Dove si parla di un albero dal colore singolare e della sua abbondante fioritura; e di come queste cose adornino in tutte le stagioni le strade della città di Padova. Tutto questo, solo dopo la lettura dell'incipit dedicato ad una piccola creatura che illumina con la sua nascita un difficile momento.
Latifoglie
Acacia dealbata – Mimosa
Dove si parla dell’albero simbolo della Festa della Donna. Dei suoi fiori frizzanti e vaporosi, analizzati in dettaglio e con grande scrupolo. E dove si discute di altre meraviglie morfologiche.
Magnolia x soulangeana
A metà di Marzo, a volte ancora prima, la città si colora di bianco e rosa, in un tripudio di fiori che paiono spuntare improvvisi da rami nerastri e lucidi: è un anticipo di primavera offerto dalla Magnolia di Soulange.
Juglans regia – Noce comune
Dove si parla di un albero dai frutti preziosi, molto celebrato nell'iconografia religiosa per il suo rapporto speciale con la figura del Santo della città del Santo.
Quercus ilex – Leccio
Quercia sempreverde il Leccio è pianta squisitamente mediterranea, e dalle forme mutevoli: da esemplari imponenti, negli spazi più aperti, a bassi arbusti, nella macchia più fitta. La specie è longeva, anche 1000 anni. Molti sono i miti legati a quest'albero, uno per tutti dalla Bibbia.
Fraxinus excelsior – Frassino maggiore
Il Frassino era pianta venerata nel Nord Europa pagano, e Wagner, ispirandosi a questa devozione, lo consacra alla Saga del Nibelungo: nel tronco di un Frassino, collocato al centro della dimora di Hunding, era infissa la spada estratta da Siegmund; con carbone di frassino Sigfrido riforgiò quella spada dopo che Wotan l'ebbe spezzata; da un ramo del Frassino del Mondo lo stesso Wotan aveva fabbricato la sua lancia, e quando infine il santo Frassino inaridì, presagio inequivocabile del crepuscolo degli Dei, ancora Wotan, ne accatastò il legno per ardere il Walhalla. Delle diverse specie certo doveva trattarsi del Fraxinus excelsior: troppo meridionale l'areale dell'angustifolia, troppo frivola la fioritura dell'ornus.
Diospyros kaki – Cachi
L'albero dei cachi dai frutti succulenti ma non da tutti apprezzati, particolarmente dai bambini, è ormai parte del paesaggio italiano. Non vi è, quasi, giardino privato che non ne abbia uno. Eppure la sua introduzione in Italia è relativamente recente: ultimi due decenni dell'Ottocento. L'albero arriva dal Giappone dove è celebrato da una consolidata tradizione.
Fraxinus angustifolia – Frassino meridionale
Il frassino meridionale, o minore, è fra le tre specie di frassino più comuni in città (Fraxinus excelsior, ornus e angustifolia appunto) quella con una più ampia diffusione; non saprei dire perché, forse a motivo della sua affascinante tenuta autunnale: le foglie assumono un bel colore bruno rossastro e alla fine dell'autunno virano verso il giallo intenso.
Lagerstroemia indica
Dove si descrive con dovizia di particolari il bellissimo albero dal nome impronunciabile Lagerstroemia indica. E in particolare si raccontano le meraviglie della sua levigata corteccia e dei suoi curiosi fiori, che allietano per quasi due mesi, durante la calda estate, i cittadini padovani
Robinia pseudoacacia – Robinia
Dove si parla di una pianta originaria del Nord America, che portata prestissimo in Europa (Jean Robin) si è diffusa dapprima come albero ornamentale per poi naturalizzarsi completamente. A Padova si trova in bellissimi esemplari isolati, in numerosi viali e, quasi certamente spontanea, lungo ogni argine.
Sophora japonica L.
Verso fine di giugno inizio luglio a Padova fioriscono le sofore, è una fioritura discreta ma che è difficile non notare. I fiori sono piccoli, bianchi, delicati e si presentano in pannocchie a rametti alquanto distanziati fra loro.
Ulmus minor – Olmo campestre
Dove si parla di un albero di prima grandezza, che cresce alto e slanciato con i rami principali orientati decisamente verso l'alto.
Acer negundo – Acero negundo o americano
Acer negundo pur essendo di origine nord americana si è completamente naturalizzato e lo si può trovare spontaneo specialmente lungo i corsi d'acqua. Non cresce molto in altezza, ma la chioma espansa e irregolare lo fa apprezzare come albero ornamentale.
Acero riccio – Acer platanoides
A Padova Acero riccio, Acer platanoides, vuol dire Prato della Valle. Per la verità non è sempre stato così, fino alla fine degli anni ottanta vi abitavano enormi platani, poi abbattuti poiché aggrediti da un fungo che li ha uccisi tutti.
Celtis occidentalis
Dove si parla del cugino americano del bagolaro, e si scoprono numerose proprietà e tanti bei luoghi della città.
Bagolaro – Celtis australis
Il Bagolaro (Celtis australis) è albero comunissimo e radicato nella tradizione popolare, a Padova è diffuso sia come individui singoli che in maestosi filari. La chioma raccolta e il fogliame compatto danno un senso di morbidezza che attenua l'austera maestosità degli esemplari adulti.
Calicanto d’inverno – Chimonanthus praecox
Tra Gennaio e Febbraio, a volte anche un po' prima, Padova è come immersa nel colore e soprattutto nel profumo del Chimonanthus praecox, nome volgare Calicanto d'inverno. Quasi ogni giardino privato ne esibisce uno. Purtroppo è raro fra le piante messe a dimora dal Comune, forse perché l'albero cresce molto spesso in forma di arbusto.
Acer campestre – Oppio o Acero campestre
Se c'è un acero fortemente legato al territorio quello è l'Acero campestre. Basta uscire dalle città e lo si incontra un po' dappertutto come pianta spontanea. È albero robusto e bello da guardare in tutte le stagioni. La chioma è arrotondata e fa filtrare poca luce, non tanto per la grandezza delle foglie, che anzi sono piuttosto piccole, ma perché assiepate fittamente sui rami; tutto questo almeno per gli esemplari più vecchi.