Cephalotaxus harringtonia – Cefalotasso di Harrington

Siamo giunti quasi senza avvedercene al centesimo post. Lo festeggiamo con una pianta esotica e affascinante che mi ha impegnato alquanto nella soluzione di un piccolo mistero.

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; fenologia; areale di origine; protologo e sistematica; etimologia; dove trovarli;


Protologo e sistematica

Cephalotaxus harringtonia (Knight ex J.Forbes) K.Koch
nome imposto nel 1873 dal botanico tedesco Karl Heinrich Emil Koch nella seconda parte del secondo volume Dendrologie a pagina 102, Erlangen, Editore Ferdinand Enke.

Rami principali per lo più in verticilli incompleti, molto espansi; rametti su 2 file, non molto patenti; foglie lineari, arrotondate all’estremità superiore, ma provviste di una punta distinta; amenti sessili o (quelli femminili sempre) brevemente picciolati, per lo più penduli; brattee terminanti in una punta lanceolata; fiori maschili (amenta secundaria) tutti sessili. (per la traduzione, tanti ringraziamenti a Gemini)

La storia tassonomica della specie è lunga e complessa come si evince dai tanti nomi tra parentesi e dalla particella ‘ex’; insomma, non manca proprio nulla – per le convenzioni vi rimando al post ‘Come scrivere i nomi delle piante‘.
1839: parzialmente descritto da Thomas Andrew Knight col nome Taxus harringtonii, e poi ancora da James Forbes con lo stesso nome. Dunque classificato come tasso.
1846: riclassificato da Philipp Franz von Siebold e Joseph Gerhard Zuccarini col nome Cephalotaxus drupacea. Dunque cambio di genere, ma cambiarono anche l’epiteto della specie, cosa sconsigliata dai più.

Come se non bastasse bisogna precisare che il nome Cephalotaxus harringtonia viola le regole grammaticali del latino botanico. Nel 2012 è stato corretto in Cephalotaxus harringtonii. Stiamo ancora aspettando il responso definitivo, ma credo resterà così.

Etimologia

Come scrive Koch nella stessa pagina: ‘L’epiteto Harringtonia fu dato in onore del Conte di Harrington ad Elvaston Castle, un appassionato di piante che per primo coltivò questa specie su larga scala.’


Fenologia

Fenologia minima

Areale di origine

Areale di origine (Native range)

Portamento

Cephalotaxus harringtonia è un albero giapponese non molto comune in città: Giardini dell’Arena, Parco dei Faggi (Giardino Sgaravatti), Giardino Santa Rita, Orto. Che io sappia non ce ne sono altri.

La specie ha portamento sia arbustivo sia arboreo. Questo individuo, un bell’esempio del primo tipo, abita ai Giardini dell’Arena in un ampio spazio fra il Viale Perlasca e il muro divisorio col Museo Civico.
Parleremo presto di lui in un prossimo post a proposito di una discutibile potatura. Intanto osserviamolo in un’immagine a campo più ampio. Lungo il muro: celtis, aceri, faggi.
Addossato allo stesso muro, verso la Cappella degli Scrovegni, un altro esemplare dal portamento molto diverso. La specie è dioica e questo albero è un maschio, mentre il precedente è una femmina. Attenzione: non c’è alcun collegamento tra portamento e sesso!

Foglia

Aghi piatti disposti su due file lungo il rametto, ma non su un unico piano, tendono piuttosto a disporsi a forma di V, a guisa di ali di colomba.
La parte inferiore di ogni ago è solcata da due eleganti strisce chiare. Il vertice si stringe molto assomigliando quasi ad una spina.

Corteccia

La corteccia di questo albero è uno splendore. Colorata di rosso, grigio, bluastro, è lucida e quasi iridescente.
Giardino Sgaravatti, una femmina dalla corteccia smagliante, qui dopo una breve pioggia.

Frutto

Molto caratteristici sono i ‘frutti’ (in realtà coni, trattasi di pianta gimnosperma, che han nome sarcoteste), una sorta di graziose, olive o per alcuni prugne, rosso violacee.
Maturano in due anni e completano la maturazione nel mese di ottobre.

