Dai platani degli Eremitani ai cedri di Piazza Antenore, e nel mezzo tante specie arboree e signorili palazzi

Un percorso nel centro della città dove gli alberi non abbondano di certo e che tuttavia riserva piacevoli sorprese. Sarà anche l’occasione per dare maggiore spazio alla descrizione degli edifici e dei luoghi incontrati.

La zona circostante Piazza Eremitani nella Pianta del Valle (1782). Il perimetro della Piazza è rimasto identico, ma nei dintorni son cambiate tante cose: Corso Garibaldi – parte centrale dell’asse viario spina dorsale della città, che dal Pedrocchi porta alla Stazione; i due ponti sul Piovego presso Via Porcilia; il Palazzo Donghi-Ponti; il tombinamento del Naviglio Interno e l’interramento del Canale di Santa Sofia, opere quest’ultime mai abbastanza deprecate.
Facciata a capanna, ampio rosone centrale, in basso una sorta di loggia ad arcate con al centro il portale principale. Le fanno corona, almeno dalla prospettiva della foto, un Tasso (anzi una Tassa) e un deodara. Numerosi sono i tassi che abitano la piazza, di essi abbiamo parlato diffusamente in un post appositamente dedicato.
Quanto al Cedro, una pianta bellissima, è obbligatoria una visita ravvicinata facendosi circondare e coprire dal suo manto.
Il rosone posto centralmente, e ornato da quattro occhi, ha una simmetria dodecagonale sia per rotazione attorno al centro sia per riflessione sui dodici assi. Sobri i motivi ornamentali, in accordo con l’austera serenità della facciata.
Sul lato sud monumentali platani (Platanus x acerifolia) ombreggiano la parete della chiesa gremita di cappelle, alle quali è impossibile perfino accennare.
Il portale del Baroncelli (Nicolò del Cavallo) e dietro la Cappella Cortellieri.
Proseguendo verso l’abside impossibile non ammirare un vecchio Cipresso scampato al bombardamento del ’44.
Un tasso scapigliato nel giardino dell’abside. Dietro il campanile, e a sinistra l’abside della Cappella degli Ovetari (quella del Mantegna, come tutti sanno). La foto è presa dal portico del palazzo che custodisce l’Ercole dell’Ammannati. Opera tra le più importanti della città, ma celata alla vista dei padovani.

Tempo è ormai di proseguire. Risaliamo la Piazza ripercorrendola da est ad ovest e imboccando Via Mantegna. Attraversato il passaggio pedonale su Riviera dei Ponti Romani guadagniamo Corso Garibaldi.

Non prima però di ammirare la facciata posteriore di Palazzo Donghi (1913, poi ampliato da Ponti nel 1961). Un monumento al Risparmio e al Lavoro in stile moderatamente liberty.
La facciata sul Corso, di certo più monumentale, ma non necessariamente più bella. A sinistra l’asse viario che porta alla stazione e in basso a destra una vecchia conoscenza: la giovane Chamaerops humilis che di recente ha sostituito, non si è mai capito perché, una florida e bellissima azalea.
Cedro deodara dei Giardini dell’Arena. Ci dirigiamo verso Piazza Garibaldi ex Piazza dei Noli.
Il posto è abitato da sempre. La Pianta del Valle mostra ancora alla fine del Settecento i tratti di una città medievale. Resterà così fino all’inizio del Novecento quando, dopo la sistemazione del Corso Garibaldi, si passerà a rimodernare Piazza dei Noli e a creare un nuovo asse verso Porta Savonarola (Via Emanuele Filiberto). Prodromi allo sventramento del quartiere Santa Lucia.
Gli eleganti e severi Palazzo Menato e Palazzo Società Igea, veri contrafforti di Via Emanuele Filiberto; la loro realizzazione si deve agli architetti Torres e Peressutti rispettivamente. La foto è presa dal palazzo ex Upim e poi ex Rinascente, costruito sul luogo del settecentesco Palazzo Zaborra.
Da quando il Liston è divenuto zona pedonale (anni ’80) abitano la Piazza sei Magnolia Kobus, piante dalla splendida fioritura, che anticipa le foglie.
Due di questi alberi hanno sempre un certo ritardo rispetto agli altri, e ogni anno in marzo, quando fiorisce la specie, danno immancabilmente l’impressione di non essere riusciti a superare l’inverno. Sullo sfondo una recente costruzione: la piazza sembra non trovare mai una sistemazione definitiva.
La Piazza porta il nome di Garibaldi da quando la statua dell’eroe fu qui collocata nella seconda metà dell’Ottocento. Dal 1954 è ritornata la Madonna dei Noli, opera attribuita al Bonazza, che nella parentesi garibaldiana dimorava nella vicina chiesa di Sant’Andrea; svetta poggiata in cima ad una colonna collage di pezzi di origine romana. Una lunga storia intrisa di devozione e corporativismo, troppo lunga da raccontare.
Da qualche tempo all’imbocco del Liston vive un gruppo di Cordyline australis una pianta dalle dimensioni contenute che in primavera allieta il passeggio, di padovani e non, con una fioritura vistosa.
Piccoli e numerosissimi fioretti disposti in un grappolo di grappoli (pannocchia)
Simmetria esagonale, piuttosto rara fra gli alberi, petali stretti e candidi. Dello stesso colore pistillo e filamenti degli stami. Giallissime antere. Fecondazione, a quanto pare, ad opera degli insetti (entomofila).
Da qualche tempo giace fra i tronchi delle cordilinee il quadrante di un orologio solare orizzontale. Un manufatto pregevole a guardarlo attentamente. Manca però dello gnomone a triangolo, pur essendo dotato dei fori per alloggiarlo (le macchioline nere lungo la linea delle 12), ed è anche privo di piedistallo; insomma, dà l’impressione di essere buttato lì, fra le cicche e le cartacce, come una cosa senza valore.

