Carpinus betulus – Carpino bianco, dal tronco a canne d’organo e elemento fondante della Foresta planiziale padana

Prima di cominciare la lettura, potete far partire questo video dalla durata di poco meno di quattro minuti, tratto da You Tube. Lo si può intendere come una sorta di colonna sonora del post; il brano di Grieg (Peer Gynt Suite No.1, Op. 46, 1. Movimento: Il Mattino) mi è sembrato adatto al contenuto, in modo particolare al commento iniziale.

La Pianura Padana era interamente coperta da foreste miste di Carpinus betulus e Quercus robur (Farnia), la così detta Foresta planiziale a querco-carpineto, un paesaggio completamente diverso dall’attuale totalmente antropizzato. Tuttavia la specie vegeta fino a quasi mille metri d’altezza, alle nostre latitudini, e così, sulle pendici delle montagne che si affacciano sulla Pianura, Prealpi e Appennino, cresce in boschi puri o assieme a faggi e, naturalmente, querce. In città è molto presente sia in viali sia in individui isolati: selezionare le foto fra le tantissime è stato arduo.

Filare di Carpini bianchi in Via de Silvestri a Città Giardino. In aprile, quando finita la fioritura gli alberi dispiegano completamente il fogliame.
Novembre. L’arboreto dell’Ospedale Busonera. Un doppio filare di Carpinus betulus
Un filare di esemplari molto più anziani al Parco Milkovich, in gennaio…
…e in giugno.
Uno degli esemplari più belli in città vive in Piazzale San Giovanni, vicinissimo all’omonima Porta. A sinistra una Farnia fastigiata.
In una splendida giornata di aprile. Il verde tenue dei rami non dipende dalle giovani foglie ma è dovuto principalmente agli amenti maschili.
Da vicino: amenti maschili numerosissimi e di colore verdegiallo.
Una vecchia conoscenza in Piazza Delia.
Lungargine Enea Codotto e Luigi Maronese, e il cippo commemorativo a loro dedicato. I due carabinieri furono uccisi in uno scontro a fuoco con un gruppo neofascista. Splendidi carpini ornano il monumento.

La foglia di Carpinus betulus è in qualche modo emblematica: molte altre piante derivano il nome specifico dal suo aspetto, ad esempio: Ulmus carpinifolia (noto a questo blog come Ulmus minor), Zelcova carpinifolia, Ostrya carpinifolia, quest’ultima, addirittura, ha nome comune: Carpino nero. Ma la nomenclatura linneana è spesso autoreferenziale: lo stesso eroe di questo post richiama la Betulla nel nome della specie, forse per la foglia o forse per il legno.

Nervature parallele e ben visibili su entrambe le pagine; il margine è seghettato, anzi, a ben guardare, doppiamente seghettato.
In autunno le foglie diventano di un giallo intensissimo, rivaleggiando, come in questa foto al Parco Perlasca, con aceri campestri, ricci e montani.
Foglia neonata. La pagina superiore conserva anche da adulta una leggerissima peluria.
Questo giovane individuo all’incrocio fra Via Acquette e Via Cerato, ha un modo tutto suo d’ingiallire.
Fiore maschile e femminile, uno sotto e l’altro sopra, mossa furba: si sfruttano le correnti calde ascensionali per trasportare il polline.
Ma, la pianta, facendo tutto da sola, non compromette la diversità genetica?
Anche i fiori femminili sono disposti in amenti.
Graziosi stigmi rossoviolacei emergono da minuscole brattee.
Il frutto è una piccola noce protetta da una brattea trilobata.
I lunghi amenti fruttiferi permangono molto tempo sulla pianta.

La corteccia è grigia e liscia, passandoci sopra con la mano si prova la stessa sensazione che si avverte con quella del Faggio. Con l’età non si screpola, ma nel fusto cominciano ad apparire delle strane scanalature; veri solchi, che fanno emergere singolari formazioni, tecnicamente: canule.

Giardino Cavalleggeri.
Orto Botanico
Parco dei Faggi.
Giardini Treves.

Il fenomeno è ben spiegato nel file del Professor Zanella, scaricabile qui sotto, che ne dà anche una possibile interpretazione.

Via Pighin (Otello Pighin, Medaglia d’Oro per la Lotta di Liberazione dal nazifascismo); la varietà fastigiata, dalle dimensioni modeste a dal fogliame compatto, è usata per abbellire piccoli spazi.
L’albero sopporta bene le potature, e i giardinieri ne approfittano; a volte anche troppo, finendo col rischiare il ridicolo.
Semenzaio domestico; Carpino neonato.
Giovani Carpini al Parco Europa
In autunno.
Al vicino Giardino Ognissanti
Via Giotto, prato del Monumento ai Caduti dell’11 Settembre 2011.
Fornace Carotta.
L’entrata del Parco Iris, abbellita da raggianti e gagliardi giovani carpini.

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