Brachiblasti, catafilli e altre piccole meraviglie degli aghi di pino

Il post parla di alcune peculiarità degli aghi dei pini spesso trascurate nei manuali, non tanto perché di aiuto all’identificazione, ma, direi, per puro piacere di conoscenza. Insomma, una bellezza nascosta. È in questi dettagli che risiede quella che il Cacciatore di Alberi ama definire la sapienza degli alberi.

Ogni fascetto è portato da un tozzo rametto (brachiblasto)

Pino nero, brachiblasto. Foto macro.
Brachiblasto di pino nero.

Una guaina trasparente a protezione di brachiblasto e prima parte del fascetto

Guaina protettiva di brachiblasto di Pino nero. Foto macro.
Guaina protettiva degli aghi (Pinus nigra).
Pino silvestre, guaina protettiva del fascetto neonato.
Aghi neonati di pino silvestre, ancora nelle loro guaine.

Bordo fogliare finemente seghettato

Pinus pinastre, aghi a borda seghettato. Foto macro.
Il bordo degli aghi è minutamente seghettato, più che vederlo ad occhio nudo lo si percepisce accarezzandoli in senso longitudinale dal vertice alla base. Nella foto Pinus pinaster.
Pinus pinaster, righe stomatiche.
Nell’ingrandimento precedente si distinguevano bene righe di puntini bianchi, si tratta di cavità che ospitano stomi. Pure se molto minute, sono visibili anche ad occhio nudo.

Geometrie delle sezioni trasversali degli aghi

Pinus pinaster, sezione trasversale di ago. Foto macro.
Sezione trasversale di un ago (da un fascetto di due), un perfetto semicerchio. Ricorda una cassata siciliana al pistacchio… Invece è tutta clorofilla. I puntini bianchi lungo il perimetro sono le cavità di cui si è detto.
Pinus strobus, sezione trasversale fascetto di cinque aghi. Foto macro.
Sezione di un fascetto di cinque aghi di pino strobo: cinque spicchi di cerchio
Pinus strobus, sezione trasversale di singolo ago.  Foto macro.
Sezione di ago di pino strobo a ingrandimento maggiore.

Altre foglie oltre agli aghi (catafilli)

Pinus halepensis, rametto con catafilli.
I rametti dei pini portano strutture che sembrano cicatrici fogliari. In vero si tratta di un secondo tipo di foglie (dunque non aghi) portate dai pini, e che presto seccano (tecnicamente, catafilli; in vero c. scariosi per distinguerli da quelli della cipolla).
Pinus halepensis, catafilli frechi. Foto macro.
Per capirne morfologia e funzione conviene osservare un rametto giovane (nella foto uno appena formato di pino d’Aleppo). Si tratta di foglie squamiformi che se ne stanno assiepate le une sulle altre un po’ come quelle delle tuie. Dalle loro ascelle (ma solo per quelle in cima ai rametti) sbucano i brachiblasti che portano gli aghi.
Pinus halepensis. Brattee. Foto macro.
Finiscono in una brattea (presto caduca) che fa da ulteriore protezione al brachiblasto e agli aghi.
Nella foto un catafillo staccato dal rametto (in verde la regione di contatto) col suo brachiblasto, miracolosamente, ancora attaccato.

Alla domanda: i pini presentano dimorfismo fogliare? La risposta è senz’altro sì (aghi + catafilli scariosi); ma per fortuna non dobbiamo fare un esame di botanica, solo stupirci e abbandonarci a cotanti prodigi.

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