
Siamo arrivati all’ultimo post, di cinque (1, 2I, 2II, 3, 4), dove cercheremo di distinguere fra loro i generi appartenenti alle famiglie di tassi, cefalotassi e araucarie, ma prima è forse il caso di ricordare la collocazione di queste famiglie fra le gimnosperme. Chi ha fretta può saltare questa parte.

Nel primo post abbiamo parlato di Cicadi, Gneti, Ginkgo che han caratteri molto diversi dalle restanti gimnosperme, così non ci dilungheremo oltre.

Distinguere le tre famiglie di questo gruppo da pini e cipressi non è semplice. Tuttavia, ragionando su foglie e coni — e ricordando i due diagrammi ad albero che ci hanno guidato in precedenza (relativi a Cupressaceae e Pinaceae rispettivamente) si riesce a meglio orientarsi.
| gruppi | aghi | strutture riproduttive |
|---|---|---|
| Cupressaceae ad aghi | piatti disposti su due file con base decorrente o aghi in verticilli | coni piccoli e legnosi con squame a scudo o galbuli carnosi |
| Cupressaceae a squame | squamiformi | coni piccoli, legnosi a roselline o allungati |
| Pinaceae ad aghi singoli | sparsi sui rametti | coni grandi e legnosi con squame disposte come tegole |
| Pinaceae ad aghi non singoli | in fascetti da due a cinque o in rosette | coni grandi e legnosi con squame disposte come tegole |
| Taxaceae e Cephalotaxaceae | piatti disposti su due file con base decorrente | semi con arillo o involucro carnoso |
| Araucariaceae | piatti e appuntiti; su due o più file; o carnosi, lanceolati o sottili; o vere foglie a lamina larga | coni grandi e legnosi, brattee con spina in Araucaria e Wollemia scaglie senza spina in Agathis |
Tassi e cefalotassi sono facilmente identificabili, se si hanno sotto mano i ‘frutti’. Più difficile è aiutarsi con le foglie troppo simili per forma e disposizione a quelle di certe cupressacee e pinacee. Araucaria e Wollemia han foglie alquanto varie, ma la gran parte sono appiattite, con profilo più o meno allungato e vertice appuntito (talvolta spinoso), oltre a mostrare strobili del tutto inconfondibili. Agathis ha foglie coriacee a lamina larga e breve picciolo, una eccezione tra le gimnosperme.
| specie | aghi | struttura riproduttiva | caratteri propri |
|---|---|---|---|
| Taxaceae e Cephalotaxaceae | |||
| Taxus baccata | piatti, base decorrente | seme con arillo | corteccia liscia e tronco costolato |
| Cephalotaxus harringtonia | piatti e lunghi, base decorrentissima | seme con sarcotesta | corteccia liscia e colorata |
| Araucariaceae | |||
| Araucaria araucana | coriacei, grandi, piatti e pungenti | cono grande e rotondo | rami lunghi e sottili a squame di serpente |
| Araucaria heterophylla | coriacei, da giovani sottili da vecchi triangolari | cono rotondo | portamento slanciato con palchi ben separati |
| Araucaria bidwillii | piatti, rigidi e lunghi, base decorrente | cono molto grande e rotondo | chioma piramidale da giovane a cupola da matura |
| Wollemia nobilis | piatti, rigidi e lunghi, base decorrente | cono rotondo | portamento colonnare |
| Agathis robusta | foglie allungate, lamina ampia, vertice acuto, breve picciolo | cono allungato e senza asperità | tronco dritto chioma densa |
Taxus baccata

Aghi piatti, appaiati sui rametti. Tendono a piegarsi all’ingiù ai bordi.





Chephalotaxus harringtonia





Araucariaceae
Le piante di questa famiglia suscitano una sensazione di arcaicità. Ed effettivamente questa percezione è ben fondata a giudicare dalla storia evolutive delle gimnosperme nel loro complesso, ma per non interrompere il filo del racconto approfondiremo l’argomento in appendice.
Araucaria araucana





Araucaria heterophylla





Araucaria bidwillii







Wollemia nobilis

Pianta misteriosa, la si credeva estinta, ma nel 1994 il guardiaparco David Noble l’ha trovata viva e vegeta. Ha portamento colonnare, con rami che si dipartono ortogonali al fusto, in verticilli di quattro o cinque; solo da vecchi emettono rametti secondari. Nella foto giovanissimi esemplari in Orto.







