbarbicati ad una ripidissima scarpata.
Cerreta sul versante ionico della Sila (KR). Il sottobosco è ricoperto di felce.
Un sentiero alle falde del Monte Cimino (VT).

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