Paliurus spina-christi – Spinacristi, Marruca

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametto; spine; seme; fenologia; areale di origine; sistematica; etimologia; dove trovarli-1; dove trovarli-2

Paliurus spina-cristi Mill.
Nome imposto da  Philip Miller nel suo celeberrimo Gardeners Dictionary, Londra, 1768, ottava edizione, al set di pagine denominate con la sigla PAEO-PAL. Miller, giardiniere di Chelsea, fu fiero oppositore della nomenclatura linneana, di cui ritardò l’adozione in Inghilterra per decenni. Poi cedette vinto dalla realtà dei fatti, e nell’ottava edizione del Dictionary finalmente si adeguò.

La pagina in predicato. Miller descrive il fiore specificando che i petali hanno vertice acuto e che ogni stame è inserito in una scaglia (una configurazione veramente singolare che tra poco vedremo). Segnala inoltre un pistillo trifido con tre stili sormontati da stigmi appiattiti. Il frutto è a suo avviso una noce divisa in tre alloggiamenti contenenti ciascuno un solo seme.


Fenologia minima
Areale di origine (Native range)

Elegante arbusto, più spesso alberello lieve e slanciato, molto simile al giuggiolo (Ziziphus jujuba) nei modi dell’incedere e soprattutto nei fiori avendo i calici molto simili. Ma non per i frutti, ché più differenti non potrebbero essere – come se la natura godesse a farsi beffe di implicazioni del tipo: se calice e pistillo sono simili, allora anche i frutti lo saranno.

In città che io sappia è assente (anche nella mappa del Comune che comprende il massiccio impianto del 2021-22) tranne in orto deve vive uno spilungone difficilissimo da fotografare. Nella foto carico di fiori – le macchioline gialle che ne punteggiano i rami.
Una piccola comunità vive nella Pineta degli Alberoni al Lido di Venezia. L’arbusto lancia i fusti in tutte le direzioni allargando la chioma.
Alcuni crescono ad alberello. Nella foto un esemplare dall’aspetto etereo in una luminosa giornata maggiolina.
Foglia tondeggiante caratterizzata da tre venature principali che si dipartono dalla base e cercano di convergere in punta. Colore verde brillante alla formazione e più cupo a maturità.
Pagina inferiore più pallida con venature in rilievo e quasi gialle.
Bordo mosso (fra dentato e crenato). Vertice acuto e base a volte quasi cordata, ma più spesso ottusa.
Rametti zigzaganti. Dai nodi si dipartono rametti secondari e spine arcuate.
Foglie alterne e rametti pure. Ma l’andamento di questi ultimi crea curiose configurazioni.
Dovute anche ai diversi modi di atteggiarsi delle foglie.
Fiori piccolissimi e gialli. Affascinante contrasto di colori alla fioritura tra fioretti e foglie da poco spuntate.
L’infiorescenza è un minuscolo corimbo che emerge dalle ascelle delle foglie
E a guardar bene, compare pure una spinetta
Fiore a simmetria pentagonale con calice a cinque lobi triangolari, cinque sono pure gli stami e i curiosi petali che li accompagnano (ricordate le squame di Miller?)
Piccoli e stretti se ne stanno attaccati agli stami avvolgendoli appena possono
Il calice è sormontato da un disco pentagonale che ai vertici lascia spazio a antere e petali e al centro fa lo stesso col pistillo.
Il quale pistillo ha stili massicci con in cima stigmi appiattiti. Gli stili sono in numero di tre, si rompe allora la simmetria pentagonale così minuziosamente prima descritta.
Sezione longitudinale: in basso in verde più scuro il ricettacolo; sopra come adagiato sul ricettacolo l’ovario in verde più chiaro; ancora più su il disco nettarifero giallo. Da un ‘buco’ del disco emerge la parte superiore dell’ovario che crea una soluzione di continuità con gli stili. I quali stili sono tre, tre pure gli alloggiamenti, e tre anche gli ovuli.
Lo strano frutto che si forma sembra il classico disco volante con quell’ala circolare che corre tutt’intorno
Residui di stigmi
A maturità il frutto secca e si tinge di marrone. L’ala circonda un achenio centrale; presso il picciolo residui del calice.
Si distinguono i lobi
Dentro semi a lenticelle in logge anguste e coriacee.
Corteccia liscia e grigia, appena scalfita da screpolature che lasciano comparire tessuti rossastri.

Se l’arbusto non è isolato, si mescola grandemente con la vegetazione ed è di difficile identificazione. Ma non in presenza di frutti o fiori, naturalmente.

Una delle zone di provenienza è la penisola balcanica, la foto è presa sull’isola di Cherso nel Quarnero.
Via Appia Antica, a Roma.

Il nome del genere deriva dal greco ‘πάλιν’ = di nuovo e ‘οὖρον’ = urina, cioè urinare di nuovo con allusione alle proprietà diuretiche. Il nome della specie potrebbe derivare secondo una tradizione ben consolidata dai vangeli. In Giovanni 19-1,2 è scritto:  ‘Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora.’

G. Bellini, Pietà, 1460, Museo Correr. Bellini non dà altri caratteri della pianta se non due rami intrecciati con spine dalla densità lineare forse un po’ troppo alta per la marruca.

Un pensiero su “Paliurus spina-christi – Spinacristi, Marruca

  1. Stendiamo un velo pietoso sui giardinieri! La botanica l’hanno fatta i botanici, cioè quelli di scienze, poi dal 1800 divenuta biologia con Trevinarus e non certo i giardinieri!

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