25 Aprile – Un giardino per ricordare

Si chiama Giardino Caduti della Resistenza, e uno si aspetta un Parco della Rimembranza con tanto di vetusti cipressi e lecci, e le targhette in ricordo dei caduti. Niente di tutto questo, l’atmosfera è meno grave, quasi gioiosa: le piante, tutte molto giovani e di specie diversissime, alcune inconsuete per Padova, sono distribuite lungo aiuole che costeggiano percorsi pedonali tra palazzine fittamente abitate; e nella vicina Piazza Caduti della Resistenza è presente una sola targa con una mezza dozzina di nomi.

Entrando da Via Varese, un vialetto conduce ad un piazzale in parte lastricato, in parte con ampie aiuole. Da sinistra: Acer saccharinum, Carpinus betulus, Prunus avium.
Sulla destra una strada interna adornata all’ingresso con giovani Trachycarpus fortunei. L’albero a sinistra nella foto è un giovanissimo Giuggiolo, Ziziphus jujuba.
I suoi sottili rami in inverno, quasi una composizione astratta.
Foglie primaverili, qui la pagina inferiore. Questa pianta non è frequentissima in città, nonostante in Veneto fosse presente quasi in ogni casa contadina e il brodo di giuggiole assumesse connotazioni leggendarie.
Acer saccharinum, pieno di vita e di polloni. Il colore predominante del Giardino è il giallo degli edifici.
Prunus avium…
…frutti in aprile
Carpinus betulus. Sul piazzale si affaccia una struttura singolare, l’ingresso di una sorta di serra…
…che funge da cortile per civili abitazioni. L’ambiente è ricco di piante esotiche, ma serve un apposito post per poterne parlare diffusamente.
Il Giardino visto dalla parte opposta, sono ancora visibili sulla sinistra l’Acer saccharinum e il Carpino; seguono un carpino gemello, e un giovanissimo frassino.
Alcune piante, come questo alberello di Crataegus x lavallei Carrierei, portano cartellini, ma non si tratta di caduti partigiani, bensì di riconoscimenti all’impegno civile.
Giovane Frassino anch’esso cartellino munito.
Nel piazzale centrale campeggiava un Gelso, si confronti la cartina MyMaps. Oggi ridotto a moncherini. Un effetto della “riqualificazione” del giardino?
Un filare intero di Arbutus unedo, una vera rarità.

Una parte del Giardino è consacrata al ricordo dei caduti per i bombardamenti. Padova ha subito molte incursioni aeree durante le due guerre, per un motivo o per l’altro la sua posizione geografia le ha sempre nuociuto: in un caso per la vicinanza al fronte; nell’altro perché importante nodo stradale e ferroviario, e questa zona era pericolosamente vicina a Campo Marte.

Uno dei rifugi antiaerei che spesso si rivelavano trappole per i civili che vi riparavano.
Un cippo ricorda uno di quei momenti terribili vissuti dalla città. Un ulivo e due piante di ginepro.
La pianta rampicante che copre il tetto sprofondato del rifugio è un Kiwi, Actinidia deliciosa.
Frutto di Kiwi più che maturo.
Quercus ilex.
Ancora una stradina interna fra i fabbricati, Pittosporum tobira.
Avviandosi verso l’uscita in Via Toselli si incontra un Acero montano. Qui in inverno.
Fiori in aprile.
Filare di catalpe in Via Toselli. L’alberello sulla destra in primo piano è un Parrotia persica.
Foglia di Parrotia persica in autunno si tinge di un rosso intenso. Albero molto ornamentale, anche i fiori sono affascinanti.
Via Toselli verso Piazza Caduti della Resistenza.

Il 25 Aprile 1945 il CLN ordina, da Milano, l’insurrezione armata. Anche Padova si solleva, e la battaglia per la liberazione della città ha luogo fra il 27 e il 28 Aprile. Il contributo in vite umane della città fu molto alto, sia fra i partigiani, sia fra i civili.

Non sono riuscito a trovare cosa accomuni questi nomi. Fra essi compaiono una medaglia d’argento al valore militare, Camporese Antonio capo di una squadra che agiva in questa zona, e Marangon Alfio, un partigiano ucciso dieci mesi prima; lo stesso giorno in cui fu assassinato Mario Todesco.
La Piazza. A sinistra Trachycarpus fortunei.

Rettifica

Appena pubblicato il post, mi sono arrivate ben due risposte alla mia richiesta su cosa accomunasse i nomi nella lapide: si tratta di persone residenti nel quartiere. Ringrazio Annita Maistrello del Centro Studi Feltrin, e Legambiente Padova, che avevo contattato dopo l’ascolto di questa interessantissima intervista.

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