Metasequoia glyptostroboides – Metasequoia

Un signor albero dalla storia affascinante, ma anche i caratteri non sono da meno. Il portamento degli alberi maturi è imponente, e in quelli giovani non si fa fatica ad immaginare come diventeranno da grandi.

Giardini Santa Rita, un esemplare ben più alto degli otto piani dell’edificio! Chissà che felici gli abitanti di quegli appartamenti, almeno si spera…
Metasequoia in una aiuola di un parcheggio prossimo a Piazzale San Giovanni. Vicino, forse troppo, una Gleditsia triacanthos.

L’albero è una conifera che perde gli aghi in inverno, caratteristica che condivide con Larice, Taxodium disticum, e pochissime altre. La consistenza degli aghi è erbacea; il colore verde chiaro, dorato in autunno.

Aghi piatti, punta arrotondata, base stretta e quasi senza picciolo. Disposizione opposta di aghi e rametti.
Ottobre, gli aghi cominciano a ingiallire, ovviamente, dalla punta. L’albero assieme agli aghi perde l’intero rametto, quasi fosse una foglia composta.
Varie gradazioni dal verde acqua al giallo ocra. Le strutture verticali portano fiori maschili, che aspettano febbraio-marzo per dischiudersi.
Giovane esemplare al Parco Europa in novembre.

Foglie e infiorescenze maschili molto simili al Taxodium disticum (entrambe taxodiacee), il Cacciatore di Alberi è avvisato..

A sinistra rametto e aghi di Taxodium a destra glyptostroboides.
I fiori maschili (o coni) sono disposti in piccoli amenti disseminati sui rametti
Si distinguono le antere gialle che iniziano a maturare, e l’asse dell’amento.
Infiorescenze maschili.
Il fiore femminile, in realtà anche questo un cono.
Cono fecondato
In giugno
In aprile dell’anno successivo, dopo la caduta dei minuscoli semi.
Il fusto è dritto e possente, qui l’esemplare dell’Orto all’interno del recinto antico
Le radici sembrano penetrare nel terreno e risalire lungo il fusto
In realtà l’albero presenta una struttura a canule simile a quella del Carpino bianco
Corteccia grigio rossastra, in questa foto il colore è esaltato (falsato?) dalla luce del tramonto. Con l’età si sfalda in lunghe strisce strette e sottili.

L’albero non è molto comune in città, oltre a quelli menzionati lo si trova in pochissimi altri luoghi.

Un giovane esemplare vive all’Ospedale Giustinianeo
In giugno
Altri due individui abitano il Giardino Santa Rita (in tutto nel Giardino ce ne sono tre).
Anche il Giardino Treves ha la sua, giovane e un po’ scarruffata.
L’esemplare dell’Orto, forse il più vecchio in città
I due alberi più alti sono Metasequoia e Taxodium disticum a sinistra e a destra rispettivamente.
Guardando verso nord, ancora la sagoma della glyptostroboides e dietro i campanili del Santo.
L’esemplare del Parco Europa tre anni dopo.

Una storia incredibile

Il cartello in maiolica dell’Orto Botanico di Napoli narra la storia della scoperta di questa pianta. Il racconto è volutamente conciso, ma vale la pena aggiungere altri particolari (cfr. Jinshuang Ma) che rendono la storia, se possibile, ancora più interessante.

Nel 1941 ( in piena guerra mondiale) Shigeru Miki, un paleobotanico giapponese, istituì il nuovo genere Metasequoia, relativamente a fossili (rinvenuti prevalentemente in Oregon) precedentemente confusi coi generi Taxodium e Sequoia.

Nel 1943, un guardaboschi cinese, Chan Wang, si imbatte per caso in una conifera decidua nella provincia del Sichuan, che identifica come Glyptostrobus pensilis, una conifera della Cina meridionale. Due anni dopo, nel 1945, due coni della pianta arrivano in qualche modo al professore di dendrologia Wan-Chun Cheng, che si rende immediatamente conto che non era una Glyptostrobus ma qualcosa di nuovo. Dopo due anni di approfondimenti Cheng conclude che l’albero doveva appartenere ad un genere sconosciuto e coinvolge nella cosa Hsen-Hen Hu (1946), una autorità nella sistematica cinese. Hu, che possiede una copia dell’articolo del collega giapponese Miki sulle metasequoie fossili americane, non ha dubbi: si tratta del genere Metasequoia. Resta il mistero di come Hu potesse avere una ristampa dell’articolo del ’41 del collega giapponese, visto che i due paesi erano coinvolti in una guerra lunga e feroce (un bell’esempio di come il desiderio di conoscenza unisca i popoli e superi ogni avversità!)

Due secolari glyptostroboides, fotografate nei luoghi del primo rinvenimento, da Jinshuang Ma, autore del dettagliatissimo articolo già citato.

Hu, che aveva studiato ad Harvard nel 1925, si mette in contatto col collega californiano R. W. Chaney. Parte immediatamente un progetto internazionale che porta al reperimento di ben 2kg di semi, immediatamente distribuiti in tutti gli orti botanici del mondo. Finalmente, coi canonici tempi degli accademici, nel 1948 i professori Hu e Cheng pubblicano l’articolo che consacra il nuovo albero col nome Metasequoia glyptostroboides Hu Cheng.

L’Orto di Padova pare sia rimasto, incredibilmente, estraneo a tutto questo sommovimento poiché la sua Metasequoia risale solo al 1961.

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