Mespilus germanica – Nespolo comune, quello del tempo e della paglia…

‘Col tempo e con la paglia maturano le nespole’, così recita un vecchio adagio che esorta alla pazienza e a saper aspettare, poiché prima o poi gli eventi maturano. La ragione risiede nel frutto di Mespilus germanica che richiede una maturazione lunga e articolata: ama starsene su un letto di paglia in ambiente areato e asciutto per alcuni mesi. Anche se certuni lo fan maturare direttamente sulla pianta ché anzi le gelate lo aiutano.

Così appare il frutto in novembre. Solo le dimensioni sembrano distinguerlo da quello di Rosa canina.
Dicembre. Nella foto appaiono evidenti i residui dei sepali: il frutto è più propriamente un pomo.
I petali cadono e il ricettacolo comincia ad ingrossarsi dando luogo al frutto polposo. Come succede in quasi tutte le rosacee.
Abbondanza di frutti in ottobre, un esemplare delimita il confine di un giardino privato lungo l’argine del Brenta presso la Certosa di Vigodarzere.
Fiori solitari in cima ai rametti
Il fiore è bellissimo, bianco e relativamente grande ha cinque petali merlettati ai bordi. Cinque sono i pistilli (e altrettanti i semi) e numerosissimi gli stami; dei sepali abbiamo già detto.
Nella foto sono ben visibili i resti dei cinque pistilli.
Foglia lunga una ventina di centimetri, verde intenso sopra più chiara e pelosetta sotto, picciolo corto, bordo finemente seghettato ma solo verso l’apice.
Pagina inferiore (devo questa foto al mio amico e collaboratore Andrea)
Corteccia liscia dal colore complesso: un misto di grigio, rame, bruno.
Numerose lenticelle.
Il portamento è espanso tendente a formare una chioma globosa. Piccole le dimensioni, spesso ha andamento arbustivo.
Nella foto un giovane esemplare in un giardino privato in Via Palestro.
Poco più lontano vive un altro giovinetto alla radice del Ponte dei Tadi in Riviera Mussato. Nella foto in primo piano un giovanissimo albicocco e dietro un fico ancora senza le foglie (Aprile 2020)
Nel Marzo dello stesso anno. Nell’ordine: il fico, il Nostro e l’albicocco, fra gli ultimi due una pianta di carciofo.
È sempre un piacere osservare in natura gli alberi, qui sul Sentiero del Monte Rosso – il Nostro è l’arbusto sulla sinistra.
Era l’inizio di marzo e brulicava degli avvenenti fiori.

Spigolature

Il nome deriva dal greco: meso + pillum = in mezzo o metà + palla; insomma, una sfera tagliata in due, con chiaro riferimento al frutto. Anche se più propriamente a questi manca una calotta piuttosto che la metà.

Quanto all’appellativo germanica, si deve a Linneo che sbagliando lo attribuì a quella regione, mentre l’origine è mediorientale e la diffusione in Europa è dovuta ai romani.
In italiano i frutti di due specie diverse portano il nome nespola, l’altro albero è Eriobotrya japonoca, importato in Europa alla fine del Settecento e pure radicatosi in tutto il continente. Per chi volesse saperne di più, rimando al gustoso articolo a questo link. Ivi si disquisisce pure sulla Casa del Nespolo di Padron ‘Ntoni.

Nella foto (Filippo Mazzoni, Google Maps) compare un Nespolo giapponese, personalmente propendo per il germanica. Il che sarebbe in accordo con le scelte ‘beffardamente simboliche’ del Verga: Provvidenza si chiamava la barca di Padron ‘Ntoni, e germanica deve essere l’albero, visto il carattere benigno e propiziatorio che la pianta aveva nel mito prima e nella tradizione popolare poi.

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