Agathis robusta

Agathis è il terzo genere delle Araucariaceae che rimane da raccontare; lo esemplifichiamo con la specie Agathis robusta. Un albero imponente che perde i rami bassi e mostra il tronco alto e dritto simile a una colonna. Nella foto l’esemplare dell’Orto Botanico di Roma.



Cono femminile da sferico a ellissoidico. Le scaglie hanno scudo piatto, così la pigne sono lisce. Il carattere è tipico delle Agathis – il nome del genere è dal greco ‘agathis’ che vale ‘gomitolo’, e a guardar bene, sembra proprio un gomitolo col suo bravo filo avvoltolato. Nella foto (Wikipedia) si distinguono tre coni maschili e tre scaglie che mostrano il dritto e il rovescio.

Appendice – Collocare le gimnosperme nel tempo
Era questo l’ultimo articolo sulle gimnosperme. A mo’ di riepilogo elenco i generi incontrati.
| Articolo | Generi |
|---|---|
| 1 | Ginkgo, Gneti, Cycas, Diion, Zamia, Ephedra, Welwitschia |
| 2 I | Cupressus, Chamaecyparis, x Cupressocyparis, Juniperus, Thuja, Libocedrus, Thujopsis |
| 2 II | Cryptomeria, Sequoiadendron, Sequoia, Metasequoia, Taxodium |
| 3 | Pinus, Cedrus, Larix, Picea, Abies, Tsuga, Pseudotsuga |
| 4 | Taxus, Cephalotaxus, Araucaria, Agathis, Wollemia |
La suddivisione in cinque gruppi rispecchia criteri puramente morfologici. Tuttavia, e forse non per un caso, essi rispondono anche a parametri evolutivi. La missione primaria del blog è certo l’identificazione delle specie arboree, ma di sicuro non guasta discutere di elementi di Teoria dell’evoluzione. Come spesso ripete il Cacciatore di Alberi le teorie scientifiche ci danno una immagine del mondo e sarebbe un peccato rinunciare alla bellezza e profondità che quella teoria aggiunge alla realtà. Inforcare gli occhiali evoluzionistici ci permette di disporre i caratteri lungo linee temporali e collocare i generi nelle diverse epoche, immaginare insomma il creato in continua trasformazione. Quanto doveva essere più povero il mondo per un fissista (o un creazionista classico) che immaginava i generi apparsi tutti nello stesso istante, e il susseguirsi delle scene sul palcoscenico del mondo solo in ragione della morte delle vecchie generazioni e il nascere delle nuove tutte di necessità identiche a se stesse. La teoria dell’evoluzione introduce la possibilità del cambiamento, o meglio di questo ne fa una nuova necessità.

Albero filogenetico tratto da Zhong et al., Evaluation of Molecular Dating Methods for Estimating the Diversification Times of Charophyte Algae and Land Plants, Evolutionary Biology, 2014 (almeno questo è quanto afferma Gemini, non ho potuto verificare direttamente). Lo strumento già di per sé attesta il cambiamento, ma in questo caso gli autori riportano anche i tempi, dando così maggiore profondità al tutto.

I numeri nei riquadri e le lettere nei cerchi indicano gli antenati comuni delle diverse linee evolutive. All’estrema destra sono elencati i generi, qui quelli delle sole gimnosperme, molti dei quali già incontrati nelle nostre lunghe peregrinazioni tra queste piante.

Nel diagramma ho riorganizzato quegli stessi generi nella speranza di rendere ancora più esplicita la profondità temporale. La prima a emergere è la linea evolutiva che oggi porta al Ginkgo, la cui origine, secondo gli autori, risale a 256 milioni di anni fa (256Ma), alla fine del Permiano. La linea evolutiva che conduce alle attuali araucarie nasce all’inizio del Giurassico, 195Ma, quasi contemporaneamente a quella di Cycas e Zamia, anche queste ultime piante dall’aspetto ancestrale. Cefalotassi e tassi (di cui abbiamo appena parlato) e metasequoie (incontrate tra i cipressi) condividono un antenato comune con le araucarie, ma le rispettive linee evolutive hanno avuto origine molto più tardi; al pari di quelle di altri generi, compresi picea e pini, fatta eccezione per gli abeti. Poco più tardi sembrano arrivate le efedre, ma decisamente più recenti sono le loro cugine Welwitschia e Gnetum.