Imbocchiamo Porta Altinate, in epoca romana la via verso il Veneto Orientale e il Friuli, giriamo subito a destra e ci avviamo sotto nuovi e vecchi portici lungo Riviera dei Ponti Romani, risalendo il tracciato del Naviglio Interno.

La fermata del tram della Linea 1 ornata da una manciata di alberi di cui due tigli, ancora una volta americani.
La strada si stringe in corrispondenza dell’invadente retro del Palazzo del Bo e improvvisamente sbucati in Via San Francesco appare Piazza Antenore. Non sono, per una volta, i palazzi signorili della piazza ad attrarre per primi l’attenzione ma due bellissimi cedri dell’Atlante dal colore verdeblù e dal portamento elegante…
…che fanno dimenticare di trovarsi in presenza di un essere veramente ‘grosso’.
Palazzo Romanin, rifatto in stile neogotico nell’Ottocento. Una lapida millanta la permanenza di Dante. Non è facile fotografare la piazza ché è piccola e costantemente ingombra di auto.
A proposito di millantatori: la Tomba di Antenore. Troppo bello tuttavia il richiamo ad una storia così antica per non cullarsi nel dolce sonno di una innocua bugia. A sinistra la tomba del Lovati colui che la scoprì e per primo la indicò come sepoltura dell’eroe.
Nel 1985 campioni dei resti del corpo rinvenuto nella tomba furono spediti a Tucson in Arizona per datarli col carbonio 14. Si appurò che la morte di chi aveva abitato quel corpo era avvenuta fra il III e IV secolo. Una vicenda alla quale ha partecipato una cara conoscenza di questo blog, il Professor Giulini.
L’area della piazza nella Pianta del Valle occupata dalla Chiesa di San Lorenzo alla quale era addossata la tomba. In entrambe le foto precedenti è visibile un lacerto del muro della chiesa; chi la demolì ebbe la sensibilità di conservarlo.
Clerisseau, Veduta della tomba di Antenore a Padova, 1760, Ermitage San Pietroburgo. Si distinguono la chiesa e la tomba del Lovati. La segnalazione di questo quadro testimonianza si deve a Antonio Rigon.
Il lato sud della piazza è chiuso dalla facciata del Palazzo della Provincia, costruito negli anni ’30 del Novecento sulla chiesa dell’ex monastero di Santo Stefano per ospitare la Prefettura fascista. La storia delle due chiese che si dividevano il luogo è complicata, vi rimando a questo link per sbrogliare la matassa. Del convento benedettino di Santo Stefano rimane il chiostro, da sempre cuore palpitante del Liceo Tito Livio.

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