Il sentiero della Valle del Trella – nel Parco dei Monti Ausoni fra lentischi, terebinti e altre specie della Macchia mediterranea

Il percorso si snoda nel Comune di Lenola lungo una amena valletta solcata dal torrente Trella, che dà il nome anche al colle a nord dell’abitato. Un cartello segnala che il sentiero segue l’antica strada, della quale compare ancora in qualche tratto il selciato, che collegava Lenola a Pastena, un centro abitato un po’ più a nord. Le specie che si incontrano sono tipiche della Macchia mediterranea e alcune diverse dalle piante che si possono incontrare sui Colli, così il post sarà l’occasione per parlare di nuovi alberi.

Mappa modificata da My Mapps di Google.
L’abitato di Lenola visto dal Rifugio Appiolo. Una uggiosa giornata di maggio dal fascino particolare.
Al bordo del sentiero giovani aceri di Montpellier (Acer monspessulanum) un albero signorile della Macchia.
Il tronco quasi interamente ricoperta da un lichene a fogliette verdastre (Flavoparmelia caperata)
Foglia trilobata e dal lungo picciolo, bellissima anche per il colore verde intenso.
Quando il sentiero comincia a inerpicarsi è la volta di un esemplare adulto e solitario, a guardia di una incredibile siepe di biancospini.
Ben presto si incontra uno dei protagonisti del paesaggio: il Lentisco (Pistacia lentiscus – e il pensiero corre a Susanna la sfortunata eroina biblica), che vive quasi in ogni balza o pianoro. A destra un giovane Cerro (Quercus cerris) svetta con la sua chioma slanciata e piramidale.
Le caratteristiche foglie paripennate da picciolo e rachide alati. Coriacee al tatto; il colore è verde profondo e tale resterà per tutta l’estate, senza mai impallidire anche coll’arsura estiva.
I piccoli fiori maschili senza corolla e dalle antere cremisi
Un gruppo di cerri abbarbicati a una scarpata, la macchia in questo tratto di sentiero è fitta: più sotto c’è un profondo vallone scavato dal torrente.
La foglia è lunga, stretta e con profondi seni.
Arrivati al Passo la strada si fa improvvisamente pianeggiante e compaiono i resti dell’antico selciato. Sembra di percorrere il Verde Cammino della Terra di Mezzo.
A sinistra in primo piano un biancospino ancora fiorito, cresciuto ad alberello, e più oltre un grande albero che sembra un carpino (Carpinus betulus).
Foglie molto simili a quelle del carpino, ma c’è qualcosa di strano: sono come miniaturizzate…
Il mistero è presto risolto: per fortuna ci sono i frutti e la brattea protettiva della piccola noce denuncia la specie: Carpinus orientalis. Questa pare una piccola foglia un po’ allargata, mentre quella del cugino Carpino bianco è trilobata.
Il Basso Lazio è ben dentro il limite settentrionale dell’areale della specie che si estende per tutta l’Italia centromeridionale, i Balcani e le coste della Turchia. La zona dove passa il nostro sentiero ne è ricca. Le piante crescono nel terreno calcareo e sembra vivano di sole rocce.
Un po’ come questo Nocciolo (Corilus avellana)
Qui sul Passo la stratificazione assume forme diverse: a ovest verso il Monte Chiavino la roccia sedimentaria appare a lastre squadrate e ben riconoscibili,…
…ad est verso il Trella il calcare sembra provato dall’azione degli elementi.
Un’altra specie che compare nella Macchia è il Terebinto (Pistacia terebinthus); differisce dal Lentisco per le dimensioni (è un alberello un po’ più grande) e per le foglie imparipennate, inoltre rachide e picciolo sono senza ali. Nella foto foglie da poco spuntate; la specie non è sempreverde.
Frutti appena formati
Superato il passo, il sentiero digrada dolcemente verso il piccolo altipiano di Piana della Corte. Prima di ripercorrere il sentiero in senso inverso ci concediamo una breve deviazione.
Scelta premiata con la vista di un enorme Cerro.
Il versante est del Trella è rimboschito a pini domestici, una decisione di qualche decennio fa oggi non molto apprezzata: altri tempi altra sensibilità. Tuttavia la pineta è comunque bella sia a vederla dall’esterno sia addentrandosi con brevi puntate.
Improvvisamente, in prossimità del passo, tra suoni di campanacci appare un gruppo di capre al pascolo.
La razza è quasi certamente Bianca monticellana, grandi orecchie piatte e curiosamente parallele al muso, corna voluminose e divergenti, un mantello candido come recita il nome.
Si ridiscende fra pareti di ginestre fiorite (Spartium junceum)
E lì vicino i colori smaglianti di un Gladiolus italicus (Gladiolo dei campi)
In prossimità delle case, ma anche di terreni coltivati, è normale la presenza di cipressi; una pianta apprezzata di certo per la sua eleganza.
In primo piano un Sambuco fiorito e sullo sfondo coltivazioni di ulivi.
Uno dei tanti scorci su Lenola; l’attuale verso di percorrenza del sentiero ne agevola la visione.
Un gruppo di Cornus sanguinea in boccio.

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