Cedrus deodara (Roxb. ex D.Don) G.Don Nome assegnato da Georg jr Don a pagina 388 del catalogo Loudon’s Hortus britannicus, 1830 che raccoglieva tutte le piante indigene, coltivate e introdotte in Gran Bretagna. Georg era figlio e fratello di altrettanti noti botanici britannici.
Etimo Il nome deodara deriva dal sanscrito, lingua che solo ad evocarla suscita rispetto e ammirazione, e vuol dire albero degli Dei, forse è per questo che nel contemplare queste piante nasce un sentimento di meraviglia e venerazione.
Fenologia minimaAreale di origine (native range) – una ristretta area dell’Himalaya.
Il Cedro deodora o dell’Himalaya è tra le tre specie di cedri presenti in città la più facilmente identificabile (le altre due specie sono C. atlantica o Cedro dell’Atlante e C. libani o Cedro del Libano). Il colore è verde chiaro e i rami più bassi sono decombenti. Tuttavia va detto che le tre specie si somigliano molto, e per di più tendono a mescolarsi, così a volte identificare un certo individuo può essere dubbio.
Giardini dell’Arena, l’esemplare di deodara a sud della Cappella degli Scrovegni. Le due macchie gialle sono forsizie, l’albero più scuro dietro è una Magnolia.Lo stesso individuo in primavera inoltrata.Un esemplare dei Giardini dell’Arena, fotografato da Corso Garibaldi
In città si trovano molti alberi di questa specie, tutti bellissimi, e c’è solo l’imbarazzo della scelta nel decidere quali foto caricare.
Il Cedro deodara prossimo alla facciata della chiesa degli EremitaniL’entrata dell’Arena.Gli aghi sono morbidi e più lunghi degli altri cedri. Gli aghi crescono singoli sui giovani rametti ovvero in rosette da brevi brachiblasti. Nella foto, gemme marzoline.Nell’ingrandimento si distinguono le perule protettive e i singoli aghi ripiegati in punta.Col tempo e una attenta osservazione l’occhio si allena, e anche il tronco diventa un elemento che aiuta l’identificazione. La corteccia è fessurata irregolarmente e forma placche allungate di dimensioni maggiori che negli altri cedri; il colore è grigio tendente al rossastro.
Il deodara fiorisce in autunno e i coni vecchi di due anni iniziano a maturare alla fine dell’estate.
Infiorescenze maschili, dapprima verdi imbruniscono rapidamente rilasciando abbondante polline giallissimo.Non è inconsueto trovare macchie colorate sul terrenoI coni maschili sembrano bastoncini affusolati con la superficie granulosa, sono le squame a protezione delle sacche pollinicheForma triangolare e bordo frastagliatoIl singolo ‘fioretto’ maschile (microsporofillo) ha strana forma a L. Una squama: il lato lungo porta due sacche polliniche, l’altro una sorta di unghia appuntita……gialle le prime, verde (almeno inizialmente) la secondaVista dorsaleSezione trasversale del cono maschile. I singoli fioretti sono disposti radialmente, si distinguono le squame ripiegate (verso l’osservatore), le sacche polliniche e l’asse centrale dell’amento.Il rovescio della sezione precedente. Alcune sacche sono state sezionate nel taglio: gli sporofilli sono disposti a spirale sull’asse centrale.
Non ho un ‘fioretto femminile’ (macrosporofillo) di deodara da esibire, ma ve ne potete fare un’idea in questo post, dove si parla dei ‘fiori’ dei cedri.
I coni sono glauchi ma poi diventano marrone a maturazione. Questo cono è stato raccolto ai piedi di uno dei cedri del cortile della Succursale dell’Istituto Marchesi di Via Bronzetti; un ottimo posto di osservazione poiché il cortile è più in basso della strada e gli alberi si possono ammirare da una certa altezza.Cono maturoLe squame si aprono e lasciano cadere semi alati, poi esse pure cadono lasciando sulla pianta l’asse nudo.Semi alati.
Deve essere un sogno passeggiare in una intera foresta di questi alberi. Ma si può surrogare questa esperienza recandosi con Google Maps lì dove si incrociano i confini di Afganistan, Pakistan e India.
Uno dei deodara di Piazza Delia, circondato da Cercis fioriti; sullo sfondo la SpecolaUna suggestiva immagine dal Roseto di Santa Giustina, Via Sanmicheli.Splendidi deodara all’entrata del Cimitero Maggiore.Parco dei Cigni, Via Goito. Sullo sfondo il Monumento ai Reduci di Russia.Un raro, per Padova, Cedrus deodara Pendula. La foto è presa da Vicolo Santonini.