Ulmaceae Celtis australis L. Il nome fu imposto da Linneo nel celeberrimo Species Plantarum
Le pagine 1043-44 (pianta poligama dioica, classe 21). Il vecchio nome ‘lotus’ diffuso nel Mediterraneo e in Europa, non ha nulla a che vedere col genere Lotus. Del resto il termine compare anche nel nome scientifico dell’Albero di Sant’Andreae anche in questo caso il fior di loto non c’entra affatto.Fenologia minimaAreale di origine
Il Bagolaro (Celtis australis) è albero comunissimo e radicato nella tradizione popolare, a Padova è diffuso sia come individui singoli che in maestosi filari. La chioma raccolta e il fogliame compatto danno un senso di morbidezza che attenua l’austera maestosità degli esemplari adulti.
Via Rezzonico, una traversa di Via GozziVia Venezia vista dal cavalcavia pedonale che lo attraversa in prossimità della Stanga. Un filare di celtis che sembrano formati da soffici cuscini.Viale Codalunga, in fondo si intravede Palazzo MalduraI poderosi esemplari di Via Fistomba in una smagliante giornata di Maggio. A sinistra una robinia in piena fioritura.
Il segreto della sensazione di sofficità o morbidezza sta nella fitta trama dei rametti terminali che si palesa solo quando l’albero è spoglio.
Via Venezia in invernoPiazza Mazzini in una rigida giornata invernale. Il vento rende tanto pungente il freddo che persino i gabbiani ne soffrono, e cercano rifugio in terra ferma.Ramificazioni su ramificazioni sembrano immagini frattali prodotte da un sofisticato softwareL’entrata dei Giardini TrevesIl doppio filare di Via Diaz
Foglie e frutti molto caratteristici aiutano l’identificazione.
La foglia del Bagolaro dal bordo seghettato e punta pronunciataIn alcuni individui molto pronunciata, come nelle piante di Via RezzonicoFoglie a fine Ottobre
Il frutto è una drupa (un frutto carnoso con nocciolo) dalla pelle liscia e lucida, con forma e brillantezza di perla. Verde all’inizio e poi tendente al nero violaceo.
Il Bagolaro ha molti nomi comuni, uno di questi è Perlar (o Perler), ed è facile capire perché.Frutti in DicembreI fiori sono piccoli e sfuggenti, occorre pazienza e tempismo per poterli ammirare. Qui, con giovanissime foglie, in una foto di metà Aprile.Incontro ravvicinato a fine marzo. Infiorescenza a mazzolino. I fiori maschili sono alla base e quelli femminili o bisessuali in cima, dunque pianta poligama. Il pistillo dal corto stilo ha stigma bifido e delicatamente pubescente.Nella foto fiore bisessuale, ma dove sono gli stami?……scostando le strutture protettive (indecise fra petali e sepali, in questi casi si parla di ‘tepali’) si vedono le antere.Due fiori maschili su lunghi peduncoli.
Diagramma e formula fiorale. P = perigonio (involucro fiorale non distinto in calice e corolla), pedice numero tepali; A = androceo (sezione delle antere), pedice numero stami; G = gineceo (sezione dei due carpelli), al centro l’unico ovulo dell’unico loculo.
Anche la corteccia di quest’albero è fonte di meraviglia, resta perlopiù liscia perfino negli individui adulti, mentre nella forma e nel colore ricorda le possenti zampe dell’elefante.
Questo esemplare si trova al Giardino alla Rotonda, sul Bastione della Gatta presso Piazza Mazzini. Un po’ nascosto, per osservarlo bisogna salire e girare dietro la costruzione circolare, un vecchio serbatoio dell’Acquedotto.In primo piano il caratteristico tronco del Bagolaro, in uno dei numerosi esemplari che ornano il Cavalcavia Chiesanuova.
Se la visione dei filari affascina per il colpo d’occhio, l’osservazione degli individui isolati impressiona per la maestà e l’eleganza.
Il Celtis che dimora l’area dedicata al Monumento ai Caduti dell’11 Settembre (purtroppo abbattuto nell’Inverno 2019). Sullo sfondo il campanile della Chiesa del Carmine.Parco Giochi Città dei Bambini, il giardino ospita numerose conifere, gli alberelli che scortano il grande Bagolaro al centro sono due Pissardii.Una visione notturna di Piazza Rabin (Prato della Valle). Sullo sfondo Santa Giustina con l’elegante campanile.Qui in una domenica mattina all’arrivo di schiere di pellegrini.Giardini dell’Arena dove abita una colonia imperdibile di celtis australis. Qui in una foto di inizio autunno. I Giardini ospitano anche un Celtis occidentalis, il cugino americano del nostro, ma di questo parleremo in un prossimo post.