Cupressus sempervirens

Cupressus sempervirens è il “cipresso” per antonomasia, alto e slanciato, spesso solitario. Un albero legato al paesaggio italiano, e alla nostra infanzia scandita dal sussidiario scolastico. Purtroppo in città i più appartengono a giardini privati, così l’osservazione ravvicinata è difficoltosa. Ma non disperata.

Due splendidi esemplari in Piazza Castello
… i due “Giganti non più giovinetti” fanno da guardia all’entrata secondaria del complesso della Chiesa di San Tomaso Becket, martire della cristianità in terra di Albione.
Il Giardino Città dei Bambini ospita un bellissimo individuo. A destra il muro divisorio col Complesso Sportivo Petron.
Qui l’affascinante silhouette in una nebbiosa giornata di Febbraio. A fianco, o meglio ai suoi piedi, si intravede un Calicanto fiorito.
Un esemplare dal portamento particolarmente snello ai Giardini Alicorno
L’incredibile intrico di rami e rametti rigorosamente proiettati verso l’alto.
Il tronco dritto e affusolato è ricoperto da una corteccia rosso grigiastra finemente fessurata.

Le foglie sono minuscole e appressate ai rametti, caratteristica che condivide con le altre specie del genere Cupressus, ma anche con tuje, libocedri, ginepri…

I rametti tendono a disporsi su piani più o meno paralleli, e l’insieme di questi piani dà volume alla pianta.

Il cipresso fiorisce in Febbraio-Marzo e porta fiori maschili e femminili sulla stessa pianta.

Fiori maschili
Le conifere denunciano la loro arcaicità soprattutto nella forma del fiore femminile che sembra un cono in miniatura. In realtà le protuberanze squamose consentono il passaggio del polline fecondante.
Fiori abortiti e un cono dell’anno precedente.
Cono in Giugno
Una giovane pianta, carica di frutti, in un giardino di Via Santa Maria in Conio al Portello.
I coni permangono a lungo sulla pianta. Le squame si aprono, dopo due anni, e lasciano cadere semi insignificanti.

Ancora una raccolta di esemplari in giardini privati e non, distribuiti per la città.

Via Diaz. Questo esemplare, bipuntuto e particolarmente scomposto, testimonia del fatto che la specie non ha necessariamente portamento colonnare.
Un giardino, ricco di essenze, affacciato su Prato della Valle
Il lato del fiume opposto a Riviera Mussato nel tratto fra il Ponte di Corso Milano e Ponte San Leonardo.
Nebbia invernale. Giardino dei Tamerici in Via Nazareth.
Piazza insurrezione. Due individui dal portamento diverso condividono lo stesso giardino.
Il campanile della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’abside è contornato da cipressi di abito diverso.
Città Giardino, una macchia di colori in Aprile.
Abside del Santo, un cipressetto sforbiciato con eccessiva cura, quasi con accanimento.
Via Dietro Duomo
Un bellissimo cipresso in una aiuola di Santa Sofia
Chiese e cimiteri ospitano spesso il cipresso, albero legato alla vita intesa in tutti i sensi, e quindi al culto dei morti. Il sagrato della Chiesa della Parrocchia di Cristo Re in Via Sant’Osvaldo ne ospita un grazioso boschetto.
Lido di Venezia, lo storico Cimitero ebraico. Invano si cercherebbe una significativa presenza di cipressi nei cimiteri di Padova, a cominciare dal Cimitero Maggiore.

Non posso terminare questo post senza ricordare la bellissima poesia di Carducci Davanti San Guido. Ecco il link, per una visita virtuale in compagnia dall’omino StreetWieu, alla strada che da San Guido conduce a Bolgheri. Ma forse ancora più adatta a questo sito è la poesia La Civetta di Pascoli, in ragione della cura e dell’amore elargiti dal poeta nel descrivere la fisionomia e il buon carattere di questa bellissima pianta. E cosa dire dei cipressi scuri e inquieti di Van Gogh?…

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