Maclura pomifera: finalmente i fiori!

Il blog, come spesso mi è capitato di dire, è primariamente un diario personale (ovviamente di esperienze botaniche). È in questo spirito che voglio raccontare una vicenda durata anni e conclusasi con la ripresa di una dozzina di foto in questo maggio 2024.

Ho aspettato a lungo prima di pubblicare un post su Maclura pomifera (Gelso degli osagi) perché non possedevo alcuna foto dei fiori. Quando ho finalmente trovato (maggio 2021) nella Reggia di Caserta una femmina in fiore (l’albero è dioico), ho preso il coraggio a due mani e ho scritto l’articolo. Ma restava il rammarico di non aver potuto esibire uno dei due fiori, e alcun dettaglio per entrambi. Nel luglio dello scorso anno ho incontrato una femmina facile da abbordare (rami fruttiferi molto bassi) ai Giardini della Biennale di Venezia. Dunque si trattava solo di aspettare la primavera successiva per prelevare un campione e fotografarne i particolari. Una settimana fa le cose sono improvvisamente precipitate. In una uscita fotografica, alla ricerca del fiore del ligustro cinese per l’ennesimo confronto con quello del cugino comune (Ligustrum vulgare), in Via Tirana mi sono imbattuto in un albero carico di fiori giallognoli. Senza dubbio fiori maschili ognuno con quattro antere e molto simili a quelli del gelso (Morus alba), ma in infiorescenze a grappoli tondeggianti mentre quello ha amenti piuttosto allungati. Avrebbe potuto essere un maschio di maclura, ma le foglie sembravano troppo strette e le venature oltremodo evidenti. Tuttavia dopo la consultazione di un paio di fonti mi convinsi presto che di maclura si trattasse. A questo punto urgeva una gita a Venezia; tempo una settimana ed ero sul posto pronto alla raccolta. Purtroppo tutti i rami bassi erano stati tagliati (ma perché anche per gli alberi dei giardini devono avere questa brutta abitudine?) Stavo per disperare quando scovai un pollone laterale con sopra un fiore, che mi era completamente sfuggito ad un primo esame. La povera pianta come reazione alla potatura aveva emesso rami fittizi trovando anche il modo di fare quel prezioso (per me) unico fiore.

Giardini della Biennale (luglio 2023), la Maclura vista dalle fondamenta San Giuseppe.
Frutto in formazione, in luglio con ancora residui degli stili.
La pianta (in realtà una coppia) vista da altra angolazione
Maggio 2024 dopo l’energica potatura: confronto impietoso… Poche le infiorescenze, appena visibili come macchioline più chiare.
Lunghissimi fili gialloverde che escono radialmente da un nocciolo sferico più scuro.
La superficie della parte centrale dell’infiorescenza (il nocciolo) è formata dagli ovari assiepati e strettamente impacchettati, di colore verde smeraldo. I ‘fili’ sono in realtà stili che emergono dagli ovari.
Sezione dell’infiorescenza – lungo uno dei tanti (infiniti?) piani di simmetria della sfera. Ogni stilo un ovario.
In cima lo stilo si assottiglia a formare uno stigma appiattito, troppo piccolo per la modesta risoluzione del mio microscopio.
Sezione longitudinale dell’ovario. Un solo ovulo all’interno.

E ora tocca al tanto agognato fiore maschile.

Abbondante fioritura – Via Tirana, nei pressi della Chiesa di San Girolamo a Padova.
L’albero abita un cortile un po’ in abbandono, e lui stesso è alquanto trasandato.
Le infiorescenze maschili dal lungo peduncolo e disposte in mazzetti di pochi elementi.
Le foglie che mi han tratto in inganno per la lamina sottile e solcata da venature evidentissime. Già, l’errore è sempre in agguato…
La struttura dell’infiorescenza, un po’ diversa da quella del gelso, ma con un’aria decisamente di famiglia.
Quattro tepali pelosi e verdolini, quattro pure gli stami. Verdi filamenti e peduncolo, gialle le antere.
Vista prospettica.

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