Crataegus monogyna – Biancospino

Oh! Valentino vestito di nuovo, / come le brocche dei biancospini! endecasillabi che da bambini facevamo a gara a mandare giù a memoria. Forse dalla metrica un po’ incerta, come a volte capita all’inizio nelle poesie. Ma è alle rime che seguono che la mente anela per cercare il meritato riposo: solo, ai piedini provati dal rovo, / porti la pelle de’ tuoi piedini;[…] Per gustarla tutta potete andare qui.

Di marzo per la via
della fontana
la siepe s’è svegliata
tutta bianca,
ma non è neve,
quella: è biancospino
tremulo ai primi
soffi del mattino. (Umberto Saba, Il Biancospino, Canzoniere 1921)
Ma è nel Proust della Recherche che il biancospino riceve piena soddisfazione. Troppo lunghe le citazioni per riportarle qui, chi vuole può approfittare del file che devo ad una cara amica.

Il portamento è spessissimo arbustivo, come si è capito e come tutti sanno, ma in città si trova preferibilmente sotto forma di alberello. Addirittura ne sono stati piantati interi filari come in Via Goito.

Verso il Cavalcavia; a sinistra la torre dell’Aeroporto
Verso Piazzale San Giovanni.

La specie fiorisce già in aprile, con buona pace del ‘mese mariano’; ma ormai tutto anticipa. Per molti la fioritura è invece all’inizio della primavera, confondendolo probabilmente con il Prugnolo (Prunus spinosa), che in realtà mette i fiori prima delle foglie, mentre il Nostro lo fa dopo.

Prunus spinosa in marzo, Campo dei Girasoli. Sullo sfondo un maschio di Salix alba fiorito.
Boccioli alla fine di marzo.
Fiore a simmetria pentagonale, con antere scure che spiccano sul bianco, o a volte rosa, dei petali.
Un solo stilo, carattere che lo distingue dal cugino Crataegus laevigata che ne ha tre.
Le due piante sono per il resto molto simili, così quando si è assaliti dal dubbio non resta che controllare.
L’odore è lieve, se il fiore è sulla pianta, ma tende a diventare sgradevole se ne è staccato. I frutti sono rossi e maturano in autunno. Nella foto (fine di aprile) frutti dell’anno precedente.
Novembre, nella foto tracce della infruttescenza a corimbo.
Impressionante fruttificazione all’Energy Park.
Un solo seme. Il residuo del calice denuncia un ovario infero.
In questo caso si sono conservati anche residui di stilo e stigma
Fiori appena fecondati in maggio.
Il nome volgare è parola composta: ‘bianco’ ovviamente dai fiori, e ‘spino’… provate a indovinare. A proposito, le ‘brocche’ del pascoli sono le spine, e lui per dire rami dice spine, credo.
Rametto in inverno, brachiblasti pronti a portare foglie e infiorescenze.
Prima che i fiori si aprano e le foglie crescano è più facile osservare la struttura dei rami della pianta.
Foglia canonica: cinque o sette lobi, seni profondi, nervature verso l’esterno, denti irregolari, picciolo scanalato. Attenzione poiché presentano una certa varietà di forma: controllarne più d’una per una identificazione affidabile.
In ogni caso il prototipo è questo, Via Cesare Battisti all’altezza del civico 118.
Presenza di stipole, ad ali di demone (almeno come le immaginava Gustavo Dorè). Più spesso le stipole han bordo liscio e dunque molto meno appariscenti.
Corteccia grigio rossastra, si squama in placche irregolari
Bella macchia al Parco Milcovich, da sinistra: Prunus mahaleb, Crataegus monogyna, Rosa canina. Tutti arbusti radicati nel territorio.
Colli, sentiero del Monte Rosso.
Giardino Modì ad Albignasego, alla confluenza di due fossi.
Un breve filare di monogyna in Via delle Melette.
Un magnifico esemplare in un giardino privato in Via Urbino. Un posto dove ci sono più esemplari, tutti osservabili agevolmente, naturalmente con la consapevolezza di essere ospiti.
Poco più oltre in Via Narni. L’albero in secondo piano, o terzo se ci mettiamo anche la siepe, è una cultivar di Acero riccio.
Passeggiata Miolato, presso Piazzale Boschetti. Qui abita un piccolo gruppo di monogyna, parte a siepe parte ad alberello. L’albero rossobruno è un Acero palmato, di fronte due giovanissime sofore.

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