Dove si parla di una pianta soggetta a discriminazione e sterminio poiché considerata infestante. Se ne descrivono i caratteri fra i quali i fiori, di rara bellezza, e si mostrano molti luoghi dove vive in pace con numerose altre specie senza che arrechi, almeno lì, i devastanti danni paventati.
Latifoglie
Diospyros lotus – Albero di Sant’Andrea
Albero affine al cachi (Diospyros kaki), ma molto più grande per dimensioni e dai frutti minuscoli al confronto con quello. Di origine cinese è naturalizzato nei paesi del Mediterraneo, con buona pace della diatriba tra piante autoctone e alloctone. Il nome risale ad una leggenda che vuole la croce del Santo fatta col legno del Nostro, la cui introduzione, tuttavia, non è anteriore al Cinquecento (sic!)
Morus alba – dove sono in città
Dove si mostrano numerosi luoghi della città abitati da gelsi bianchi, si ricordano alcuni esemplari vetusti, si cita la cultivar "Pendula" e, infine, si fantastica sul paesaggio agreste legato alla coltivazione del gelso appetito dal celebre baco.
Zelkova carpinifolia – Olmo del Caucaso
Dove si parla di un albero rarissimo in città e lo si mostra nelle diverse fogge che assume. Si narra dei suoi fiori maschili simili a quelli dell'olmo, dei frutti a forma di minuscole noci e delle foglie solo vagamente simili a quelle del carpino, nonostante il nome.
Fraxinus americana – Frassino bianco d’America
Dove si parla di un frassino dalla bellissima livrea autunnale, dei suoi altri caratteri e, specialmente, dei luoghi che abita in città affinché tutti si possano affrettare ad ammirarlo.
Morus alba – Gelso bianco, foglie multiformi e frutti effimeri
Dove si racconta di un albero dalla media statura a chioma globosa, delle sue foglie multiformi cibo esclusivo del baco da seta, e di altri suoi caratteri non ultimi i frutti gustosi ma fuggevoli. Allorché ci si accorge che il narrare ha assorbito troppo tempo, si rimanda subitaneamente il lettore ad altro post.
Maclura pomifera – Moro degli Osagi
Dove si parla di un albero dagli strani frutti e si descrivono i suoi altri caratteri. Si mostra poi un esemplare monumentale della Villa di Stra.
Viburnum lantana – Viburno lantana
Grande arbusto poco appariscente, ma che ad osservarlo attentamente può sorprendere. Pochi ce ne sono in città, pur essendo colmo di caratteri preziosi: foglie, fiori, frutti, portamento sembrano fatti apposta per formarne eleganti siepi. Ma c'è anche una sorpresa che sarà rivelata a suo tempo...
Mespilus germanica – Nespolo comune, quello del tempo e della paglia…
Dove si parla di un albero piccolo a chioma globosa e se ne descrivono oltre ai caratteri, in particolare i bellissimi fiori e i frutti misteriosi, anche i significati simbolici, azzardandosi a disquisire su una ben nota opera del Verga.
Acer ginnala – Acero di fuoco
Dove si parla di un piccolo acero dal portamento espanso e un po' scarruffato, dai fiori profumati e di sesso diverso su piante diverse, dalle foglie a tre lobi o, a volte addirittura, nessuno, dai colori accesi in autunno. Insomma, l'ideale per ornare piccoli spazi con le sue numerose qualità.
Cydonia oblonga – Cotogno
Dove si parla di un piccolo albero dalla chioma globosa e dai frutti preziosi in cucina: le mele cotogne. Nonché dei bellissimi fiori che li generano, ma attenzione: lo sanno fare soltanto se vicinissimo vive un altro cotogno.
Tamarix gallica – Tamerice
Dove si parla di un albero amante del mare, che adora affondare le estese radici fino alla falda intrisa di acqua marina e vagheggia farsi accarezzare dal vento che sferza i litorali e l'aiuta a smaltire il sale trasudato dalle piccolissime foglie. Si descrive parimenti la pianta e particolarmente il suo seme minuscolo e sfuggente.
Tilia tomentosa – Tiglio argentato
Dove dopo aver festeggiato la centesima specie, si parla di un altro tiglio staminodio munito e di provenienza balcanica. Il cui carattere sicuramente più attraente è il colore argentino della chioma con foglie verde intenso sulla pagina superiore e bianco vellutate sotto. Un albero che pur essendo molto ornamentale è raro in città, un peccato poiché ha il pregio di sopportare bene l'inquinamento; anzi, col suo tomento, è adatto a fissare sulle foglie i particolati.
Albizia julibrissin – Acacia di Costantinopoli
Dove si parla di un albero dalla chioma ampia ad ombrello e dalle foglie con miriadi di minuscole foglioline che gli danno un fare leggero e aggraziato. Si descrive la sua bella fioritura, illustrando in modo approfondito l'articolata infiorescenza. In fine se ne giustifica il nome.
Salix matsudana Tortuosa – Salice tortuoso
Dove si parla del più elegante fra i salici in città per le sue forme slanciate e l'aspetto mosso, conseguenza quest'ultimo della crescita particolare di foglie e rami. Non molto comune, ma tutto sommato non così raro come uno si aspetterebbe.
Quercus robur – Farnia
Dove si parla della quercia per antonomasia, che assieme al rovere scandisce il paesaggio italiano. Se ne descrivono i caratteri peculiari che aiutano il riconoscimento. E si racconta di due esemplari vetusti e solenni.
Cotinus coggygria – Albero della nebbia
Dove si parla di un alberello poco frequentato dai manuali di divulgazione, e poco comune in città. Circostanza quest'ultima che è un vero peccato, poiché Cotinus coggygria è un piccolo albero molto decorativo coi suoi vaporosi pennacchi, che gli han fatto guadagnare il curioso nome volgare di Albero della nebbia. Si cita inoltre una delle sue tante cultivar dalle foglie violacee, Cotinus coggygria Purpurea.
Olea europaea – Ulivo
Dove si parla di un albero legato profondamente alla cultura mediterranea e europea in generale e del suo valore altamente simbolico. E, naturalmente, dei suoi caratteri alcuni, come il fiore, affascinanti.