Giardino Storico Treves: gli alberi 1

Il primo fra i giardini storici della città e anche il più bello, nonché famosissimo. Non è facile scrivere di questo luogo ricco di storia e di splendidi alberi. Ci limiteremo a ricordare alcune delle numerosissime specie che vi abitano, e a sfiorare appena gli elementi architettonici e la sua storia. Ugualmente difficile è cogliere la topografia del luogo, del resto ciò è voluto, poiché è tipico del giardino romantico all’inglese indurre un senso di smarrimento nel visitatore; a questo servono i numerosi e intricati sentieri, le improvvise collinette, il fitto delle macchie, i più o meno celati passaggi sul corso d’acqua (Canale San Massimo) che divide in due il Giardino. Una mappa vi aiuterà ad orientarvi se amate questo genere di cose.

Se poi avete a cuore la storia della famiglia e dei personaggi che idearono e vissero il Giardino, questo è il vostro libro: M. Massaro, Palazzo Treves dei Bonfili e il suo giardino.
Ma bando agli indugi: passiamo agli alberi, senza por tempo in mezzo.

L’entrata e l’area a sudovest

celtis australis
L’ingresso dei giardini, ad accoglierci un Bagolaro dai rametti sottili e sfrangiati.
Imboccato un vialetto nella direzione del fiume, e superato un Calicanto d’inverno addossato al muro di cinta, si incontra un gruppetto di catalpe; qui coi colori autunnali. I sottili baccelli restano a lungo sulla pianta.
Luglio, frutti di fresco dati fuori.
Sempre sul lato sinistro del sentiero, un Cedro deodara dai rami punteggiati di coni maschili. Ottobre.
Sul lato destro del vialetto una femmina di Acero negundo. La foto e di gennaio, l’albero ha perso da un pezzo tutte le foglie, ma non i frutti che lo tingono di macchie marrone.
Al centro un notevole Acero montano (Acer pseudoplatanus), a sinistra il negundo e più indietro il deodara. L’alberello in basso è un Cornus florida First Lady, un arbusto che in autunno si tinge di rosso.
Sulla sinistra, confinante con la vecchia casa del giardiniere, si apre uno slargo abitato da piante preziose: in primo piano due vetusti carpini bianchi dai tronchi fortemente canulati, un Tiglio nostrale (Tilia platyphyllos) a destra, e un Platano orientale che copre parzialmente la vista di una porta.
I seni profondamente incisi di Platanus orientalis, una vera rarità dopo che l’Europa è rimasta invasa dall’ibrido, Platanus x acerifolia, che il Nostro aveva subito generato dall’unione col Platano americano.
Spostandosi verso il Canale si incontra un magnifico Tiglio nostrale, situato a metà fra terra e acqua. Più in là un Olmo e addossata al muro una Broussonezzia di certo spontanea.
Il platyphyllos in aprile, poco prima di fiorire. La foto è presa dal ponte più occidentale. A sinistra una piccola altura alla quale si accede con pochi scalini…
…lo spazio è ornato da numerose piante fra cui un imponente Alloro, un Faggio fastigiato e una Magnolia.
Sembra fatto apposta per piccole rappresentazioni. In questa foto componenti dell’Associazione Vox Artis presentano una iniziativa dal forte carattere culturale tenutasi nel Giardino il 20 Settembre 2020. Non è possibile qui renderne conto, le dedicheremo un post ad hoc.
Un sentieretto aggira l’altura lasciandosene un’altra sulla sinistra dove spicca una vecchissima Tassa.
Taxus baccata al centro, a sinistra si riconoscono il florida e il negundo, dietro si vede la cima di un possente Platano che vive su un’altra collinetta più vicina al fiume.

Ma ecco improvvisamente apparire una cara conoscenza: l’incredibile Celtis occidentalis che pur abbattuto continua a prosperare.

Di recente ho appreso dal Professor Patrizio Giulini (la memoria storica degli alberi in città) che fu abbattuto negli anni cinquanta da un temporale. Personalmente lo ricordo sempre così, sin dal tempo in cui da studente andavo, quasi quotidianamente, nel Giardino dalla mia abitazione in Via Ospedale.
Lezione di dendrologia en plein air, pronti ad osservare qualcosa di singolare.
celtis occidentalis
Nel Bagolaro americano la corteccia si fessura profondamente sollevando lunghe creste che in questo esemplare sembrano formare graziose losanghe.

L’aera sudest

Procedendo verso il secondo ponte si incontrano sulla sinistra molti alberi, fra i quali fa bella mostra di sé, in tutte le stagioni, un Fagus sylvatica Purpurea.
Da sinistra, Acer campestre, Ginkgo biloba, Liriodendron tulipifera. In secondo piano a lambire il Canale: Taxus baccata e Metasequoia gliptostroboides.
Foglie e frutti del Ginkgo in una splendida giornata di settembre
La foglia quadrilobata e a tre seni del Liriodendron. Albero particolarmente abile a catturare le polveri sottili, cosa utilissima in una città come Padova; purtroppo non ce ne sono molti in giro.
Frutto della glyptostroboides, esistono pochissime piante di questa specie in città.
Il sentiero che stiamo percorrendo corre parallelo ad un altro che lambisce una collinetta dove dimora un notevole Platano, ne avevamo già notato la cima parlando della Tassa più su. A destra due bagolari e l’Acero campestre.
Proseguendo giungiamo all’angolo estremo di sudest dove vivono un Gelso pendulo e un Acero saccarino.
La corteccia liscia e dai colori cangianti del saccarino.
Volgendoci indietro verso il percorso fatto, ritroviamo la Metasequoia e il Ginkgo; in fondo il Faggio purpureo e il Bagolaro abbattuto. Delle difficoltà ad orientarsi abbiamo già parlato, altrettanto difficile è fotografare tutti questi alberi che giocano a nascondersi.
Il cammino per il momento finisce qui, in un prossimo post attraverseremo il ponte a schiena d’asino e visiteremo la parte a nord del fiume. Mentre un altro articolo sarà dedicato ai numerosissimi arbusti variamente colorati e profumati disseminati per il Giardino.

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