Forsythia suspensa

portamento; foglia; fiore; frutto; corteccia; rametto; gemma; fenologia; areale di origine; sistematica e etimologia; dove trovarli


Oleaceae
Forsythia suspensa (Thunb.) Vahl
Nome assegnato da Martin H. Vahl botanico norvegese direttore dell’Orto botanico di Copenaghen; fu studente di Linneo. Il nome compare per la prima volta in Enumeratio plantarum, Copenaghen, 1804.

La pagina 39. La classificazione è quella di Linneo (Diandria – Monogynia). Fusto flessuoso i rami dapprima ascendenti poi discendenti. Foglia ovata e a bordo seghettato, anche trifogliata. Fiori solitari o a gruppetti, forniti di peduncolo. Calice con lobi lanceolati. Corolla intera fino a metà. Nella seconda parte Vahl giustifica il cambio di nome, rispetto a quello dato in precedenza da Thunberg (Syringa suspensa), rifacendosi al portamento che giudica molto diverso da quello del genere Syringa.

Riporto la tavola 1182 da un articolo sulle forsizie di Hermenn Zabel (Gartenflora, Stoccarda, 1885). Oltre a foglie intere la pianta presenta foglie lobate; purtroppo non ho foto per documentare il carattere.

Etimologia
Genere dedicato al botanico William Forsyth. Il nome della specie deriva forse dai rami pendenti poiché in latino l’aggettivo suspensus vale sospeso, appeso.


Fenologia minima
Areale di origine (native range) – Cina sud orientale.

Arbusto simile a Forsythia x intermedia, ma fusti e rami che inizialmente salgono svettanti ricadono poi mollemente fin quasi al suolo; molte fonti giurano che toccano terra e poi emettono polloni. Le foglie larghe e numerose rendono compatta la chioma. Si tinge di giallo intenso (leggermente aranciato) alla fioritura, che ha il pregio di essere molto precoce, e di verde intenso (smeraldo) al risveglio vegetativo. Anche per lei il foliage è breve. A differenza della intermedia non l’ho mai vista in città all’infuori dell’Orto.

Orto Botanico di Padova, arbusteto presso le serre nuove, qui vive un gruppetto di tre.
Da diversa prospettiva. Marzo in piena fioritura.
Si distingue l’andamento arcuato dei rami (sembrano parabole perfette). A metà febbraio già con qualche timido fiore.
Le parabole da prospettiva diversa. Il carattere è dirimente rispetto alla intermedia e alla viridis.
Un altro carattere che permette di distinguerla dalle altre due è la forma della foglia, decisamente arrotondata.
Anche il picciolo aiuta: scanalato per tutta la lunghezza.
Apice acuminato e leggermente ricurvo, base arrotondata. Bordo con denti acuminati e rivolti verso l’apice (seghettato o serrato). Fillotassi opposta, come per tutte le oleacee.
Pagina inferiore glabra, pallida, con venature in rilievo e protese verso il vertice. L’altra facciata è verde brillante.
Nella foto si riconosce un timido accenno di lobo. I rametti dell’anno sono verdi.
Poi diventano rigidi, di colore marrone e si riempiono di lenticelle in rilievo. L’interno è cavo ma non in corrispondenza dei nodi (come per l’intermedia). Gemme protette da numerose perule.
Fiori isolati o in piccoli gruppi, corolla chiusa alla base con quattro lobi allungati, colore giallo quasi ocra specie all’interno. Nella foto visibili le due antere che si cercano accostandosi.
Calice gamosepalo, quattro lobi allungati tra il verde e il marrone.
Tolta la corolla e parte del calice appare un pistillo dall’ovario tondetto, un sottile stilo e uno stigma bifido. Nella foto si riconoscono i due snelli filamenti.
Gli stami sono attaccati alla parte interna della corolla in corrispondenza dei seni tra i lobi.
Antere piuttosto ingombranti. Ne ho approfittato per ricavarne una sezione, che sembra uscita da un manuale.
Un taglio, un po’ maldestro, mostra un grappolo di ovuli.
Sezione longitudinale del pistillo
Sezione trasversale, due loculi, placentazione ascellare. Il diagramma fiorale è identico a quello dell’intermedia.
Frutto: capsula a due valve. Dentro innumerevoli semini alati.
Corteccia grigiastra con lenticelle.

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