Chamaecyparis pisifera – Cipresso Sawara

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametto; semi; fenologia; areale di origine; sistematica e etimologia; dove trovarli; C. pisifera ‘Squarrosa’


Chamaecyparis pisifera (Siebold & Zucc.) Endl.
Nome imposto da Stephan Endliche (1804-1849), botanico, numismatico, sinologo, diresse l’Orto Botanico di Vienna. Il nome compare per la prima volta in Synopsis Coniferarum, San Gallo, 1847.

La Pagina 64. Un breve riassunto ricorda le foglie squamose e cuspidate, nonché i semi alati che sono anche resinosi (retinìspora è parola composta da rhetínē che vale resina, e sporá=seme). Seguono il nome precedentemente assegnato da Philipp Siebold e Joseph Zuccarini (Retinispora pisifera), il nome giapponese (Sawara), i luoghi nativi. La descrizione completa dei due colleghi scienziati è riportata integralmente tra virgolette, ne ho voluto lasciare traccia includendo le prime due righe; ritroveremo molti caratteri nel seguito del post.

Etimo
Il nome di genere è parola composta dal greco: chamai = a terra, al suolo e kyparissos che vale cipresso. Anche il nome di specie è parola composta, ma dal latino: pisum cioè pisello, e –fera (dal verbo ferre) = portare.


Fenologia minima
Areale di origine (native range) ristrettissimo: le sole isole di Kyūshū e Honshū dell’arcipelago giapponese.

Chioma piramidale con rami orizzontali e dritti, insomma proprio come uno immagina debba essere una conifera.

Un bell’esemplare ai Giardini dell’Arena. L’albero cresce lentamente ed è difficile dire quanto sia anziano.
Esemplare dell’Orto, vive fuori dal recinto storico presso la porta sud. Simile nel portamento al precedente è, quasi certamente, la cultivar C. pisiferaSquarrosa
Diverso per crescita il pisifera dell’Arboretum de l’école du Breuil, Parigi.
Le foglie sono squamose e appuntite, superano il millimetro (dunque tra le più grandi delle cupressacee). Le punte sono rivolte verso l’esterno.
Rametti piatti.
Nell’ingrandimento si distinguono bene forma e dimensione delle foglie
Su una delle facce del rametto le foglie sono solcate da due righe bianche – ‘tutte [le foglie] segnate da stomi nella pagina inferiore del ramoscello’ recitano Siebold e Zuccarini nella descrizione citata.
Singola foglia

In alcuni casi le foglie sembrano staccarsi completamente dai rametti e assomigliano a veri e propri aghi, dando alle branche aspetto piumoso. I giardinieri hanno sfruttato questa tendenza della pianta per ottenere molte cultivar, nella foto Chamaecyparis pisifera ‘Squarrosa’.


È d’uopo aprire una parentesi. Siebold e Zuccarini descrivono, in Flora japonica, la specie Retinispora squarrosa, una pianta simile in tutto alla pisifera ma diversa nelle foglie: ‘Foglie opposte […] per lo più divaricate-aperte, aghiformi, lineari […] lanceolate e quasi a forma di squama, con margini del tutto interi, glabre, di sopra di un verde brillante, di sotto segnate su entrambi i lati del nervo centrale da una stria longitudinale biancastra di stomi’. Squarroso e un lemma latino che vale divaricato, aperto.

La descrizione è ripresa da Endliche nel riassunto della pianta cui aveva cambiato genere: Chamaecyparis squarrosa. Molto più tardi si capì che la squarrosa altri non era che una cultivar della pisifera. Sì, avete capito bene, neanche una varietà ma addirittura una cultivar. Gli stessi Siebold e Zuccarini dichiarano al secondo rigo dal basso (del frammento di descrizione riportato in figura): ‘Arbuscula culta’ che tradotto suona: arboscello coltivato. Insomma non lo avevano mai visto in natura (sic!).

Per maggior chiarezza riporto le due illustrazioni (particolari) della pisifera a destra e della cultivar ‘Squarrosa’ a sinistra tratte da Flora japonica, Lipsia, 1835, tavola 122 e 123 rispettivamente (il link non va direttamente, cercate da voi le tavole – mi dispiace per l’inconveniente), ciascuna con la riproduzione delle foglie. Molte sono le cultivar, complicato parlarne; vi rimando a questo link.

Ma almeno la C. p. ‘Filifera Aurea’ dell’Orto di Ome, la devo segnalare. Cultivar dai germogli sottili, rami pendenti, fogliame dorato, portamento piramidale.

I coni maschili sono marrone e stanno in cima ai nuovi rametti
Sono brevi e con poche squame…
…sovrapposte le une alle altre come tegole.
I coni maturando lasciano emergere sacche polliniche tonde e aranciate
Ogni squama (microsporofillo) è attaccata con breve peduncolo all’asse dello strobilo e porta tre sacche polliniche.
I ‘fiori’ femminili sono ancora più sfuggenti e non è facile scovarli poiché si confondono con le gemme dei nuovi rametti.
Ma una volta trovati è difficile dimenticarli con la loro forma a rosetta. Nella foto un rametto con coni maschili e femminili; pianta monoica.
Nell’ingrandimento tre coni a rosetta
Cono femminile visto lateralmente, le foglie sembrano mutare, senza soluzione di continuità, nelle squame del cono femminile.
Singola squama (macrosporofillo) del cono femminile; pagina inferiore
Nella foto si distinguono i fori degli ovuli dai quali entra il polline (micropili); i due in alto a sinistra hanno emesso la gocciolina acchiappa polline.
Due ovuli ‘nudi‘ per squama; a forma di fiaschetta.
Coni maturi in marzo. Piccoli, delle dimensioni di un pisello, e rotondi.
Poche squame a forma di scudo e mucrone centrale, come molte cupressacee. Sono veramente piccoli: entrano per intero nel campo di un microscopio di modesti ingrandimenti.
Coni in formazione, ottobre.
Semi con vescicole resinose (retinìspore). Non ho nel mio archivio foto di semi di questo tipo da mostrare, ne prendo una in prestito da un articolo specialistico. Non tutte le conifere han semi sì’ fatti; è certo un carattere interessante.
Corteccia da grigio marrone a marrone rossiccio; si sfoglia in lunghe strisce sottili che si staccano ma non cadono.
Corteccia di un possente esemplare in Orto
Vive nell’arboreto. Il posto è piccolo e gremito di alberi: fotografare è complicato.

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