
Se vuoi costruire un sistema tassonomico che non sia un semplice elenco di specie, devi fare i conti con il concetto di genere, cominciando col darne una definizione. Nel post si racconta del contributo di Tournefort a questo formidabile problema.
Ovviamente il concetto di genere è antecedente a Tournefort, basti pensare alle diverse specie di frassini o pioppi o aceri di cui parlavano tutti i botanici precedenti. Ad esempio, in Pinax Theatri Botanici (1623), Gaspard Bauhin nomina cinque specie diverse di aceri.

Pagina 430. Acer montanum candidum I, Acer montanum flavum sive crispum II, Acer montanum, tenuissimis e acutissimis foliis III, Acer campestre e minus IV, Acer trifolia V. Elenco preceduto da una dotta disquisizione sui nomi che greci e romani davano agli aceri – una sorta di etimologia del nome.

Ogni nome di specie è seguito dai numerosissimi sinonimi che si erano accumulati nel corso dei secoli precedenti. (Nella foto tutti i sinonimi di Acer montanum candidum)
È piuttosto evidente che gli aggettivi apposti al termine ‘Acer’ (sia da parte di Bauhin sia da parte dei suoi predecessori) servivano a distinguere specie diverse fra piante che primariamente venivano riconosciute come aceri. (Appendice 1)
Ma un conto è la consapevolezza dell’esistenza di un concetto, altro è formularne una definizione. E qui entra in gioco Tournefort, in Elemens de botanique ou methode pour connoitre les plantes, Parigi, 1694, pagina 542 egli scrive:

Un genere di piante è il gruppo di più piante con un carattere comune da ricercare in certe parti della pianta, che distingue, essenzialmente, quelle piante da tutte le altre.(*)
Poi scende in maggiori dettagli, e la cosa si fa più interessante poiché distingue fra due tipi di generi.

Generi del primo ordine, quelli per la cui descrizione bastano i caratteri del fiore e del frutto;
generi del secondo ordine, quelli per i quali è necessario contemplare qualche altro organo.
Così il cerchio si chiude. Ma vediamo subito con un paio di esempi come procedeva in concreto Tournefort.
Il genere Rosa – genere del primo ordine

Tavola 408, Tomo 3, Elemens. ‘Rosa è un genere di piante, il cui fiore A ha solitamente cinque foglie B disposte a rosa, e portato da un calice C la cui sommità è spesso tagliata in cinque parti. Quando il fiore appassisce, il calice diventa un frutto D o E quasi rotondo, ovale, o dalla forma di un’oliva; la sua corteccia è un po’ carnosa, e la sua cavità F o G è piena di diversi semi H, I solitamente angolosi e pelosi’. (Testo pagina 500, Tomo 1)

Alla descrizione segue l’elenco delle specie di Rosa note a Tornefort. Neanche a farlo apposta tutti i riferimenti sono al Pinax di Bauhin. (Appendice 2)
Il genere Terebinthus – genere del secondo ordine

Tavola 345. ‘Terebinto è un genere di pianta i cui fiori crescono su alberi che non producono frutti. I fiori formano grappoli A in cui sono raggruppati gli stami B con apici C e D. I frutti nascono su piante che non portano fiori; iniziano con un embrione E sormontato il più delle volte da due o tre foglie seghettate. Questo embrione diventa una noce F, I, K piuttosto dura, che di solito presenta una cavità G, M o a volte due I. Queste noci racchiudono un seme oblungo H o L.’

‘Aggiungi al carattere di questo genere le foglie disposte su una nervatura che termina in una fogliolina, è in questo che il genere terebinto differisce dal genere lentisco’. Anche in questo caso segue un elenco di specie. (Testo, pagina 450)
Vi lascio, come utile esercizio, la trasposizione nella Teoria sessuale.
Soluzione

Infiorescenza maschile a grappolo (in vero a pannocchia) di terebinto

La pianta è dioica e le femmine esibiscono infiorescenze a pannocchia con stigmi rossissimi (le foglie seghettate). Nelle Teoria del nutrimento gli stigmi sono foglie particolari che servono a nutrire l’embrione (quello che per noi oggi è l’ovario).

Quando l’embrione ‘matura’ diventa una ‘noce’ (sic!)

La foglia, con foglioline rotondette in numero dispari; ulteriore informazione necessaria poiché il genere è del secondo ordine. (Appendice 3)
Appendice 1
Troppo grande la curiosità di appurare i corrispondenti nomi attuali degli aceri di Bauhin; anche se faticoso, ci mettiamo immediatamente a sfogliare Species Plantarum.













Nessuna corrispondenza ho potuto trovare per Acer montanum flavum sive crispum. Potrebbe corrispondere a Acer pseudoplatanus per il legno giallino e marezzato (interpretando ‘crispum’ in questa accezione) usato dai liutai per fare il retro e le fasce delle casse armoniche del violino e di tutti i suoi parenti. (Foto Wikimedia Commons)
Appendice 2 – Esempio di specie del genere Rosa



Appendice 3 – Divagazioni sul genere Terebinthus

Subito dopo (e sempre nelle stessa Sezione (famiglia), pagina 451) Tournefort nomina il genere Lentiscus facendone quindi un insieme separato dal Terebinthus, giacché i lentischi hanno foglioline in numero pari.
Linneo li accomunerà nel genere Pistacia.


Così il genere Pistacia verrebbe ad acquistare il rango di genere di primo ordine, ammesso che i tournefortiani avrebbero voluto accettare i consigli dei linneani.
(*) Si capisce che una simile definizione non ha molto senso, poiché per mostrare a qualcuno ad esempio il genere acero dovrei raccogliere assieme tutti gli aceri del creato, o forse potrei solo etichettarli ma le difficoltà pratiche non sarebbero comunque superabili (non basterebbero i post-it). In un futuro post affronteremo in modo esaustivo (spero) il formidabile problema della definizione di genere, ma, naturalmente, dovremo passare prima per quella di specie.
(Dicembre 2025: come promesso ecco il link al post)