Gli alberi di Lorenzo Lotto

A modo di introduzione

Inutile cercare in Lorenzo Lotto (Venezia 1480 – Loreto 1557) ritratti di alberi(*), nelle sue opere le rappresentazioni delle piante hanno sempre significato simbolico. Questo non significa, naturalmente, che le riproduzioni non siano fedeli alla realtà, le specie nella gran parte dei casi sono riconoscibili. Gli artisti del periodo imparavano le forme della vegetazione ritraendola dal vivo con disegni su carta, e poi usavano questi studi per costruire le scene dei dipinti.

Il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi e la Allegoria del vizio e della virtù sono due opere nate assieme nel 1505, la seconda concepita come coperta (custodia dipinta) della prima. Qui i due approcci simbolismo e realismo si fanno addirittura palpabili.

Il vescovo di Treviso, Bernardo de’ Rossi, fu tra i primi committenti del venticinquenne Lorenzo, il quale si era spostato da Venezia in terraferma forse per sottrarsi alla concorrenza di giganti come Bellini, Giorgione, Tiziano. Il ritratto è eccezionale, si riconosce un piglio volitivo e un’abitudine al comando, le imperfezioni del viso testimoniano della volontà di riprendere la realtà così com’è. (Foto Wikipedia)

La coperta è invece tutta una metafora: le due regioni in cui è simmetricamente diviso il quadro riflettono i temi del titolo sia nei soggetti sia nella luce. La vegetazione ritratta partecipa pienamente alla rappresentazione simbolica. Una ‘selva oscura’ a destra (faggi?); mentre l’albero al centro è spezzato da un lato, allusione alla vanità del peccato, mentre dall’altro ha un ricaccio dritto e svettante a simboleggiare la retta via. Certamente una quercia, lo testimoniano le foglie dipinte con grande cura. (Foto Wikipedia)

Anche la corteccia è disegnata accuratamente, e sembra quella di una giovane quercia.

Quanto alla specie difficile dire, le foglie lunghe e strette e la cima conica rimandano, forse, a Quercus cerris. A sinistra giovane cerro; a destra foglie e rami.

Nel cerro la corteccia ha solchi molto marcati, anche da giovane, e ciò, bisogna ammetterlo, non corrobora l’identificazione.


Dopo la descrizione che ne ho fatto, non è difficile immaginare perché questo quadro sempre mi ricorda l’incipit del Primo Canto dell’Inferno:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.


Sulla estrema sinistra è ritratto un monte illuminato, e questo rimanda a un altro passo, di poco successivo:
Ma poi che fui ai piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle

che m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già dei raggi del Pianete
che mena dritto altrui per ogni calle.

Ritroviamo la rettitudine, cui allude il sentiero stretto e incredibilmente pendente, peggio di una pista da sci. Il putto che si arrampica a quattro zampe è, forse, un tantino puerile, ma il Nostro doveva essere fatto così: un’anima semplice, un po’ come il Beato Angelico.


Nella Pala di Asolo sono presenti ben tre specie di alberi, ognuno, naturalmente, col suo carico simbolico. A sinistra uno splendido alloro alto e slanciato; sotto i piedi della Madonna una pianta che la critica identifica perlopiù come cipresso; e, nell’angolo in alto a destra, una quercia.

L’alloro è dipinto con le sue brave foglie a punta di lancia, su due file appiattite in uno stesso piano e, guardando bene, a fillotassi alterna. L’andamento verticale asseconda l’orientazione della mandorla che racchiude la Madonna. La pianta è un attributo mariano, il riferimento è alle foglie che non si corrompono a ricordare la castità della Vergine Maria.

Il profilo dei rami è coerente con l’identificazione del Cipresso, la specie non ha portamento esclusivamente colonnare. Se l’interpretazione è corretta, allora la pianta potrebbe alludere a Caterina Cornaro, Regina di Cipro, ritiratasi ad Asolo dopo che aveva ‘donato’ la sua isola alla Serenissima. L’isola di Cipro, ricca tuttora di cipressi, dà, secondo una lezione consolidata, il nome alla pianta. Tuttavia essa è pianta sacra anche ad Apollo: il giovane Ciparisso, compagno del musagete, uccide involontariamente il suo amato cervo, e come pentimento chiede agli dei trasformarlo in albero (Ovidio, Metamorsfosi, Canto X, 106).

