Pterocarya fraxinifolia (Poir.) Spach – Sistematica e etimologia
Nome imposto da Eduard Spach in Histoire naturelle des végétaux – Phanérogames, Volume secondo, Parigi, 1834. Il libro fa parte di un’opera monumentale (l’ultimo volume è del 1848) dove Spach espone il suo sistema tassonomico limitatamente alle piante ‘a nozze manifeste’. La struttura della classificazione è istruttiva, ma non è possibile nemmeno sfiorarla, le dovremo dedicare prima o poi un post. Spach nacque da famiglia piccolo borghese a Strasburgo nel 1801 e morì a Parigi nel 1879 (l’anno dei Genera Plantarum di Jussieu). Studiò a Parigi dove insegnava de Jussieu, ma fu Mirbel a prenderlo sotto la sua ala facendolo entrare al Muséum national d’histoire naturelle dove, con vari incarichi, lavorò per tutta la vita identificando e catalogando decina di migliaia di piante (la sua opera comprende ben 14 volumi). Al suo elogio funebre Édouard Bureau disse di lui (non si capisce se sinceramente o con sottile ironia): ‘La vita di Monsieur Spach fu fatta di lavoro, di modestia e di dedizione. È difficile raccontare una tale esistenza, nella quale tutti i giorni si assomigliano, ma ci si deve inchinare davanti ad essa, poiché tale vita riassume un attaccamento assoluto alla Scienza e al dovere’.
I nomi precedenti fanno riferimento al genere Juglans, ma il frutto è una noce senza mallo, così non è una drupa come per quel genere. La descrizione si concentra sulla forma di foglie e foglioline, caratteri che ritroveremo nel seguito. Nulla è detto su fiori e frutti: li trovate nel protologo del genere.
Fenologia minimaAreale di origine (native range)
Portamento; dove trovarli
Albero maestoso dall’ampia e fitta chioma; anche se il tronco si biforca presto raggiunge ugualmente notevoli altezze. In un parco ha bisogno di tanto spazio, ma regala un’ombra compatta – e vi assicuro, non è stato facile fotografare le parti al coperto.
Giardini Reali a Venezia.Esemplare monumentale a Brera.Come non ricordare l’incredibile esemplare di KewIn città due fraxinifolia vivono in un giardino a Chiesanuova (Via Pelosa)Un gruppetto abita, da almeno i primi del ‘900, al Parco dei Faggi. Fa una certa impressione avvicinarsi ai possenti fusti.
Foglia
Foglia composta, imparipennata, ma a volte l’ultima fogliolina può mancare. Molto grandi, fin oltre mezzo metro.Pagina superiore verde brillante, liscia e senza peli; rachide più chiaro quasi giallastro, picciolo piuttosto corto in proporzione. Foglioline allungate con base ottusa e vertice moderatamente acuto.Pagina inferiore più chiara, le foglioline centrali raggiungono i quindici centimetri di lunghezza.Foglioline sessili, si sovrappongono alla base, bordo finemente seghettato In novembre si fa notare per un severo foliage. La Giardineria comunale di Padova; sullo sfondo il Cimitero Maggiore.
Fiore
Pianta dioica. Infiorescenze maschili in amenti compatti.
Fiore maschile al microscopio
I singoli fioretti, privi di corolla, son portati da una brattea allungata (un po’ come in tutte le Juglandaceae)Faccia inferiore, si riconosce la brattea a sei lobi di varia forma e, sulla destra della foto, si distingue pure una bratteola triangolare appuntita che completa la struttura.
Diagramma fiorale del fiore maschile
Forse vale la pena costruirsi un diagramma fiorale. Sei brattee saldate alla base o, piuttosto, una brattea a sei lobi, nella cui parte interna sono attaccati, con brevissimi filamenti, una decina di stami. La bratteola non è disegnata. Diagramma molto simile a quello del cugino Juglans nigra, cui vi rimando anche per quello del fiore femminile.
Infiorescenza femminile in lunghi amenti penduli… …in vero esageratamente lunghi, anche oltre mezzo metro. Più esattamente trattasi di spighe con fioretti sessili inseriti a spirale
Fiore femminile al microscopio
Inserzione del singolo fioretto, tra fiore e asse è visibile un piccola bratteolaLato superiore del fiore (verso l’asse). Si riconoscono a partire dal basso: una struttura a coppa (brattee che diventeranno ali nel frutto maturo); calice a quattro lobi (il fiore è privo di corolla); breve e tozzo stilo; stigma bifido e ampio, bellissimo nella struttura frastagliata e nei colori diafani dal bianco al roseo aranciato. Lato opposto. Senza parole…Sezione dell’ovario. Al centro si distingue l’ovulo attaccato alla placenta, ai lati le sezioni delle brattee.Sezione longitudinale un mese dopo. Si osservano distintamente le tracce delle brattee e dei sepali, e lo stigma rinsecchito. Meno chiaro è il resto: si intravvedono i due carpelli saldati tipici della famiglia e, fra loro, una macchiolina che sembra l’ovulo. Per capire meglio il tutto conviene tornare a un analogo ingrandimento di Juglans nigra.Eccolo da intero.
Frutto
Infruttescenza immaturaFrutti ancora verdi ma completamente formati. Le ali sono interamente dispiegate e bene si riconosce il modo in cui si avvolgono tutto intorno. In cima al frutto una sorta di torretta con residui di stigma.A maturità i frutti diventano marrone e secchi, e le ali assumono consistenza cartacea. Restano a lungo sulla pianta.Frutto maturo. A sinistra il lato superiore che presenta un incavo dovuto all’inarcarsi della ali, a destra quello che sembra un taglietto (verticale) è la traccia dell’attaccatura al rametto.Vista di tre qurti della base del frutto.
Embrione al microscopio
Sezione della noce matura (dopo non pochi tentativi). A destra il fusticino dell’embrione (ipocotile) e la radichetta in parte nascosta dal guscio; a sinistra i due cotiledoni. Il cono in cima (a sinistra) è la torretta di cui si è già detto.
Corteccia
Corteccia grigio marrone, solchi scuri e creste piatteDa giovane il disegno è più evidente (come certi tessuti di velluto a coste).