Unalberoalgiorno attività – Targhette identificative al Condominio Il Leccio

Qualche tempo fa la professoressa Nicoletta Cocco, una lettrice del blog, mi ha sottoposto un’idea per una possibile collaborazione. Nel condominio in cui abita si era ventilata l’ipotesi di abbattere alcuni alberi e potarne drasticamente altri; per questo mi aveva invitato a un sopralluogo.

Nel corso della lunga chiacchierata, che ha accompagnato la visita, perfezionammo l’idea originale decidendo di fare opera di sensibilizzazione sia attraverso una visita guidata al giardino (tenutasi nel settembre 2025), sia applicando cartellini identificativi sulle piante, sul modello del progetto Call me by my name. (Nella foto l’eroina del post)

Il luogo è un ‘giardino nascosto’, uno dei tanti della città. L’entrata, racchiusa tra alte palazzine, rivela un unico grande e raro esemplare – almeno per Padova – di Albero di Sant’Andrea (Diospyros lotus).

Il condominio si affaccia su Via Roberto Marin, che collega la chiesa del Torresino con Via Cavalletto; quest’ultima, come ben sanno i padovani, si snoda da Prato della Valle fino al Ponte Saracinesca. (Mappa Google Earth).

Via Roberto Marin è una vecchia conoscenza di questo blog per la presenza di alcuni vetusti ligustri lucidi. Ora, grazie a una dettagliata ricerca storica della professoressa Cocco sull’area attorno al Torresino, sappiamo che la via fu costruita negli anni Venti del Novecento.

Altri ligustri si trovano nella vicina Via Acquette; nella foto, il Torresino visto dalla strada.

All’entrata si apre uno scorcio del giardino, ricco di alberi alti e molto ombrosi – il che, complice la giornata particolarmente luminosa, ha reso complicato fotografarli. Nella foto, a destra, la chioma del grande leccio che dà nome al condominio, al centro una Magnolia grandiflora, già punteggiata (fine maggio 2025) dai grandi fiori bianchi.

Quercus ilex
Non resistiamo alla tentazione di mostrare qualche dettaglio delle specie ritratte, nella foto la ghianda del leccio, breve peduncolo, cupola rigida e pelosetta, in alto residui di stigma.
Il fiore candido (come “l’Atlante innevato“) della magnolia.
Ritornando con lo sguardo all’entrata, il grande albero di Sant’Andrea.
Fiore di Diospyros lotus, quattro petali carnosi saldati alla base a formare un breve tubicino. Pianta dalla sessualità complicata. Il fiore maschile è privo di pistillo e quello femminile ha rudimentali stami. Il calice è molto più piccolo di quello del cachi.
Frutti maturi in novembre, il colore è aranciato, poi scuriscono fino a diventare violacei; sempre coperti da un velo ceroso (pruina).
Mappa del Giardino, con segnalata l’ubicazione degli alberi fotografati.

Un grande deodara (cedro dell’Himalaya) dal tronco robusto e corteccia a grandi placche verticali. Sul tronco il cartellino identificativo. Dietro un notevole cedro dell’Atlante che pure abita il giardino. La foto mostra numerosi arbusti, come una sorta di sottobosco, dei quali sarebbe troppo lungo parlare.

Così si presentano i cartellini: nome volgare e scientifico, il QR code verso la scheda del blog e il nome del condominio.
Strobilo femminile di Cedrus atlantica, squame avvolte a spirale con alla base (piccolissime) brattee protettive.
I coni maschili (nella foto Cedrus deodara) sembrano bastoncini affusolati con la superficie granulosa, sono le squame a protezione delle sacche polliniche.
Coni femminili maturi di cedro del Libano dalla classica forma a barilotto; in tutto uguali, nonostante gli sforzi dei manuali per distinguerli, a quelli degli altri cedri.
Folto gruppo di pitosfori dal portamento praticamente arboreo.
Quale particolare mostrare del pitosforo? i fiori candidi così belli da commuovere, i frutti dai semi rossissimi e appiccicosi? Ho scelto la foglia, lucida, ripiegata, dalla base stretta e allungata; sembra di sentirne l’odore acre e al contempo dolciastro.
I giardini cambiano continuamente, nella foto un nuovo arrivo, un aceretto palmato assetato di luce. Sulla sinistra si riconoscere l’immancabile oleandro; panchine invitanti.

Fioretti piccolissimi e rossissimi di Acer palmatum nella foto al microscopio (una decina d’ingrandimenti); l’ovario degli aceri è sempre sorprendente con le curiose protuberanze che diventeranno le due samare. Anche lo stigma capriccioso contribuisce al mistero di questo fiore.

Un nespolo giapponese abita un angolo appartato del giardino, quasi a voler celati i frutti che ora in maggio cominciano a maturare.
Singolo fioretto di Eriobotrya japonica, petali bianco dorati dalla curiosa forma a coppa, come certi cucchiaini d’altri tempi.
Una glicine appollaiata su un muretto, presto si riempirà di lunghi grappoli viola profumati (come mi ha assicurato la Cocco)
Il singolo fiore ha forma papilionacea. Il colore non è affatto uniforme, poiché il vessillo ha pagina interna molto chiara, caratteristica grandemente accentuata da striature giallo oro verso l’attaccatura.
Ci spostiamo verso il muro perimetrale a nord; molti alberi e arbusti anche qui: Nella foto un acero americano (negundo) dal tronco robusto e cartellino munito.
Uno dei pochi aceri con foglia non palmata; giovani rametti verdi di clorofilla
Fiore m 1
Fiore maschile di negundo, antere rosse o gialle a seconda dell’individuo.
Due aceri campestri addossati al muro a est (verso le Dimesse)
La foglia lobata, colore verde severo e consistenza corposa. Nella foto i frutti, samare dalle ali ampie e allineate.

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