Misteriose formazioni

Lo sviluppo di questi simpatici frutti ha rappresentato per me, durante la preparazione di questo post, un mistero. Cercherò ora di ripercorrere le riflessioni che mi hanno permesso di venirne a capo. Dopotutto il blog è anche un diario personale, così ho voluto che nell’articolo restasse traccia del lavoro sul campo.

Febbraio: le gemme, poste in cima ai rametti o sotto di essi, cominciano a ingrossare.

Strutture riproduttive femminili

Fiori femminili completamente dischiusi, a fine marzo.
Da questa foto si direbbe che in maggio, è questo il periodo dello scatto, comincino a maturare i coni femminili. E fin qui tutto bene…

Senonché sulla pianta si trovano nello stesso periodo anche misteriose formazioni, che in un primo momento fanno pensare a coni abortiti. Interpretazione però non verosimile poiché al contrario di quelli che ben presto seccano e cadono, hanno aspetto sano e florido.

Ricordando che i frutti per maturare ci mettono due anni, possiamo ipotizzare che quei soggetti alieni siano frutti in lenta maturazione. Si rende necessario un qualche riscontro. La prima cosa da fare è vedere come si presenta il fiore appena fecondato, serve una foto fra marzo e maggio nello stesso anno (ossia del primo anno), forse con un po’ di fortuna…

Aprile, fiori femminili che cominciano a fruttificare?

Occorrono altri elementi. Ritorniamo su un particolare di una foto già incontrata.

A destra e a sinistra compaiono cose completamente diverse: sulla destra un frutto formato e immaturo e lì vicino frutti che si avviano a imitarlo, a sinistra, anche se parzialmente coperte dalle foglie, formazioni che ormai riconosciamo come frutti allo stadio iniziale.

Dunque i frutti sulla destra si sono formati l’anno precedente (primo anno) e quelli sulla sinistra nell’anno in corso (secondo anno).

Ritornando a questa foto del Gennaio 2019, possiamo, finalmente, concludere che le ‘misteriose formazioni’ altro non sono che frutti formatisi nella tarda primavera del primo anno (foto del 2018) e che matureranno nell’estate secondo anno (foto del 2019).

Coni femminili: morfologia e sviluppo

Il cono femminile, protetto da scaglie robuste disposte a spirale
L’interno, si riconoscono gli ovuli ‘nudi’ (se ne vedono i micropili) e una nutrita schiera di brattee protettive.
Particolare di ovuli e brattee
Tolta una delle brattee (quella protettiva) si mostra la sottostante che alle ascelle (lateralmente) porta due ovuli (di cui uno non maturerà)
Ovulo con micropilo (il buco dal quale emergerà una goccia acchiappa polline)
La struttura che porta i frutticini di un anno
Conservano ancora la forma dell’ovulo, ma cominciano già a formare la sarcotesta che coprirà il seme.

Coni maschili

Fine marzo, coni maschili giunti a piena maturazione.
Si dispongono in doppia fila sulla parte inferiore dei rametti
Sono portati da un peduncolo alquanto lungo e ricoperto di squame avvolte a spirale.

Coni maschili al microscopio

Brattee protettive e sporofilli maschili in quantità
Vista laterale
Tolta una brattea appaiono sacche polliniche e sporofilli di cui si comincia a intuire la forma
Microsporofillo: una squama articolata in un asse e una sorta di scudo e tre sacche polliniche attaccate alla faccia inferiore
E questo è il retro, come in ogni tavola botanica che si rispetti.

Dove trovarli in città e altrove

Ma è ormai tempo di mostrare dove si può trovare l’albero in città, e, per questa volta, anche fuori.

Due esemplari vicini ai Giardini dell’Arena.
Un altro harringtonia vive nella zona preclusa al pubblico, ormai da qualche anno, negli stessi Giardini.
Ora, 2026, riaperta stabilmente – le cose in città cambiano continuamente.
Parco dei Faggi, uno splendido esemplare di certo molto anziano.
Giardino Santa Rita
Questa specie deve aver affascinato i giardinieri all’inizio del secolo scorso poiché compare in molti giardini storici. Qui al Parco di Villa Bolasco a Castelfranco Veneto.
Giovane esemplare al Parco di Ome. Un luogo da visitare.
Cephalotaxus harringtonia dal portamento arboreo all’Orto.

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