Prunus mahaleb – Ciliegio canino

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametti; fenologia; areale di origine; sistematica; dove trovarli

Fenologia minima e areale di origine (native range)

La diffusione è molto più ampia dell’areale di origine sia in latitudine, verso l’Europa centrale, sia in longitudine arrivando fino in Asia centrale. In America del Nord è ormai spontaneo dopo l’introduzione a uso di portainnesto.

Ciliegio poco comune in città, anche se le sue dimensioni contenute, il fogliame fitto, la fioritura abbondante e profumata, i frutti colorati e appetiti dagli uccelli ne farebbero un arbusto grandemente decorativo. Sul territorio è relativamente ben presente, specie in Veneto. Può crescere anche come alberello.

Arbusto espanso con rami principali assurgenti, i secondari salgono ad angoli diversi ma sempre contenuti. Nella foto l’esemplare dell’arbusteto di Agropolis, Legnaro (Padova).
Due esemplari dalla chioma raccolta vivono nell’arbusteto presso le nuove serre in Orto.
Graziosa macchia al Parco Milcovich, da sinistra: mahaleb, biancospino, Rosa canina. Piccolo compendio delle specie che nella Pianura padanoveneta formavano le perdute siepi campestri.
Comune di Verona (località Rizza), un giovane mahaleb spontaneo.
Foglia coriacea e lamina ripiegata a ‘V’ sulla nervatura principale; caratteri singolari per un ciliegio.
Significativo polimorfismo fogliare: il vertice è sempre appuntito, ma la base varia grandemente da acuta a piatta fino a quasi cordata, mentre la lamina può presentarsi allungata o, all’estremo, quasi tondeggiante.

Queste particolarità compaiono sovente sulla stessa pianta, così lungi da essere un ostacolo diventano sostegno all’identificazione.

Pagina superiore verde brillante. Nervature chiare e ben visibili, le secondarie si chiudono a occhiello mentre le terziarie formano una sorta di rete al loro interno.
La pagina inferiore è molto più chiara. Picciolo proporzionato.
Bordo a piccoli denti ottusi (si direbbe quasi crenato). Peculiare la presenza di piccole ghiandole, dal colore ocra e consistenza gommosa, alternate ai denti.
Corteccia grigia a lenticelle bianche.
La pianta è piuttosto longeva, in ogni caso molto di più degli altri ciliegi. La corteccia invecchiando si fessura a coste come certi tessuti di velluto. Nella foto un esemplare vetusto dell’Orto Botanico di Madrid.
Avendo perso la foto nei meandri del mio archivio (sic!), pongo rimedio con questa recuperata da Instagram.
Gemme appena aperte a inizio marzo. Giovani rametti rossicci, che ingrigiscono molto presto.
Il colore permette di distinguere fra gemme a foglia (verdi) e a fiore (rosse)
Fiorisce da metà marzo a tutto aprile con fioretti bianchi disposti in mazzolini affastellati in cima ai rametti.
Le foglie ricoprono i rami con breve ritardo rispetto all’inizio della fioritura
Il fiore, a cinque petali rotondi e unghia piuttosto larga, richiama quello del biancospino.
Molti stami dalle antere gialle e un solo esile pistillo.
Ovario supero. Cavità nettarifera ricolma di umori zuccherini.
Cinque sepali quasi sempre ripiegati all’indietro.
Infiorescenza a mezza via fra grappolo e corimbo
Frutti appena nati, presto cadrà lo stilo lasciando un’impercettibile cicatrice.
Maggio, le drupe prendono forma e i peduncoli si ingrossano alzandosi perpendicolarmente all’asse centrale e dando all’infruttescenza aspetto di grappolo.
Giugno. Polpa acidula, pelle sottile e lucida. Nella foto è sintetizzata la gamma cromatica sperimentata dalle ciliegine nel corso della maturazione.
Messe di frutti, ma lo spettacolo dura poco essendo questi grandemente appetiti dagli uccelli.
Giovanissimo canino in Orto, a lungo segnalato come prugnolo. Quel genere di cose che gettano in uno stato confusionale il povero Cacciatore di Alberi.

Sistematica

Prunus mahaleb L.
Annomato da Linneo nel celebre libro Species plantarum, 1753, pagina 474

Etimologia
Il nome specifico pare derivi da un’antica città del Libano o da un vocabolo arabo. Una faticosa ricerca in rete non ha prodotto il benché minimo risultato (documentazione).

La pagina 474, curiosa l’indicazione dell’habitat in Svizzera.