Del confronto fra pini e altre conifere

Molti sono i caratteri che distinguono i pini dalle altre conifere, ma quello cui si deve primariamente rivolgere l’attenzione è la disposizione degli aghi, ché sono gli unici ad averli assortiti in fascetti di due, tre o cinque.

Aghi raggruppati a due a due di Pinus pinea (pino domestico).
Aghi di pino silvestre, in fascetti di due
Aghi di pino dell’Himalaya, in fascetti di cinque.

La Natura ha provveduto a varie possibilità per le altre conifere, ma provvidenzial-mente sono tutte molto distanti da quella riservata ai pini.

Aghi infissi uno a uno sul rametto, comportamento che hanno i generi Picea (rametti di peccio nella foto), Abies, Cryptomeria, Araucaria e Juniperus. Con l’avvertenza che negli ultimi due sono presenti specie le cui foglie han forma di squame.
I primi due generi (Picea e Abies) hanno comune destino nella vulgata che li vuole indicati come pini (il classico ‘pino di Natale’, locuzione che solo a sentirla si stringe il cuore).
Anche le conifere ad aghi piatti li han distribuiti singoli sui rametti (nella foto aghi di Sequoia sempervirens), altri generi: Taxus, Metasequoia, Taxodium, Cephalotaxus.
Hanno invece gli aghi raggruppati in rosette i generi Larix (L. decidua nella foto) e Cedrus.
Rosetta di aghi di cedro dell’Atlante col suo bravo brachiblasto (il corto rametto che porta in cima gli aghi).

Ci sono poi i generi Thuja, Cupressus, Sequaoiadendron, Chamaecyparis, Calocedrus, Tujopsis e altri le cui foglie sono squamiformi e che si possono scambiare per aghi. Ma il pericolo di confondere questi generi col Pinus è veramente minimo.


Anche la lunghezza conta: gli aghi dei pini superano largamente quelli delle altre conifere (almeno di quelle contemplate finora nel blog). Dall’alto a sinistra in senso orario: Pinus pinaster, P. pinea, P. halepensis, P. nigra.

Approfondimento
Vale la pena soffermarsi su alcune altre peculiarità degli aghi dei pini, non tanto perché di aiuto all’identificazione, ma, direi, per puro piacere di conoscenza.
– ogni fascetto è portato da un tozzo rametto (tecnicamente brachiblasto)
– il brachiblasto e la prima parte del fascetto sono protetti da una guaina trasparente
– il bordo fogliare è finemente seghettato
– l’ago ha sezione trasversale semicircolare, se in fascetti di due, e geometricamente più complessa negli altri casi
– gli aghi non sono le uniche foglie dei pini

Brachiblasto di pino nero.
Guaina protettiva degli aghi (Pinus nigra).
Aghi neonati di pino silvestre, ancora nelle loro guaine.
Il bordo degli aghi è minutamente seghettato, più che vederlo ad occhio nudo lo si percepisce accarezzandoli in senso longitudinale dal vertice alla base. Nella foto Pinus pinaster.
Nell’ingrandimento precedente si distinguevano bene righe di puntini bianchi, si tratta di cavità che ospitano stomi. Pure se molto minute, sono visibili anche ad occhio nudo.
Sezione trasversale di un ago (da un fascetto di due), un perfetto semicerchio. Ricorda una cassata siciliana al pistacchio… Invece è tutta clorofilla. I puntini bianchi lungo il perimetro sono le cavità di cui si è detto.
I rametti dei pini portano strutture che sembrano cicatrici fogliari. In vero si tratta di un secondo tipo di foglie (dunque non aghi) portate dai pini, e che presto seccano.
Per capirne morfologia e funzione conviene osservare un rametto giovane (nella foto uno appena formato di pino d’Aleppo). Si tratta di foglie squamiformi che se ne stanno assiepate le une sulle altre un po’ come quelle delle tuie. Dalle loro ascelle (ma solo per quelle in cima ai rametti) sbucano i brachiblasti che portano gli aghi.
Finiscono in una brattea (presto caduca) che fa da ulteriore protezione al brachiblasto e agli aghi.
Nella foto una squama staccata dal rametto (in verde la regione di contatto) col suo brachiblasto, miracolosamente, ancora attaccato.

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