Ortensie rosa,
ortensie azzurre
docili alla tua mano.

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametto; fenologia; areale di origine; protologo e sistematica; etimologia; dove trovarli;
Protologo e sistematica
Hydrangea macrophylla (Thunb.) Ser.
Nome imposto da Nicolas Seringe (1776–1858), medico e botanico francese, in Prodromus Systematis Naturalis Regni Vegetabilis (a cura di Augustin Pyramus de Candolle), pubblicato da Treuttel e Würtz, Parigi, 1830.

La pagina 15. ‘Rametti leggermente pelosi, foglie obovate, acuminate, nitidamente dentate e leggermente pelose su entrambe le pagine; ombrella terminale, composta e radiante. Cresce in Giappone. Viburnum macrophyllum Thunb. Flora Japonica, pagina 125. (Visto essiccato nell’erbario [Jules Paul Benjamin] Delessert)’. Molto strano il riferimento a tutti quei peli, poiché la pianta è glabra dappertutto.

La pagina 125 del libro di Thunberg. ‘Viburnum con foglie obovate, acuminate, dentate, glabre. Tutta la pianta è glabra. Il fusto è cilindrico [a sezione circolare], così come i rami. Le foglie sono opposte, picciolate, obovate, acuminate, dentate, nervate, glabre, più pallide sulla pagina inferiore, larghe un palmo e poco più lunghe. Il picciolo è tre volte più corto della foglia. L’ombrella è terminale, composta, con fiori radianti.‘
Etimologia
Il nome di specie lo impose Thunberg che dice la foglia ‘larga un palmo e poco più lunga’; il termine deriva ovviamente dal greco (makrós, grande, e phýllon, foglia).
Per il nome del genere dobbiamo spostarci in Virginia dove John Clayton raccoglie centinai di piante e le manda, con dovizia di particolari, a Jan Frederik Gronovius (mecenate di Linneo: si fece carico delle spese di stampa niente meno che del Systema Naturae nel 1735). Dalla collaborazione fra i due nasce: Clayton, Gronovius, Flora Virginica, Leida, 1739-45. Il botanico olandese attinge al greco: hydro che vale acqua e angeion che sta per vaso, dunque vaso per l’acqua. La scelta deriva quasi certamente, credo, dalla descrizione di Clayton ‘piccolo recipiente bicapsulare pieno di semi minutissimi’ che doveva sembrare un vaso per l’acqua.

A questo punto è d’obbligo riportare la descrizione di Gronovius. La prima parte racchiude quanto annotato da Clayton per il campione d’erbario n. 79, a cui non aveva dato, giustamente, un nome. Significativo il riferimento al ‘Tino’ (Viburnum tinus) che aveva ingannato Thunberg. Scusate le peregrinazioni che vi ho inflitto, ma la storia era decisamente intrigante…
Fenologia

Areale di origine

Portamento
Arbusto ampio e compatto, chioma fitta di grandi foglie verde smeraldo, fioritura esuberante.



Foglia




Rametti


Corteccia

Fiore














Frutto