Anche l’alloro è un attributo di Apollo a motivo del ben noto mito di Dafne. Lo stesso Apollo è patrono delle arti, compresa musica e poesia. Ci piace ricordare ancora una volta Dante: nel Primo del Paradiso così invoca il Dio pagano:
O buon Apollo, all’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.

Corona di alloro. Per un approfondimento dell’alloro in Dante, vi rimando al post Gli alberi del dantedì.

Quanto alla quercia credo si tratti di rovere o roverella a giudicare dalla base della foglia (in particolare quelle proprio al centro della foto)
Foglia di Quercus petraea, sia i lobi sia la base sono più regolari di quelli della sorella

Pagina inferiore della foglia di Quercus pubescens con la fitta peluria che la contraddistingue, ma qui interessa la base acuta (almeno in questo esemplare).

In terra molte piante erbacee, tutte medicinali, di certo a motivo dei due santi ai lati di Maria: Antonio Abate (attributo la campanella) invocato per il ‘fuoco di sant’Antonio’; Ludovico di Tolosa (pastorale da vescovo, giglio d’Angiò) utile per curare la tisi.

Nel 1517 Lotto è a Bergamo da quattro anni, dove ha avuto modo di affermarsi professionalmente. Susanna e i Vecchioni ha probabilmente una committenza privata (olio su tavola, 66×51 cm). Non ne discutiamo qui, poiché ne abbiamo già parlato nel post Il leccio fra arte e letteratura e nel post/scheda della specie.

(Foto Wikipedia)

Nel 1525 Lotto riesce a litigare con i suoi migliori committenti e lascia improvvisamente Bergamo per Venezia, dove dipinge lo straordinario quadro in questione.

Madonna con Bambino e santi Caterina di Alessandria e Tommaso, una sacra conversazione alla Palma il Vecchio: niente troni e arredi preziosi, ma disposizione orizzontale delle figure grandemente composte e vestite in modo ricercatissimo – anche quest’opera doveva avere una committenza privata, dimensioni: 113×152 cm.

Caterina si riconosce dalla ruota spezzata, e Tommaso dalla lancia con punta, ovviamente, lanceolata.

Nella parte alta del dipinto una grande quercia i cui densi cuscini frondosi, che ricordano studi di Tiziano o Leonardo, ricoprono tutto e tutti.

Tiziano, Gruppo di alberi, V. Mezinski, L’albero nella pittura, Einaudi, 2022, p. 44

Un angelo incorona Nostra Signora con un serto le cui foglie ricordano quelle del gelsomino, ma il numero dei petali (sei) e il colore dei fioretti (celeste come la veste) non sono coerenti con questa interpretazione. È possibile che altre ragioni abbiano preso il sopravvento sull’aderenza alla realtà.

Dove compare certamente un gelsomino è nella Sacra famiglia con santa Caterina d’Alessandria, dipinto a Venezia, l’anno in cui Lotto lascia la città per ritornare nelle Marche (dove aveva già operato dal 1508 al 1512).

San Giuseppe mostra Gesù alla Santa sollevando un lenzuolino, mentre la Madonna fa un gesto colla mano come a proteggere il bimbo. Dietro la Madonna un fico, e dalla parte opposta un gelsomino che fa da contorno a un paesaggio sullo sfondo e alle figure sottostanti. (Foto Wikipedia)

I due rami più chiari mostrano bene le foglie dell’arbusto e la fillotassi opposta. I fiori, questa volta bianchi e con cinque petali, sono disposti in racemi di pochi elementi.
Jasminum officinale (Gelsomino comune), foglia composta e fillotassi opposta.
I fiori delicati e bellissimi.
Meno curata sembra la riproduzione delle foglie del fico
Ficus carica, nervature palmate.

Ficus carica, nervature palmate e dal colore che contrasta col verde scuro della pagina superiore. Picciolo dritto e robusto; fillotassi alterna, foglie ben distanziate, rametti marrone e consistenti.

Le opere

Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi, olio su tavola, Napoli, Capodimonte, 1505
Allegoria del vizio e della virtù, olio su tavola, Washington, National Gallery, 1505
Pala di Asolo, olio su tavola, Asolo, Duomo
Susanna e i Vecchioni, olio su tavola, Firenze, Uffizi, 1517
Madonna con Bambino e santi Caterina di Alessandria e Tommaso, olio su tela, Vienna, Kunsthistorisches, 1528
Sacra famiglia con santa Caterina d’Alessandria, olio su tela, Bergamo, Accademia Carrara, 1533


(*) Un ottimo esempio di ritratto di albero lo trovate al post: Camille Corot e la Catalpa

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