Phoenix canariensis – Palma delle Canarie

Oggi, cinque ottobre 2026, festeggiamo il settantacinquesimo compleanno dell’anonimo autore di questo blog con una pianta notevole per bellezza a dimensioni.

portamento; foglia; fiore; frutto; superficie stipite; seme; fenologia; areale di origine; protologo e sistematica; dove trovarla


Protologo e sistematica

Phoenix canariensis H.Wildpret
Nome imposto da Hermann Wildpret in La Provence agricole et horticole illustrée, Ill. fascicolo del volume 19 a pagina 293 (1882). Nato in Svizzera il 5 ottobre (sic!) 1834 e morto a Tenerife nel 1908 fu giardiniere capo nell’isola legando la sua figura alla storia botanica delle Canarie. La pianta è citata da Plinio il Vecchio, ma poi dimenticata in occidente. Wilpret ebbe il merito di promuoverne la diffusione, attraverso generose elargizioni di semi in tutta Europa a metà dell’Ottocento. Non essendo riuscito a trovare il protologo in rete, vi propongo la descrizione del genere Phoenix fatta da Linneo in Genera Plantarum, 1737. La pianta fu confusa a lungo con la dactylifera, ciò rende ancora più grande il rammarico per non poter sfogliare direttamente la pubblicazione di Wildpret.

La pagina 354 (BHL) Il secondo riferimento storico è al suo Hortus Cliffortianus (1737) dove Linneo l’aveva battezzata Eleta. Fiori maschili in infiorescenza a spadice, con tre petali [e un calice con tre lobi], tre filamenti [in realtà sei] con antere brevi. Fiori femminili su piante diverse [è specie dioica], infiorescenza a spadice, corolla tripartita [il calice ha tre lobi], ovario arrotondato [supero], stilo breve, stigma appuntito. Frutto bacca [drupa] arrotondata. Seme osseo con solco longitudinale.


Fenologia

Fenologia minima. I frutti maturano lentamente e bisogna aspettare gennaio o febbraio, poi restano alquanto sulla pianta.

Areale di origine

Areale di origine ristretto alla Isole Canarie

Portamento

Una signora palma che può riempire di sé un intero spazio. Stipite singolo alto e robusto (più largo della sorella dactylifera); chioma folta e verde; di forma sferica, se lasciata in pace. Quanto alle immagini, c’è solo l’imbarazzo della scelta poiché la si incontra spesso ed è un piacere fotografarla.

Isola di Lanzarote, Canarie.
Haria, Lanzarote, una valletta gremita di canariensis
Piazzale Stanga, una femmina spesso fiorita
Giardino delle Palme, Via Varese
Jardin du Luxemburg, Parigi

Foglia

Foglia non semplicemente grande, bensì enorme: si parla di metri di lunghezza. Innumerevoli foglioline disposte su due file (foglia pinnata). Colore verde profondo.
Le foglioline al centro sono lunghe oltre mezzo metro, ripiegate lungo l’asse centrale e sessili; all’attaccatura è presente un cuscinetto (pulvino) di colore più chiaro, utile ad attutire le sollecitazioni meccaniche, soprattutto del vento.
Pagina inferiore, si riconosce la venatura centrale principale, le secondarie sono parallele (trattasi di monocotiledone)
Alla base del rachide le foglioline inferiori si trasformano in robuste e acuminate spine
Le foglie secche sono spesso recise di netto e mostrano la sezione romboidale del picciolo.

Fiore

Infiorescenze enormi, per entrambi i sessi. Quelle maschili emergono da brattee allungate e dai colori sgargianti; struttura a grappolo: da un peduncolo piatto e robustissimo si dipartono spighe con molte decine di fiori ciascuna. Il colore è giallo intenso e l’aspetto farinoso a motivo di una polvere pollinica finissima e pervasiva.

I singoli fioretti sono disposti a spirale, intervallati per lo più a coppie. Petali che sembrano di cera e calici giallognoli.

Osservando più da vicino e con inclinazione opportuna si riconosce il modo in cui i calici si inseriscono sull’asse della spiga, e come i loro lobi si alternino ai petali. Al centro sei stami (Linneo ne contava tre, ricordate?) dalle lunghe antere e filamenti quasi inesistenti.

Singolo fiore al microscopio, in cima i petali sono ripiegati a valva, gli stami sono accoppiati due a due. Nella foto si riconosce un peduncolo di lunghezza significativa, mentre nella precedente il fiore sembrava sessile, ciò può dipendere da processi di ibridazione o fasi diverse del processo di fioritura (antesi).

Le infiorescenze femminili hanno la stessa struttura di quelle maschili, ma brattee più corte, un minor numero di spighe e una minore densità di fioretti per asse. La colorazione sembra virare al verde.

Singolo fioretto femminile: tre sepali (calice), tre petali (corolla), pistillo che si fa in tre (tre carpelli) e ovario supero. Gli stigmi sono brunastri e nastriformi.

Fiore femminile al microscopio

Incontro ravvicinato
Fiore femminile appena fecondato. L’ovario si è ingrossato e il calice è ora solo un residuo; si riconoscono le linee di sutura dei tre carpelli.
Sezione longitudinale di singolo pistillo, la zona appuntita termina in quel che resta dello stigma, mentre al centro della massa reniforme si riconosce l’ovulo
Sezione trasversale del fiore fecondato (o frutto nascente), generalmente uno solo degli ovuli ce la fa: nella foto la regione in alto a destra, le altre due regioni sembrano andare a rapido deperimento.

Frutto

Infruttescenza in gennaio, le bacche sono ancora verdi, imbruniranno a maturazione. La foto mostra, per una felice circostanza, alche il grappolo dell’anno precedente, privo si frutti ormai caduti.
Le spighe (rachille) sono attaccate in gruppi al grosso e robusto peduncolo
Frutti qualche tempo dopo, sparsi tra le spighe.
Frutti maturi. colore giallo aranciato carico, pelle coriacea; residui di calice a formare una coppetta alla base e di stigma dall’altra parte.
Una drupa, come già detto, tutta seme e poca polpa: a sinistra seme ricoperto da esile endocarpo, a destra la polpa (mesocarpo) rivestita dalla buccia (esocarpo).

Seme

Seme nudo, col tipico taglio longitudinale, e il suo velame di consistenza cartacea
Sezione longitudinale con embrione diviso in due metà. La regione bianca e traslucida è l’endosperma.

Embrione al microscopio

Embrione e il suo alloggiamento. Si riconosce la regione giallognola della radichetta e quella della piumetta all’estremo opposto.

Superficie dello stipite

Superficie dello stipite grigio-marrone. Nelle piante più anziane i residui delle foglie cadono lasciando cicatrici a forma di rombo.
Ritratto del rivestimento dello stipite di una anziana canariensis dell’Orto Botanico di Napoli (terrazza su Via Foria).

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