Amelanchier ovalis Medik. Nome imposto dal fisico e botanico tedesco Friedrich Kasimir Medikus nel volume Geschichte der Botanik unserer Zeiten (Storia della botanica dei nostri tempi), Mannheim, 1793, pagina 79.
La pagina 79. Descrizione del genere Amelanchier anch’esso dovuto a Medikus. Calice a cinque lobi angolosi, cinque petali ovali, circa venti stami saldati alla parte interna del calice, ovario semi infero, stilo unico che si divide in cinque parti, frutti carnosi con dieci scomparti e un seme per scomparto.
Immediatamente dopo nella stessa pagina, col numero d’ordine 1, la descrizione della specie. Non è un granché di descrizione, si limita a riportare i nomi precedenti, dai quali scopriamo che Nikolaus J. Jacquinin Flora Aistriacae lo aveva attribuito al genere Mespilus, mentre Jakob F. Ehrhart al genere Pyrus. È curioso che il secondo riferimento richiami il nome volgare in italiano.
L’opera (monumentale) di Jacquin è munita di bellissime tavole, e noi cogliamo l’occasione per ammirare quella dedicata all’ovalis (Tavola 300). Illustrazioni di Franz von Scheidl e incisioni a firma di Jakob Adam – non ho un riscontro indipendente, l’informazione viene dalla rete.
Foglie e fruttiSezione ovario e seme.
Etimologia: per il nome del genere le fonti sono incerte tra il francese “la mélanche” = la bacca nera e il celtico “amelanco” = piccola mela; il nome di specie dovrebbe venire dal latino “ovalis” = ovale per la forma delle foglie.
Fenologia: comparsa delle foglie, fioritura, fruttificazioneAreale di origine (native range): pianta mediterranea e Europea in generale. L’unica specie del Vecchio continente, le altre sono tutte americane.
Piccolo arbusto altamente decorativo per fiori e frutti abbondanti e bellissimi e per le foglie di un intenso verde vagamente glauco. Pochissimo frequente in città, anche in natura non è comunissimo. Chioma alquanto scompigliata coi lunghi rami che partono un po’ in tutte la direzioni, in specie quelli bassi paralleli al terreno. Tutto ciò non gli fa perdere grazia, anzi gli dona un senso di leggerezza.
Rigoglioso giovanotto al Parco Europa; vittima della mai abbastanza deprecata abitudine di tagliare i rami bassi, storpiando la fisionomia delle piante.Un esemplare di un gruppetto che vive in Orto, nell’arbusteto presso le serre nuove.Foglia piccola (sta abbondantemente in una mano) a forma di ellisse poco schiacciata, vertice leggermente appuntito, base spesso cordata o talvolta ottusa. Picciolo chiaro e piuttosto lungo disposto quasi perpendicolarmente al piano della lamina. Venature visibilissime per il colore gialloverde, sottili, parallele, si biforcano presso il bordo.Pagina inferiore più chiara, subito glabra dopo una fase iniziale pelosa. Allo spuntare (fine marzo) le foglie sono irriconoscibili tanta è la peluria (addirittura feltrata) che ricopre la pagina inferiore. Foto in maggio, guardando attentamente si distinguono residui di tomento. Spesso appare, come in questo caso, un vezzoso motivo alla diramazione delle nervature secondarie. Bordo irregolarmente seghettato: denti di diversa grandezza e malamente distanziati. Fillotassi alterna. Le foglie sembrano danzare per effetto dei piccioli che formano ampi angoli colle lamine (come si è già detto) e col rametto.Gemme appuntite e con molte perule, rametti a piccole lenticelle bianche.Si schiudono in marzo ricoperte di lanugine e intervallate da stipole rosse e sottili. I fiori spuntano sui rami spogli a metà marzo, abbondanti e bianchissimi rendono l’arbusto molto attraenteNon avrei rinunciato a proporvi questa foto per nessun motivo. Sullo sfondo la parete nord di Santa Giustina, con i grandi rosoni che illuminano la navata centrale di luce intensa in qualunque stagione.La pianta dell’area prospicente le nuove serre (che stanno a destra nel disegno) con l’ubicazione dei quattro ovalis. Sono disposti in direzione est-ovest in corrispondenza del quarto vialetto fra le macchie dei viburni, opulus e lantana rispettivamente.Infiorescenze in cima a rami principali e rametti laterali; la forma a grappolo è difficile da decifrare con tutti quei fiori proiettati in ogni direzione.Fiore a simmetria pentagonale con petali stretti e allungati, ma non a punta, che dan forma stellata alla corolla. I sepali triangolari, acuminati e pelosi si insinuano tra gli ampi spazi lasciati dai petali. Numerosi stami dalle antere giallissime all’apertura delle sacche polliniche. Lungo e sporgente pistillo diviso in cinque stili sormontati da stigmi piatti.Nella parte centrale del fiore prevale il verde intenso degli organi femminili e del ricettacolo. Sezione longitudinale del calice, si distinguono le attaccature degli stami sul ricettacoloSingolo stame, attaccatura dorsaleStigmi piatti e granulosiSezione dell’ovario, cinque carpelli per dieci loculi/ovuliOvario semi infero – da manuale.Fiori appena fecondati. Il frutto è un pomo generato dall’ingrossamento del ricettacolo (ovario infero). Si distinguono gli stili e i sepali che arrossano per primi.A inizio maggio i frutti prendono forma. Si è detto che la struttura dell’infiorescenza è difficile da riconoscere, ora, invece, con le sole melette, si rivela distintamente la conformazione a grappolo. Frutto maturo in giugno. La pelle sottilissima è ricoperta da sostanza pruinosa,… …i sepali ripiegati indietro caratterizzano la specie.Bella la fioritura e altrettanto bella la fruttificazione; un altro dei pregi dell’arbusto. I frutti sono appetiti dagli uccelli. Anzi sembra ne siano ghiottissimi, come testimonia la foto presa meno di due settimane dopo. Poca polpa e tanti semi. Il sapore è acidulo ma ricorda il miele.Cinque stigmi e cinque stili, cui corrispondono cinque alloggiamenti, nel torsolo della piccola mela, con dentro un solo seme.In ottobre diventa un’orifiamma sanguigna. A destra nella foto i vicini pallon di maggio.Nella foto bene si distinguono le già citate bianche lenticelle.Corteccia fondamentalmente liscia con lievi screpolature longitudinaliColore grigio tendente al bruno.