Loropetalum chinense (R.Br.) Oliv. Nome imposto da Daniel Oliver botanico britannico, bibliotecario e poi custode dell’Herbarium del Royal Botanic Gardens di Kew e anche professore di botanica all’UCL (University College di Londra). La specie è descritta per la prima volta con questo nome nel ventitreesimo volume, 1862, dei Transactions of the Linnean Society of London a pagina 459. (Ulteriori informazioni)
Etimologia: dal greco loron=cinghia, petalon= petalo. Insomma, pianta dai petali nastriformi.
Fenologia minimaAreale di origine (Native range) – l’areale originario si estende in latitudine comprendendo anche un bioma tropicale
Fitto e fiorifero arbusto piuttosto usato dai giardinieri in città ma esclusivamente, che io sappia, nella varietà a fiori rosa o fucsia.
Bellissima siepa in piena fioritura in Via Brigata PadovaGiovane esemplare in Orto, i numerosi rami, che partono direttamente dal terreno, salgono arditi allargandosi e dando alla chioma forma espansa.Meglio si vede in questo esemplare della varietà a fiori bianchi del Jardin des Plantes. Le due varietà a confronto. Giardini di Villa Taranto, Verbania.L’aspetto più interessante della pianta è in aprile quando fiorisce con profluvio di rami interamente ricoperti di fiori. Bianchi o fucsia a seconda della varietà. Varietà a fiori bianchi, anche per lei la fioritura è esuberante.Infiorescenze a mazzolino che occupano l’apice dei nuovi rametti.In vero è un grappolo anche se molto povero e contratto.I singoli fioretti hanno corolle di quattro petali tagliati a striscioline lunghe e sottili, ad imitazione dell’amamelis.Unghia ancora più sottile, se possibile…Quattro sepali pelosi e coloratiAll’interno tutto è incredibilmente piccolo, gli stami superano di poco il millimetro, del pistillo compare solo lo stigma (ovario infero) non più largo di mezzo millimetro. Curiose antere con in cima una sorta di cornetto.E ancora più singolare è il modo in cui si aprono: due sportellini (A) simili a due ante che si schiudono simmetricamente a scoprire due cavità (B) piene di polline, immediatamente dilagante all’esterno.Il pistillo, piccolissimo, ha un minuscolo stigma sfrangiato. L’ovario infero non è a contatto con la parete interna del ricettacolo, ed è come sospeso, lo sorregge soltanto lo stilo saldato al ricettacolo. Quest’ultimo, cavo all’interno, ha superficie esterna pelosissima. Frutto dalla genesi un po’ complessaNella foto si distinguono due involucri, il più interno e fragile deriva dall’ovario la vera capsula), mentre quello esterno viene dal ricettacolo. La foglia è verde scuro con riflessi violacei, e ruvida di peli rigidi e bianchi.A volte è proprio il viola a prevalere, e sono queste preziosità le più ricercate dai giardinieri.Mentre nell’altra varietà le foglie sono d’un verde leggero. Quanto alla forma è ellittica; base e vertice sono acuti, il picciolo è breve.La scabrosità, cui si era accettato, deriva da una fitta peluria sparsa dappertuttoI peli sono riuniti in mazzetti e han colore argentatoAlcuni sembrano stelline.Corteccia liscia e di colore grigio marrone.
La nota di Oliver si apre a pagina 457 delle Transactions con la proposta di separare due specie di Hamamelis in due generi diversi e introducendone una in un nuovo genere: il Loropetalum, appunto. Il riferimento a Robert Brown è obbligatorio poiché responsabile della precedente classificazione. A noi piace ricordarlo per il Moto browniano da lui osservato su pollini in sospensione, e poi spiegato da Einstein nel 1905 (la prova provata dell’esistenza degli atomi), oltre che per la prima osservazione del nucleo delle cellule.
L’argomento di Oliver si incentra soprattutto sul diverso modo di aprirsi delle antere delle due piante (3 Hamamelis virginiana a destra in alto, e 4 Loropetalum chinense a destra in basso), la prima ha un solo sportellino mentre la seconda ne ha due. Certo quello che colpisce di più è il cornetto che hanno in cima le antere del chinense, ma pare non abbia molta importanza per l’Oliver.