Thuja plicata – Tuia gigante

Come ricorda il nome comune (e il sinonimo Thuja gigantea D. Don) si tratta di un albero imponente, dal portamento severo e a cima conica, insomma, bello da vedere. In città si trova, che io sappia, in soli due luoghi, al Parco dei Cigni (lungargine di Via Goito) e al Giardino Città dei Bambini; nel secondo dimorano gli esemplari più vecchi, nel primo individui piantati più di recente.

Giardino Città dei Bambini in Via Sant’Eufemia, al centro della foto Thuja plicata, in realtà sono tre esemplari piantati vicinissimi.
I fusti sono dritti e slanciati, salvo eccezioni…
Cima conica. I rami principali sono leggermente ascendenti e il fogliame ricade verso il basso; in questo somiglia vagamente al Peccio.
Thuja plicata e Picea abies al Parco dei Cigni, si resta piacevolmente sorpresi e ammirati per la sapienza dell’anonimo giardiniere.
Rametti piatti affiancati fra loro e disposti su un unico piano, a mo’ di falda.
E poiché per ogni ramo ci sono due falde, il ramo assume un profilo a ‘V’ rovesciata.

Non è facile riconoscere la plicata: le squamiformi si somigliano un po’ tutte, dal Libocedro alle Chamaecyparis, passando per i cipressi e molti ginepri, e senza dimenticare, naturalmente, le due cugine Thuja occidentalis e T. orientalis. Le foglie piccolissime, assiepate fra loro e appressate ai rametti non sono di grande aiuto al Cacciatore di Alberi. Ma, per fortuna, lo soccorrono i frutti che, oltretutto, permangono a lungo sulla pianta.

Il cono sembra una rosellina scolpita nel legno. Simile a quello della pseudocugina Thuja orientalis, ma senza i grossi uncini sulle scaglie.
Anche qui ci sono uncini, ma molto più piccoli e solo in cima alle lamelle più interne; a formare una sorta ci coroncina. (Foto, ottobre)
I frutti maturano lentamente fra fine febbraio e l’estate inoltrata. Qui in giugno, ingrossati ma ancora immaturi.
Approfittiamo di questa foto per uno studio prospettico dei coni...
Fine febbraio, fiore appena fecondato.
I fiori femminili sono le strutture squamose giallognole, che si stanno lentamente schiudendo. Le formazioni globose nerastre, invece, sono boccioli di fiori maschili; a maturazione diventeranno rosso arancio liberando il polline.
Fiori (coni) femminili pronti alla fecondazione.
Sono molto affezionato a questa foto perché racconta una storia. I fiori spuntano in gennaio-febbraio in cima ai rametti, poi quelli fecondati diventano frutti e nel contempo crescono nuovi ramoscelli in cima ai vecchi. Il diverso colore delle foglie (verde scuro brillante le vecchie, verde chiaro lucido le nuove) testimonia l’evolversi del processo.
È affascinante, poi, seguire le due curve formate dai bordi delle zone diversamente colorate: non sono banalmente sovrapponibili, ma la più esterna si allunga molto di più dell’altra verso la punta del ramo; a testimoniare che i rami crescono di più in lunghezza che larghezza.
Foglie della parte superiore dei rametti.
Quelle del lato inferiore sono macchiate di bianco.
Se stropicciate, le foglie emanano una fragranza fruttata.
Corteccia rosso grigiastra che si fessura in lunghe strisce. Simile a quella del Libocedro.
Il fusto possente di un esemplare particolarmente bello, che abita il Giardino Città dei Bambini.
Questo esemplare è certo uno degli alberi più affascinanti della città, anche se un po’ difficile da osservare, e perciò poco godibile.
Da dentro. L’inquadratura fa affiorare alla memoria il legame fra il Western Red Cedar (uno dei nomi comuni del plicata) e il totem degli indiani d’America. Argomento affascinante ma impossibile da trattare: troppo tempo per un post già così lungo. Questo link per chi vuole saperne qualcosa in più (all’insegna della leggerezza…)

Tanti altri ce ne sono con caratteristiche peculiari, ‘personalizzate’. Sì, perché anche se uno non ci pensa, ogni albero cresce a modo suo in ragione non solo delle condizioni ambientali (lo spazio a disposizione, l’esposizione al sole,…) ma anche della sua personalità.

Lungo il Piovego (Parco dei Cigni), più di un individuo ha grosse branche che partono dal basso (appena sopra il colletto).
Questo comportamento è frequente nelle cupressacee, ricordate l’Albero becco di Firenze?
A sinistra Chamaecyparis lawsoniana, a destra il Nostro; sullo sfondo i tigli che ornano Via Goito.
Una splendente giornata di gennaio. Dietro la Thuja plicata di destra occhieggia una Thuja occidentalis.
Il sentiero col gruppo della foto precedente, ed altre piante che allietano le passeggiate dei numerosi frequentatori di questo tratto di fiume.
Richmond Park (Londra). Thuja plicata Zabrina, una cultivar dal bel fogliame dorato.

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